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Politica e società

Ora Renzi annaspa nella palude

Sul sistema elettorale in Trentino la strana maggioranza che spinge la corsa della legge elettorale ieri mattina si è dissolta. Alla prima prova di voto segreto (ma palese perché il tabellone si è acceso rivelando i franchi tiratori), è saltato il coperchio. Nel merito di tratta di un emendamento significativo ma di scarso peso (in Trentino cade il Mattarellum e viene applicato anche in quella regione il sistema proporzionale). In realtà un inciampo di assoluto rilievo politico perché si è alzato il velo su un patto di fil di ferro siglato da Renzi, Berlusconi, Salvini e Grillo.

I parlamentari a 5Stelle forse perdono il pelo ma non il vizio. Hanno l’istinto dello scorpione, si fanno traghettare sull’altra sponda dell’accordo e poi infilano il pungiglione nella incredula rana che ieri mattina aveva le sembianze del povero capogruppo del Pd, Rosato, immortalato dai tg dell’ora di pranzo mentre gridava «la vostra parola è nulla, nulla, nulla» rivolto ai deputati pentastellati. Ma i sì all’emendamento presentato da Forza Italia, identico a uno del M5S, sono arrivati anche da un Pd che accusa gli altri di tradimento invece di guardarsi in casa.

Nella farsa di queste ore regnano sovrane le manovre di palazzo, degna premessa di quel che si intravede, un governo di legislatura Pd-Forza Italia con le sembianze sempre più arcigne di una camicia di forza sui disastri del paese. Con i 5Stelle indicati come causa di tutti i mali perché hanno votato un emendamento apertamente condiviso. Ma tanto basta.

Torneremo sulla scommessa che coinvolge, in questo paludoso scenario, la divisa sinistra italiana, ma intanto domenica si aprono i seggi in mille comuni, un voto difficile da decifrare con i partiti mimetizzati nelle liste civiche. Ma sarebbe sbagliato sottovalutarlo perché in ballo ci sono i governi di alcune grandi città (Palermo, Genova, L’Aquila, Padova, Verona). Solo dopo questo test amministrativo capiremo meglio che aria tira e quale legge elettorale ci rifileranno. E comunque la corsa a tutto gas verso il voto si ferma bruscamente e Renzi forse rivede il fantasma del 4 dicembre.

NORMA RANGERI

da il manifesto.it

foto tratta da Pixabay

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