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Lo stiletto

La comunità che manca

La violenza è brutale quando è singola. Ma può essere terribile quando è di gruppo, quando è di Stato.
Ciò che è accaduto davanti ad una discoteca dove un giovane è stato picchiato a morte da un gruppo di altri giovani, forse una banale lite al bancone del bar per un cocktail, forse per una parola di troppo o una occhiata alla fidanzata, è uno dei tanti episodi di violenza che si potrebbero inscrivere nella ferocia dis-umana degli umani.
Ma davvero si può archiviare così ogni episodio che accade? Anche questo ultimo avvenuto pochi giorni fa?
Oppure è ancora utile interrogarsi sul significato circostanziale di ogni singola situazione e provare a vedere se esiste un filo illogicamente logico che unisce tutte queste esplosioni di violenza cieca fatta di botte, spranghe di ferro…?
Fare spallucce e definire il tutto “un” episodio come tanti è troppo semplice.
Bisogna sempre domandarsi il perché, nonostante le tante iniziative contro la violenza gratuita, contro i “branchi” che si accaniscono sul singolo, contro il bullismo a scuola, la brutalità emerga ogni tanto come l’esplosione di un getto potente di rabbia balzato fuori da una valvola piano piano svitata dalla sua sede…
Da dove nasce tutto questo odio, questa incontrollata furia devastatrice? Dalla competizione costante, dal confronto, da sentimenti purtroppo ancestrali che l’essere umano ha dal tempo dei tempi. Diceva Carmelo Bene, provocando i suoi spettatori: “Fossimo almeno capaci dell’odio che è l’unico sentimento veramente umanoide…”.
Aveva ragione, anche nella provocazione: odiare ci riesce facile, ogni giorno. Così come ci riesce facile riempirci di pregiudizi e di sospetti guardinghi.
Come ci riesce difficile, invece, provare almeno un po’ di solidarietà, di confronto alla pari con i nostri pari, con i nostri simili. Una riflessione a parte la meriterebbe il rapporto tra esseri umani e ambiente, tra esseri umani e animali non umani.
Si muore sprangati per sentimenti “umanoidi” che possono essere superati. Ma non in questa società che, per sua intrinseca caratteristica, ispirerà sempre qualcuno ad essere “migliore” di un altro, ad avere ragione per forza, senza trovare una “ragione condivisa”, comune.
Manca la comunanza. Manca tutto ciò faccia riferimento alla parola “comune” e “comunità”.

(m.s.)

foto tratta da Pixabay

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