Le fumate nere di Giorgia cercando il «patriota»

Quando Giorgia Meloni domenica ha evocato con stentorea retorica un «patriota» al Quirinale, subito è corso un brivido lungo la schiena. E il ricordo è andato subito alle immagini...
Giorgia Meloni

Quando Giorgia Meloni domenica ha evocato con stentorea retorica un «patriota» al Quirinale, subito è corso un brivido lungo la schiena. E il ricordo è andato subito alle immagini dell’inchiesta di Fanpage sulla lobby milanese del Barone Nero con tutto il corollario di saluti romani e amarcord della Birreria di Monaco.

E del resto proprio lui, il barone Jonghi Lavarini, in quel video spiegava che da quelle parti «patriota» è un sinonimo depurato di «camerata», che si deve usare «per adesso», prima che i fascisti (in un domani si spera distopico) possano sentirsi liberi di definirsi tali. Patriota è un po’ come quel «Viva VERDI» che si scriveva sui muri di Milano durante il risorgimento: dietro l’omaggio al compositore si celava il sogno di riunificare l’Italia sotto Vittorio Emanuele.

Per fortuna, l’anagrafe ci ha subito rassicurati: per Giorgia non sarà facile trovare un patriota quirinabile così a buon mercato. Carlo Fidanza, suo ex capogruppo a Bruxelles (che si è un po’ autosospeso dopo la bufera e l’inchiesta giudiziaria), di certo il più alto in grado nelle serate nere, ha solo 46 anni: scartato. Fortunatamente il Barone Lavarini compirà 50 anni a giugno, dopo le elezioni del nuovo presidente: anche lui fuori gioco. L’anagrafe rema contro anche a Francesco Lollobrigida, capogruppo alla Camera e cognato di Meloni: compirà il mezzo secolo a marzo.

Fumata nera, si potrebbe dire. Nella affannosa ricerca restano solo tre stagionati nel partito dell’ex ministra della gioventù: Fabio Rampelli, Ignazio La Russa e Guido Crosetto. Tutti patrioti, sia ben chiaro. Mica ballerine del Moulin Rouge come Letta e Draghi. Epperò non convincono neppure lei: non bucano. Dev’essere per questo, folgorata dai ricordi da liceale del 1993, che Giorgia ha pensato a Silvio: «L’Italia è il paese che amo…».

Come scordarlo? E poi il menu tricolore, dalla caprese alle pennette bianche rosse e verdi, offerto a tutti, dal G8 fino alle cene eleganti? E la cordata del 2008 per mantenere Alitalia a carico del contribuente italiano per non svenderla ai perfidi transalpini di Air France? E la condanna per frode fiscale? Cosa c’è di più patriottico di fregare il fisco? Certo, nel passato di Berlusconi c’è anche quel fazzoletto tricolore dell’Anpi indossato ad Onna nel 2008, mannaggia a lui.

E tuttavia tocca accontentarsi. Che di patrioti veri e incensurati è dura trovarne. Ci sarebbe Marcello Pera, che nel 2001 fece consegnare un tricolore a tutti i senatori. Ma lo fece accompagnare da una bandiera della Ue. Altri tempi, la destra antieuropea doveva ancora dispiegare appieno le sue vele.

Che fare dunque? Purtroppo Alessandra Mussolini (una garanzia come patriota, in tutti i sensi possibili), ammaliata dal clan di Milly Carlucci, si è schierata per il ddl Zan e si è persino definita «ragazza di sinistra». Fumata nerissima. E il nonno? «È mortoooo», come urlava Corrado Guzzanti nella celeberrima parodia di Veltroni alla ricerca di un candidato premier dell’Ulivo.

ANDREA CARUGATI

da il manifesto.it

foto: screenshot

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Politica e società

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