Nuove energie rossoverdi: «Uniti per cambiare l’Italia»

Alleanza tra Europa Verde e Si: «A Letta diciamo: non inseguire la destra»

Per spiegare l’intersezione tra i diritti sociali e le tematiche ecologiste, la senatrice Elena Fattori cita una frase attribuita a Chico Mendez: «L’ambientalismo senza lotta di classe è giardinaggio».

Ma il segretario di Sinistra italiana Nicola Fratoianni precisa: «In questi anni abbiamo imparato che la lotta di classe senza ambientalismo è inefficace». Questo scambio contiene buona parte della sostanza della scommessa di Sinistra italiana ed Europa Verde, le due formazioni che ieri hanno annunciato un’alleanza alle elezioni politiche della primavera 2023. Per ora, si festeggia affettando un cocomero, il frutto «verde fuori e rosso dentro» che rappresenta l’intreccio tra le due famiglie.

In questa stessa location, una sala a due passi dal Quirinale, all’inizio di questa legislatura il Movimento 5 Stelle annunciò l’approvazione del reddito di cittadinanza. Oggi è impossibile non notare che tra queste «nuove energie» ci sono alcuni di quelli che erano con Luigi Di Maio. Oltre a Fattori, oggi passata a Si, tra gli ex pentastellati ci sono l’ex ministro dell’istruzione Lorenzo Fioramonti, il presidente della componente alla Camera di Europa Verde Cristian Romaniello, l’europarlamentare e attuale co-portavoce Eleonora Evi.

Un sondaggio commissionato per il lancio dell’alleanza afferma che potrebbe pescare da un bacino del 12,8% dell’elettorato: un terzo è costituito dallo zoccolo duro degli orientamenti consolidati, l’altro terzo dai votanti potenziale e l’ultimo terzo da quelli possibili.

Per Giovanni Forti, che ha curato la ricerca, saranno dirimenti i contenuti, a partire dalla preoccupazione della gente per il caro-vita. «Ad Enrico Letta diciamo che le elezioni si vincono parlando il linguaggio della chiarezza» dice il verde Angelo Bonelli invitando il segretario dem a inseguire a destra Carlo Calenda.

«Siamo disponibili a costruire alleanze per vincere le elezioni – sostiene Fratoianni – Ma ci vogliono idee per cambiare il paese: sui diritti, il lavoro, il salario, la tutela dell’ambiente, la scuola. Il contrario di quanto fatto in questi anni».

«Questo governo ha manifestato tutta la sua inadeguatezza», conferma Evi. Moltissime critiche vanno al ministro per la transizione energetica Roberto Cingolani. Lo spazio politico per coniugare pragmatismo e radicalità, conflitti e governo, per i rossoverdi si trova nelle esperienze civiche che alle ultime tornate di elezioni amministrative sono sorte in diversi territori.

Ecco Amedeo Ciaccheri: «Una pandemia, la guerra in Europa, adesso la siccità e la crisi ambientale: cosa altro doveva servire per convincerci a fare questo passo?», esordisce il presidente del municipio VIII di Roma. Per Ciaccheri, al percorso cominciato ieri «occorre uno sguardo nei luoghi che contengono storie non ordinate ma irregolari». Della necessità di costruire nuove forme della politica parla anche la vicesindaca di Bologna Emily Clancy.

La consigliera comunale di Torino Alice Ravinale invita a darsi un’agenda che consenta di «prescindere dalla urgenza delle campagne elettorali». «Nei territori si va solo quando si vota, questo è un problema» dice Ferruccio Sansa, candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Liguria: venne sconfitto ma la cui lista rossoverde ebbe un discreto successo. E poi sindaci come Riccardo Rossi da Brindisi, che racconta gli effetti della guerra e dell’emergenza energetica nel suo territorio. O Lorenzo Falchi, che a Sesto Fiorentino sconfisse il Pd di Renzi e che da poco è stato rieletto al primo turno.

Anche gli interlocutori internazionali sono utili a tracciare un identikit del progetto e delle aspirazioni. La francese Melanie Vogel co-presidente dei Verdi europei racconta di come sono riusciti a tornare nell’Assemblea legislativa grazie all’alleanza con la Nupes di Jean-Luc Mélenchon. Idoia Villanueva, responsabile internazionale di Podemos, tracciando il quadro dell’Europa schiacciata da guerra e crisi afferma: «Compagne e compagni, abbiamo bisogno di voi».

Manon Aubry della France Insoumise ripercorre il cammino che ha messo insieme la sinistra alle ultime elezioni e spiega che quell’unità poggiava anche «sulla mobilitazione dei movimenti sociali, dei sindacati, delle associazioni, di tutti quelli che hanno fatto vivere e ribollire la società francese in questi anni».

Portando i suoi saluti Giulio Marcon, volto storico dell’associazionismo e portavoce di Sbilanciamoci, ricorda che «il prossimo autunno sarà caldissimo anche perché il governo Draghi non ha affrontato la questione sociale» e annuncia una campagna nazionale in cinque punti per la tassazione della ricchezza e il rilancio dell’alleanza tra clima e lavoro. E Cecilia Strada, impegnata coi salvataggi in mare dei migranti di Rescue, invita a non fare gerarchie tra battaglie e rivendicazioni: «I diritti vanno tutti insieme oppure non sono».

GIULIANO SANTORO

da il manifesto.it

foto: screenshot

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