«È pericoloso per l’America, Trump va rimosso subito»

Impeach e imbrogli. Pelosi, ultimatum a Pence. Il Tycoon «ha fomentato l’insurrezione», risoluzione dem oggi al voto. Gli agenti-veterani della Guerra del Golfo: «Al Campidoglio è stato peggio che in Iraq». Intanto l'estrema destra promette nuove «marce armate». E Twitter crolla in borsa
Donald Trump

I democratici alla Camera hanno presentato una risoluzione di impeachment accusando il presidente di «incitamento all’insurrezione» per l’attacco del 6 gennaio al Campidoglio, mossa che, a meno di due settimane dalla fine del suo mandato, rende sempre più reale un secondo impeachment per Trump.

Nella risoluzione, che alla Camera ha il sostegno di almeno 210 democratici, si afferma che il presidente «si è impegnato in alti crimini e misfatti incitando alla violenza contro il governo degli Stati uniti (…) e si è impegnato in atti violenti, mortali, distruttivi e sediziosi», citando il discorso del tycoon ai suoi sostenitori prima che la folla si dirigesse al Campidoglio.

La speaker dem Nancy Pelosi, ha poi aggiunto che la Camera procederà con l’impeachment se il vicepresidente Pence non cercherà di rimuoverlo ai sensi del 25° emendamento entro 24 ore dal passaggio di una risoluzione prevista per oggi; l’ultimatum è arrivato poco dopo che i repubblicani della Camera, come ampiamente previsto, avevano bloccato l’esame del testo in cui si chiedeva a Pence di applicare il 25° emendamento.

«I repubblicani hanno respinto questa legge che protegge l’America, consentendo agli atti di sedizione scatenati, instabili e squilibrati del presidente di continuare – ha detto Pelosi -, la loro complicità mette in pericolo l’America, erode la nostra democrazia e deve finire. Il presidente rappresenta una minaccia imminente per la nostra Costituzione, il nostro Paese e il popolo americano, deve essere rimosso immediatamente dall’incarico».

Sono iniziate così 24 ore difficilissime per il vicepresidente uscente, diviso tra la fedeltà a Trump e una cosa chiamata Costituzione.

I toni durissimi di Pelosi seguono i dettagli che continuano ad emergere sul tentato golpe della scorsa settimana. Il capo della polizia ad interim di Washington, Robert Contee, ieri ha parlato delle ferite che 56 dei suoi agenti hanno riportato il 6 gennaio: «Parlo di persone che hanno servito in Iraq – ha detto Contee – e che dicono che questo per loro è stato peggio. Un agente è stato picchiato e colpito con il taser dai rivoltosi che volevanmo rubargli a pistola, un altro è stato schiacciato tra le porte. Sono stati ritrovati esplosivi. Poteva andare molto peggio».

L’Fbi ha fatto sapere che alcuni tra quelli che hanno fatto irruzione al Campidoglio potrebbero esserci agenti o ex agenti delle forze dell’ordine e militari.

E ora iniziano ad emergere anche i casi di contagio da coronavirus durante un evento definito da tutti gli scienziati come «superdiffusore». La prima è la deputata 75enne Bonnie Watson Coleman, democratica del New Jersey, risultata positiva al tampone dopo essere rimasta ore nascosta in una stanza con colleghi senza mascherine. Mentre si aspettano i risultati dei test dei membri del Congresso, le forze dell’ordine, i servizi segreti e gli esperti di movimenti sociali avvertono che in vista dell’insediamento di Biden si attendono nuovi disordini. «Questi estremisti di destra si sentono incoraggiati – ha detto alla Cnn Jonathan Greenblatt, CEO della Anti-Defamation League – Ci aspettiamo che la violenza possa solo intensificarsi, prima di sparire».

Nonostante gli arresti, il 6 gennaio è visto come un successo dall’estrema destra trumpiana, intenzionata a cavalcare il momento. Domenica 17 è prevista la nuova prova di forza, e tra le località specificate c’è ancora il Campidoglio e il Mall di Washington, come lo Utah Capitol a Salt Lake City, Pittsburgh e Columbus, Ohio. Sui siti che organizzano si parla, senza ombra d’ironia di una «pacifica marcia armata in ogni capitale di ogni Stato degli Stati uniti». Il 20 gennaio, giorno dell’insediamento ufficiale di Biden, la protesta tornerà a concentrarsi a Washington con la Milion Militia March.

La rete resta il campo di battaglia organizzativo di Trump, mentre a Wall Street i titoli di Twitter e Facebook hanno subito un brutto contraccolpo per la decisione di bandire l’account personale di The Donald. Twitter ha cominciato la giornata in calo del 10%, poi si è un po’ ripresa e a metà giornata la flessione restava superiore al 6%. Facebook, invece, ha subito un calo del 3,2%.

MARINA CATUCCI

da il manifesto.it

foto: screenshot

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