«A questo punto serve un incontro con il segretario Letta» è la posizione del leader di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni, dopo l’accordo elettorale sottoscritto dai dem con Carlo Calenda e Benedetto Della Vedova.

Pd, Azione e +Europa hanno siglato un patto con punti vincolanti. Come replicate?

Abbiamo preso atto che hanno firmato un accordo che è bilaterale e non lo consideriamo in nessun modo vincolante o impegnativo per noi di Sinistra italiana ed Europa verde. Dopo una lunga assemblea nazionale, Si ha approvato un dispositivo che pone delle priorità.
Il primo punto è il rafforzamento dell’alleanza con i Verdi, il secondo è lavorare alla costruzione di un vasto accordo negli uninominali con lo scopo di contendere alla destra ogni spazio in nome della difesa dell’assetto democratico e costituzionale del paese.
E dunque se non si raggiungesse il massimo dell’ampiezza, a cominciare dalla riapertura del dialogo con i 5s, verificare col Pd la possibilità di un’intesa elettorale negli uninominali che abbia al centro quella che per semplicità possiamo definire la proposta Azzariti – Floridia, avanzata proprio sul manifesto: costruire una convergenza negli uninominali con al centro la difesa della Costituzione.

Il Pd aderisce a un’intesa che si richiama all’agenda Draghi.

Non so se il Pd intenda veramente girare l’Italia offrendo come programma l’agenda Draghi ma nel caso è un problema suo. Abbiamo difronte una doppia partita: la prima è la difesa degli assetti costituzionali.
La destra estrema si presenta con al primo punto la realizzazione del presidenzialismo e dell’autonomia differenziata, due proposte che mettono in discussione l’assetto costituzionale e democratico del paese nel segno di una drammatica regressione.
Secondo, ci dobbiamo confrontare con l’attuazione della Costituzione e per questo c’è il programma politico culturale Verdi – Si che è fatto di pace, di rifiuto dell’aumento della spesa militare, del rifiuto dell’escalation delle armi; investimenti sulla transizione energetica ed ecologica, sì alle rinnovabili, no al nucleare e al ritorno al fossile come unico orizzonte; lotta alla diseguaglianza, all’evasione fiscale, ai salari che arretrano e dunque impegno per il salario minimo, riduzione dell’orario a parità di salario, redistribuzione della ricchezza a partire dai grandi patrimoni, tassazione integrale degli extra profitti delle imprese energetiche; investimenti in istruzione, ricerca, sanità.
È il nostro programma, non è negoziabile ed è quello con cui ci presenteremo alle elezioni, idee che ci hanno guidato quando in parlamento si è trattato di fare le scelte.

È possibile un accordo con Pd, Azione e +Europa su queste basi?

Il percorso con il Pd lo verificheremo in un confronto (oggi è previsto l’incontro con Letta ndr) sapendo che per noi la condizione di un’intesa ha questo cardine: piena autonomia programmatica. Nessuno pensi che Verdi e Si possano essere politicamente o programmaticamente condizionati né dal patto Pd, Calenda, + Europa nè da riferimenti di ogni tipo all’agenda di un governo di cui non facevamo parte e a cui ci siamo opposti. Per essere chiari, siamo contrari al rigassificatore di Piombino e continueremo ad esserlo: andremo nelle piazze con comitati e cittadini contro un’opera che in quel luogo e in quella modalità è sbagliata. Se ne facciano una ragione.

Calenda considera una vittoria aver escluso candidature divisive dagli uninominali.

Se c’è una cosa positiva è che è passato il lodo avanzato da noi. Calenda si è concentrato molto sui veti, sui collegi e su chi si candida. Io non ho mai avuto bisogno di garanzie e non comincerò adesso, mi sono sempre candidato nel proporzionale e lo rifarò in alleanza con i Verdi, senza paracadute. Piuttosto ho sfidato gli altri leader di partito a fare lo stesso. Mi pare di capire che questo schema sia passato, schema indicato da Azzariti e Floridia sempre sul manifesto, e mi pare positivo.
Calenda aveva impostato la discussione sui veti contro chi non gli piace o non gradisce, alla fine sarà una regola che vale per tutti, anche per chi viene dal centrodestra. Se intesa sarà, avverrà in una modalità che lascerà le forze libere di muoversi sul territorio in base ai propri programmi, liberi poi di comportarsi coerentemente nel parlamento di domani sulla base di quello che hanno proposto. Se all’esito dell’incontro con Letta verrà fuori che non ci sono le condizioni, valuteremo cosa fare.

ADRIANA POLLICE

da il manifesto.it

Foto di Markus Spiske