Hollande forte coi deboli, debole con i forti

Parigi confessa in parlamento i suoi peccati in materia di sicurezza, ma impone la contestatissima legge sul lavoro. Sgarbo alla democrazia e tensioni sociali in aumento. La lunga lista degli errori

Una Francia un po’ paranoica. Il suo parlamento denuncia le carenze strutturali in materia di sicurezza antiterrorismo, e viene espropriato dalla possibilità di giudicare le nuove regole sul lavoro e la sua sicurezza.

Terrorismo

Dopo sei mesi di audizioni, la commissione parlamentare creata per valutare «l’azione dello Stato di fronte agli attentati del 2015» ha presentato il 5 luglio, il suo rapporto finale, non sempre tenero con le autorità pubbliche. Tra gli attacchi di gennaio e del 13 novembre scorso sono morte 148 persone.

«Poco coordinamento tra servizi segreti e forze di polizia». E una lunga lista degli errori.

Perché aspettare così tanto la sera del 13 novembre per dare l’assalto al Bataclan? Com’è possibile che praticamente tutti i jihadisti all’azione l’anno scorso fossero già stati individuati dai servizi segreti come elementi “radicalizzati” e nessuno di loro sia stato fermato prima di agire? Sono solo alcune domande alle quali la commissione ha cercato di trovare delle risposte.

Rivoluzione nell’intelligence

Assenza di coordinamento all’interno dei servizi segreti e tra le forze dell’ordine, che spesso non si parlano proprio e non scambiano informazioni. I parlamentari propongono la creazione di un’agenzia unica per la lotta al terrorismo, che dipenda direttamente dal primo ministro. Poi l’istituzione di un unico servizio di intelligence sul territorio, fondendo quelli già esistenti di gendarmeria e di polizia.

Un coordinamento fra i tre corpi di teste di cuoio (Gign, della gendarmeria, e Raid e Bri, della polizia). Infine rafforzare l’intelligence nei penitenziari, dove tanti giovani persi si avvicinano al mito della jihad.

“Disfunzioni lampanti”

Le incertezze al momento dell’assalto al Bataclan sono state proprio il frutto di queste divisioni tra i vari corpi e gruppi d’azione delle forze dell’ordine.

I primi ad arrivare sul posto furono dei poliziotti, che chiesero ai militari di prestare loro i fucili d’assalto Famas. Ma quelli di rifiutarono, perché il regolamento non lo prevedeva.

E lo stesso regolamento non consentiva ai militari di utilizzarli in quel contesto: rigidità amministrative francesi che, per altre ragioni strettamente politiche -jobs act alla francese- vedremo che non esistono.

Errori su errori

1. Saint-Denis, assalto al covo di Abdelhamid Abaaoud, confusione e concorrenza tra i diversi corpi: 1200 bossoli contro il solo revolver dei jihadisti.

2. Amedy Coulibaly, l’attentatore dell’Hyper Cacher, si era radicalizzato in carcere, dove era stato individuato come soggetto a rischio, ma l’informazione non era passata all’intelligence, che avrebbe dovuto controllarlo sistematicamente una volta libero.

3. Sotto controllo giudiziario era invece Samy Amimour, attentatore del Bataclan: ma allora come riuscì nel 2013 a fuggire e a raggiungere lo Stato islamico in Siria?

Disfunzioni nello scambio d’informazioni fra i servizi segreti dei diversi Paesi europei.

4. Salah Abdeslam, l’unico dei jihadisti in azione il 13 novembre ancora in vita, si salvò da un controllo di polizia perché si erano dimenticati di segnalare la sua radicalizzazione islamica.

Lotta dura senza paura

Tutt’altra musica governativa sulla contestatissima nuova legge sul lavoro. Manuel Valls forza la mano e decide di ricorrere per una seconda volta alla procedura ’49.3’ per far passare la legge all’Assemblea Nazionale.

Il contestato articolo costituzionale permette al governo di adottare una legge senza passare per il voto del Parlamento, salvo una mozione di censura dei deputati nelle 24 ore successive. Dopo l’annuncio del premier la destra ha lasciato l’emiciclo in segno di protesta.

I socialisti stessi minacciano la sfiducia al governo

L’articolo 49.3

La decisione del premier francese di fare ricorso all’articolo 49.3 è stata condannata anche all’interno dello stesso partito socialista, di cui Valls fa parte. Alcuni deputati infatti hanno annunciato di voler prendere in considerazione una mozione di sfiducia contro il governo, a meno di un anno dalle elezioni politiche.

«Il compromesso sarebbe stato possibile -ha dichiarato Laurent Baumel, uno dei 30 socialisti convinti che il disegno di legge sia un tradimento dei valori di sinistra- Valls sembra aver adottato la consueta intransigenza rincorrendo consensi a destra».

Mossa politicamente pericolosa in vista delle elezioni legislative e presidenziali del 2017.

ENNIO REMONDINO

da Remo contro / Popoffquotidiano

foto tratta da Pixabay

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