Alla fine è arrivato il via libera anche dei leader, il programma è stato definito in 15 punti. «Per l’Italia – Accordo quadro per un governo di centrodestra» sembra il libro dei sogni di Meloni, Salvini e Berlusconi anche se i desideri dei tre non sempre coincidono, con Meloni preoccupata dalla rincorsa a promettere dei due azionisti di minoranza.

Il punto primo è una rassicurazione verso le cancellerie estere: «L’Italia è a pieno titolo parte dell’Europa, dell’Alleanza atlantica e dell’Occidente» per poi aggiungere «politica estera incentrata sulla tutela dell’interesse nazionale e la difesa della Patria» ma anche« rispetto delle alleanze e rafforzamento del ruolo diplomatico nel contesto geopolitico» e, soprattutto, sostegno «all’Ucraina di fronte all’invasione della Federazione Russa» per allontanare le accuse di filoputinismo.

Altro punto dolente, soprattutto lato FdI che ha ripetutamente messo in discussione il Recovery found: «Pieno utilizzo del Pnrr. Accordo con la Commissione europea, così come previsto dai Regolamenti, per la revisione del Pnrr in funzione delle mutate condizioni, necessità e priorità».

E poi il Ponte sullo Stretto, su cui da giorni si rincorrono Salvini e Berlusconi: «Rendere l’Italia competitiva attraverso l’ammodernamento della rete infrastrutturale e la realizzazione delle grandi opere. Potenziamento dell’alta velocità realizzando il ponte sullo Stretto. Potenziamento e sviluppo delle infrastrutture digitali». Sul ponte Meloni non si espone ma un anno fa diceva: «FdI ha sostenuto e sostiene l’opera».

Capitolo riforme istituzionali. Elezione diretta del presidente della Repubblica e autonomia differenziata sono i punti chiave. Come concessione all’elettorato meridionale, che dovrebbe premiare Meloni, si legge: «Riconoscimento delle Autonomie ai sensi dell’art. 116, comma 3 della Costituzione, garantendo tutti i meccanismi di perequazione previsti dall’art. 119 della Costituzione» e subito dopo «piena attuazione della legge sul federalismo fiscale e Roma Capitale».

mix anche la riforma della giustizia con separazione delle carriere e riforma del Csm, riforma del processo civile e penale con giusto processo e ragionevole durata, stop ai processi mediatici. Riforma del diritto penale e del diritto penale dell’economia, semplificazione del Codice degli appalti.

E poi la grande passione della destra, il fisco per i ricchi: riduzione della pressione per famiglie, imprese e lavoratori autonomi, no a patrimoniali, pace fiscale e «saldo e stralcio», politiche ispirate al principio del «chi più assume, meno paga»; estensione della flat tax per le partite Iva fino a 100mila euro di fatturato, flat tax su incremento di reddito rispetto alle annualità precedenti.

Sulla tassa piatta ci sono tre posizioni: Salvini la vuole al 15%; Belusconi aveva proposto il 23 e poi è sceso sotto il 20; Meloni vuole iniziare dai redditi incrementali e poi vedere. La quadra è stata raggiunta eliminando la percentuale ma è uno scontro solo rimandato. Punto 5 sostegno alla famiglia e alla natalità ma il successivo è quello a cui tengono in casa Lega e FdI: Sicurezza e contrasto all’immigrazione.

Tornano i decreti sicurezza salviniani, il rafforzamento dell’operazione strade sicure, il poliziotto di quartiere ela videosorveglianza.Piano carceri con maggiore attenzione alla Polizia penitenziaria. Contrasto all’immigrazione irregolare: «il blocco navale» che sogna Meloni non c’è ma c’è «difesa dei confini nazionali ed europei come richiesto dall’UE con il nuovo Patto per la migrazione e l’asilo, con controllo delle frontiere e blocco degli sbarchi per fermare, in accordo con le autorità del nord Africa, la tratta degli esseri umani. Creazione di hot spot nei territori extra-europei, gestiti dall’Ue, per valutare le richieste d’asilo».

Il punto 7 riguarda la salute (sul Covid «contrasto attraverso la promozione di comportamenti virtuosi e adeguamenti strutturali senza compressione delle libertà individuali») poi il lavoro con il taglio del cuneo fiscale in favore di imprese e lavoratori.

Punto 9 sul welfare: «Sostituzione dell’attuale reddito di cittadinanza con misure più efficaci di inclusione sociale e di politiche attive di formazione e inserimento al lavoro»; il 10 è su Made in Italy, cultura e turismo.

Al punto 11 arriva l’atomo: «Ricorso alla produzione energetica attraverso la creazione di impianti di ultima generazione senza veti e preconcetti, valutando anche il ricorso al nucleare pulito e sicuro». Al 12 c’è l’ambiente, quindi l’agricoltura. Sul penultimo gradino la scuola («Rivedere in senso meritocratico e professionalizzante il percorso scolastico»), chiudono giovani e sport senza leva obbligatoria come sognava Salvini.

ADRIANA POLLICE

da il manifesto.it

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