Perché Izquierda Unida è la sinistra che ci parla

Non voglio analizzare la situazione di pre-voto spagnola con ipotesi di vittoria o di sconfitta di questa o quella formazione. Vorrei invece fare un ragionamento molto più banale e...

Non voglio analizzare la situazione di pre-voto spagnola con ipotesi di vittoria o di sconfitta di questa o quella formazione. Vorrei invece fare un ragionamento molto più banale e terra terra: dire perché, se mi trovassi in Spagna, voterei per Izquierda Unida, per la formazione più ampia che si è formata e che porta il nome di Unidad Popular.

Tralascio le simpatie onomatopeiche con quella cilena degli anni Settanta, e anche con quella greca di recente formazione. Mi limito a fare un parallelismo con la complessità disarmante del piano politico e sociale italiano.

Tante volte ci è accaduto di citare i fratelli Rosselli e la famosa frase d’auspicio antifascista: “Oggi in Spagna, domani in Italia”. Troppe volte e forse anche a sproposito.

Oggi quella frase dovrebbe valere invece quasi come un programma politico da imporci per far rinascere una proposta politica, anche plurale, ma che si metta in essere con i crismi e i caratteri evidenti di una alternativa radicale tanto al sistema di gestione che connette poteri economici dominanti, politica istituzionale e servitù della rappresentanza delegata più o meno dai cittadini.

In Spagna l’ “offerta politica” anche a sinistra è variegata e ricca di sfumature: l’iniziale tendenza autoreferenziale di Podemos si è trasformata in una caratterizzazione autonoma ma aperta al confronto e al dialogo con la sinistra di alternativa, compresi i comunisti.

In Italia, invece, il paragone che un tempo si poteva fare tra Movimento 5 Stelle e Podemos è via via andato sfumando per il mantenimento della intransigente solitudine di azione del grillismo che resta fenomeno a sé stante e che non intende mettere in essere alcun tipo di confronto con le forze che, con deleteria ostinazione, continuano a stigmatizzare cambiando senso e etimologia alla parola “partito”.

Dall’intervista pubblicata ieri, a cura di Pietro Marino, proprio sugli ultimi avvenimenti della politica spagnola e, nello specifico, di Podemos e dei suoi rapporti con Izquierda Unida, viene fuori che nessun ostracismo è possibile se si vuole davvero essere una forza di cambiamento che si dirige in una bisettorialità non evitabile: istituzioni e vita quotidiana di un popolo che ha visto anche qui, come in molti altri paesi europei, le forze socialiste trasformarsi in protesi di conservazione del potere per i quelle centrali di comando che rispondono ad un organismo sovranazionale che dirige il tutto da Bruxelles.

Podemos non è dunque nemico della sinistra spagnola, ma esso stesso ammette e rivendica una origine di sinistra e un futuro di confronto con la sinistra.

Izquierda Unida sembrava aver perso qualunque spinta propulsiva, ed invece, osservando le tendenze di gradimento e di intenzioni di voto, si evince che ha una forza costante e che, invece di diminuire per l’ascesa di Podemos e della più recente novità centrista di Ciudadanos, rischia, in positivo, di aumentare i consensi e sottrarli di più in ambiti sociali dove la formazione di Pablo Iglesias non potrebbe andare ad attingere.

Dunque, se mi trovassi in Spagna oggi, voterei convintamente per il progetto di Unidad Popular, quindi per Izquierda Unida, quindi per quel Partito Comunista Spagnolo che ne fa parte con grande attivismo e che in troppi hanno consegnato idealmente ad una prematura morte, mentre è e rimane una delle anime migliori della storica alleanza di sinistra. E lo farei perché Izquierda Unida non solo rappresenta una tradizione ideale in cui mi riconosco, ma rappresenta anche un modello di sinistra unita che mi sembra, tra tutti quelli che si sono venuti creando in questi anni in Europa, il migliore per rapporti interni e per tenuta complessiva di coalizione e di proposta politica conseguente.

Partito socialista e popolari oggi rischiano davvero di non condizionare più alcun percorso politico parlamentare nelle Coortes spagnole: se Ciudadanos, Podemos e Izquierda Unida avranno tutte e tre risultati non solo di aspettativa, ma migliori tra quelli traboccanti dai giornali e dalle pagine Internet, saranno i protagonisti non di un cambiamento meramente istituzionale, bensì di un rivolgimento anche di valori che entreranno in una politica nuova, in un rinnovamento sociale che la Spagna può avere.

Ciò è certamente anche frutto di un progressivo cambiamento sociale che, oggettivamente, condiziona i processi politici li spinge a trasformazioni che abbiano un corrispettivo nella quotidianità e che siano, pertanto, un riflesso quasi condizionato di quanto accade tra le classi più deboli e anche nel ceto medio.

Non è una rivoluzione quella che può nascere, ma un voltar pagina, un cambiare registro, un archiviare un dualismo del passato che, come molti passati, non vuol passare.

E tutto ciò, anche pensando un giorno che la monarchia non è che un feticcio, un retaggio formale e formalista intriso di un democraticismo autoimpostosi per sopravvivenza dopo la dittatura franchista. Un orpello da abbandonare e da sostituire con una moderna, libera, laica e democratica Terza Repubblica Spagnola.

MARCO SFERINI

20 dicembre 2015

foto tratta da Wikipedia

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