Né con i “no-green pass” né con il governo

Quando passa il corteo dei “no-gren pass” (molti anche “no-vax“…), mi trovo ad un gazebo di una lista civica della sinistra. Gli slogan sono quelli che abbiamo imparato a...

Quando passa il corteo dei “no-gren pass” (molti anche “no-vax“…), mi trovo ad un gazebo di una lista civica della sinistra. Gli slogan sono quelli che abbiamo imparato a conoscere in questi mesi e che echeggiano un po’ in tutta Italia, sia che la piazza la egemonizzino i fascisti sia che la guidino forze sociali, sindacali e associative che giocano abilmente sulle sfumature, sugli esempi e sui paragoni storici.

Chiamano in causa le sentenze di Norimberga, che condannarono i medici nazisti sia come medici sia come nazisti, su quello che non era un obbligo vaccinale, bensì una sperimentazione criminale e omicida fatta “lavorando incontro al Führer“, e adoperano queste pelose similitudini per sfumare i concetti, farli avvicinare e rimanere comunque nella zona franca di chi dice e non dice, di chi afferma di essere equidistante dai giudizi sui vaccini, di non voler entrare nel merito ma, di fatto, sceglie di stare con chi scrive “green paSS” con le rune delle Schutzstaffel.

Osservo passare il corteo. Siccome non vi prendo parte, io e gli altri compagni sotto il gazebo veniamo osservati attentamente un po’ da tutti questi difensori della libertà e della democrazia costituzionale, nonché dei lavoratori della sanità che non si sono voluti ancora vaccinare. Una signora imponente per aspetto, tiene un cartello in mano che richiama alla Carta del 1948. Si stacca per un attimo dalla fila, costeggia il gazebo e urla: «Vergogna, vergognatevi!», digrignando i denti e tentanto di intimidirci con gli occhi appena appena fuori dalle orbite.

Un “vergognatevi” non lo si nega a nessuno, ci sta sempre bene, fa colore, si adatta ad ogni circostanza, perché è utilizzabile in qualunque occasione. Non si sa bene di cosa ci dovremmo vergognare. Perché siamo parte di una lista politica comunale di sinistra? Perché siamo di sinistra? Perché portiamo la mascherina? Perché non siamo tra le fila di riduzionisti e negazionisti del Covid o critici acefali dello scientismo parte del complotto per lo sfoltimento della popolazione mondiale?

La signora passa, io rimango fermo lì. Continuo a guardare il corteo. Seconda scena: con il fare di un Savonarola moderno, un altro partecipante alla marcia della libertà di scelta imita la signora di prima. Attratto dalla pulsione di prendersela con qualcuno, costeggia anche lui il perimetro del gazebo e sventola una copia della Costituzione come un guanto di sfida: come se fossimo noi i nemici della Carta.

Non c’è tempo e modo di discuterne. Come dice una mia cara amica: non si può discutere con una persona arrabbiata. Il corteo passa e va, con il suo carico di disprezzo per una misura che, oggettivamente, è un pasticcio per come è stato applicato dal governo, ma che è necessaria.

Si deve partire dai fondamentali, perché troppe argomentazioni si sommano, si intersecano e si confondono a vicenda e creano dei disastri incalcolabili in una comunicazione di massa che non segue le vie del ragionamento, ma soltanto quelle dell’assimilazione maggiore possibile di nozioni e informazioni che non sono tutte quante vere e nemmeno tutte quante false. Praticamente ogni giorno, anche prima della pandemia, subivamo tutto questo ma avevamo altri nemici con cui prendercela: i migranti, i rom, gli omosessuali, le donne, i comunisti per alcuni, i fascisti per altri, e così via…

Da quando il Covid-19 ha rubato la scena a tutti questi inopportuni e antisociali attori dell’esistente, la rabbia di larghi strati della società preda del disagio economico e della povertà crescente è stata utilizzata come fertilizzante di un campo dei miracoli per la riesumazione di antiche e ancestrali paure, di vere e proprie fantasie di complotto che vorrebbero pretendere di poggiarsi, per la loro dimostrazione, su teorie strampalate che sono accomunate da un unico elemento riconoscibile: una sincretizzazione di dati, concetti e slogan che nulla hanno a che vedere gli uni con gli altri. Ma tutto fa brodo.

Il green pass, così come è stato formulato in Italia, è una manna per questi cospirazionisti e negazionisti. Lo è anche per una lotta intersindacale tra i confederali che, del tutto francamente, hanno assunto delle posizioni ambigue e non ancora del tutto chiarite. Una parte di CGIL, CISL e UIL rimarca giustamente la ghettizzazione dei lavoratori costretti a mangiare per terra, fuori dalle mense perché non in possesso del certificato vaccinale. Un’altra parte si dice a favore dell’obbligo vaccinale.

