Sfaccettature nere

Un assessore regionale veneto di Fratelli d’Italia canta “Faccetta nera” a “La Zanzara“. Ne viene fuori la solita esaltazione ipocrita della presunta “libertà” di pensiero e di espressione da...
Cartolina "umoristica" della Guerra d'Etiopia per i soldati italiani

Un assessore regionale veneto di Fratelli d’Italia canta “Faccetta nera” a “La Zanzara“. Ne viene fuori la solita esaltazione ipocrita della presunta “libertà” di pensiero e di espressione da parte di Cruciani.

Zaia chiede che l’assessore almeno si scusi. Sarebbe doveroso che si dimettesse, visto che ricopre una carica istituzionale che deve essere fedele alla Repubblica ed alla sua Costituzione.

Una Repubblica e una Costituzione che sono antifasciste e che sono esse stesse il miglior giudizio dato dalla Storia del nostro Paese anche nel presente sul ventennio fascista. Compresa la tragica e criminale avventura coloniale in Abissinia per “fondare l’Impero“.

Se le canzoni fasciste vengono cantate in un contesto storico, in una rassegna di canti dal 1860 ad oggi (come fece molto bene “Mixer” a suo tempo su Rai 2 in una trasmissione dedicata proprio alla storia d’Italia attraverso le canzoni popolari), è evidente che l’operazione che si fa è culturale, affidata alla memoria di ciascuno di noi.

Se si canta “Faccetta nera” spacciandola per una “canzone di libertà“, si fa già del revisionismo storico ma di vera bassa lega. Se si asserisce inoltre che Mussolini “ha fatto anche cose buone” (si rimanda, a tal proposito, all’ottima lettura del libro scritto da Francesco Filippi) e si produce il classico falsissimo elenco che inizia con l’istituzione delle pensioni (che ha origine con Crispi) e si termina con le paludi pontine (una bonifica iniziata due anni prima della nascita dei “Fasci di combattimento” a Milano), saltando tutta la sequela di orrori, omicidi e crimini perpetrati dal fascismo, allora l’operazione non è culturale, ma è una apologia di un regime olocaustico per il popolo italiano.

Il fascismo è stato una dittatura ultraventennale, ha trascinato il nostro Paese in una guerra che ha causato milioni di morti all’Italia, al suo popolo e ne ha devastato le fondamenta sociali introducendo anche una legislazione razziale ignominiosa.

E’ evidente che chi aderisce ad un partito che ha la fiamma tricolore nel suo simbolo si fa erede di quel passato, sotto le moderne spoglie di un moderatismo di destra che chiede comunque – è bene ricordarlo – il cannoneggiamento dei migranti che si avvicinano alle coste italiane, l’affondamento delle navi delle Ong e i cui massimi esponenti si trovano a sostegno di Trump nei giorni dell’assalto al Capitol Hill a Washington.

Cantare “Faccetta nera” non è un cinguettio innocente dal sen fuggito: è il principio di una provocazione anticulturale, antisociale, anche anti-italiana che pretende di accreditare ancora una volta il criminale regime fascista come degno di nota nella storia dell’Italia.

Il fascismo ha fatto vergognare l’Italia per molti decenni nel ‘900. Il riscatto della Resistenza e della lotta di Liberazione ci ha permesso di non fare la fine della Germania nazista: divisa, vilipesa, occupata per molti anni, con perdite territoriali che l’hanno amputata di regioni storiche risalenti a Federico II di Prussia.

Ovunque hanno preso il potere – come bene sosteneva Gramsci – le dittature militari sono finite per essere travolte dalla guerra e con loro i popoli che le hanno sostenute, ingannati da una propaganda populista e nazionalista e spinti verso essa da una crisi economica non trascurabile.

Cantare “Faccetta nera“, disegnare una croce celtica, inneggiare a Mussolini o irridere i partigiani è grave se lo fa chiunque. Ma se lo fa una persona che ricopre incarichi istituzionali è molto più grave e per questo le dimissioni sono il minimo delle scuse che si può produrre. Anche nei confronti della canzone colonialista e imperialista, di cui l’assessore ricordava soltanto la prima comunissima strofa…

(m.s.)

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