I sindacati di base hanno formulato una analisi migliore, approfondita del tema ma, in certe situazioni, che variano da luogo a luogo, da grande città ad altra grande città, si muovono un po’ in ordine sparso, anche se va dato loro il merito di essere chiari. Almeno fino a quando rivendicano per i lavoratori l’imprescindibilità della difesa del posto di lavoro e del salario senza se e senza ma.

Tuttavia, stare dalla parte dei lavoratori (e del sindacato) non può assumere le connotazioni di uno schieramento dogmatico: se le organizzazioni che difendono gli sfruttati ed essi stessi sbagliano, bisogna dirlo e non si deve avere il timore, per questo, di essere tacciati di antioperaismo o di chissà cos’altro.

Certe manifestazioni contro l’ambiguità della politica sanitaria del governo Draghi sarebbero anche apprezzabili se non scadessero nella caciara anti-vaccinista e nella presuntuosa aprioristica assoluta verità sulla certezza indiscutibile della dittatura sanitaria, del paragone tra l’oggi e l’ieri, tra Italia pandemica e Germania nazista, tra totalitarismi impossibili da individuare nell’attualità e totalitarismi che hanno sterminato interi popoli nel Novecento.

Ogni richiamo alla Costituzione fatto in questi contesti è vilipendio alla stessa, è mortificazione della Storia ed è la più cristallina evidenza di una ignoranza dilagante che cresce tramite il sentito dire, senza che si sia fatto il benché minimo tentativo di studiare la materia, di approfondire i temi scientifici. Perché si parte dal presupposto che la scienza è al servizio del capitalismo e che, pertanto, non può venire nulla di veramente buono da quegli ambienti della ricerca dove “chissà cosa fanno, chissà cosa mettono nei vaccini“.

Proverò a riscriverlo e ripeterlo ancora una volta: se vi siete accorti solo ora che il capitalismo fa di tutte le cose delle merci e le trasforma a proprio uso per il consumo di chi soltanto si può permettere di pagare, allora si spiega l’effetto shock che avete provato nello scoprire che la realtà non è quella che pensavate fosse. Non c’è nessun complotto perché tutto avviene seguendo le regole del mercato, del liberismo sfrenato, dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e di questi su animali e natura.

Le Big Pharma non hanno bisogno dei vaccini per addomesticare i popoli ed evitare che la pace sociale vada in frantumi. A loro interessa soltanto guadagnare sempre più profitti tramite i brevetti che conservano su ogni medicinale e accaparrarsi grandi fette di soldi pubblici grazie alla sciagura della pandemia. Mentre i no-green pass e i no-vax, eterodiretti ora dalle destre sovraniste, ora dai fascisti del terzo millennio e ora persino da ambienti di sinistra (il che fa veramente molto male…), si concentrano nella individuazione di una “dittatura sanitaria” inesistente, in astrazioni prive di qualunque significato tangibile e dimostrabile, le grandi multinazionali prosperano e si assicurano un futuro di concorrenza spietata sugli immensi mercati intercontinentali.

Le manifestazioni sindacali, sociali e anche spontanee dei cittadini critici verso le vaccinazioni vedrebbero anche me come partecipante se fossero espressione di una ragionata disamina delle problematiche sociali unite a quelle sanitarie, oltre qualunque tentazione complottista, oltre qualunque “ipotesi“. Stando ai fatti. Stando alla scientificità dei fatti e alla fattualità della scienza.

La salute pubblica è un diritto universale e un dovere sociale. Non ci può essere separazione tra diritto e dovere. Per questo tutto ciò è inconciliabile con la finta libertà di scelta lasciata dal governo in questa fase. E’ evidente che il green pass sta funzionando in alcuni casi, mentre in altri è uno strumento utilizzato da tutti coloro che vogliono esasperare ed esacerbare gli animi disperati di chi non arriva a fine mese, di chi viene licenziato o allontanato dal lavoro perché non vaccinato.

A queste contraddizioni non si pone rimedio mettendo sullo stesso piano critica sociale e critica scientifica. A queste contraddizioni si risponde in due modi: eliminando il green pass e assumendosi la responsabilità come Stato delle conseguenze, oppure con l’obbligo vaccinale. Anche in questo caso il governo deve farsi carico di una maturità istituzionale e sociale che, al momento, non sembra avere.

Una terza possibilità non può essere il limbo in cui siamo ora: in questa zona grigia crescono degli insani malumori, delle tribolate insoddisfazioni che non aiutano le coscienze a formarsi e i portafogli a non essere vuoti. Speranza, Draghi e il governo intero devono scegliere. E devono farlo in fretta.

MARCO SFERINI

29 agosto 2021

foto: screenshot

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