Il leader della France Insoumise e della Nuova unione popolare ecologica e sociale Jean-Luc Mélenchon sale su una sedia di plastica, posizionata al centro di una piazza nel mezzo del quartiere Tuscolano di Roma. Si rivolge ad una folla venuta a sentire la voce che Oltralpe ha rimesso la sinistra al centro del dibattito pubblico. La prima parola che pronuncia è in italiano. Quella parola è «Resistenza». Viene scandita per tre volte.

Basta una rapida ricognizione della mappa geosociale del quartiere in cui ci troviamo per sentire ancora le voci del passato recente, per cogliere la discrepanza tra quello che è stato e quello che c’è adesso, con le destre in corsa per la maggioranza dei due terzi del parlamento e la coalizione della sinistra Unione popolare, che oggi Mélenchon è venuto a sostenere, in lotta per superare lo sbarramento del 3%. Il Quadraro e i rastrellamenti nazisti a qualche centinaio di metri. Il posto dove c’era il Calpurnio Fiamma, primo esperimento di centro sociale alla fine degli anni Settanta, dietro l’angolo.

A due passi c’è Piazza Don Bosco, dove Pasolini piantò il confine tra metropoli e campagna, tra sviluppo e sottosviluppo nel film Mamma Roma e dove i fascisti nel 1978 uccisero Roberto Scialabba. Poco più in là la grande occupazione abitativa di via Masurio Sabino, alle spalle della quale si staglia l’areoporto militare di Centocelle, e il Corto circuito, motore dei centri sociali di fine millennio. Tutto attorno, i palazzoni del piano Ina Casa voluto da Fanfani per rispondere al disagio abitativo.

Mélenchon non si nasconde dietro un dito e non aggira la questione politica fondamentale. Lo fa con abilità retorica e capacità di polarizzare il discorso per il verso giusto. «Perché vai lì, a sostenere una piccola lista che non si sa quanti voti prenderà? Mi hanno chiesto. Io rispondo così: non me ne resto tranquillo nel mio letto mentre voi in Italia affrontate i fascisti». Il suo discorso appassionato scalda i cuori dei circa cinquecento venuti ad ascoltarlo.

Indica una strada a chi è venuto ad ascoltarlo: non si tratta tanto di polemizzare con le diverse sfumature delle altre forze di sinistra, ripercorrendo una strada di rotture e divisioni che rischia di annoiare oltre che di demoralizzare l’interlocutore di turno. Mélenchon dice piuttosto che bisogna presentarsi come il vero argine alle estreme destre, questa è la lezione che viene dalla sua affermazione francese: «Solo noi possiamo avere il coraggio di dire a quelli che votano per l’estrema destra: ‘Usate il cervello, non è sbarazzandovi degli arabi che starete meglio’».

«Avrei preferito venire a trovarvi come presidente della repubblica di Francia – dice ancora, schernendosi – Ma abbiamo perso, anche se di poco. Forse verrò la prossima volta come primo ministro, perché abbiamo vinto il primo turno delle legislative in Francia». Per Mélenchon, «il movimento operaio e comunista italiano è sempre stato il più creativo, il più inventivo, il più allegro», anche se ora, riconosce, «è un’altra epoca storica».

«Ci dicono che bisogna fare compromessi e che non esistono parti avverse – sostiene Marta Collot, portavoce di Potere al popolo – Ma in Francia con parole chiare e di rottura si è costitutivo un soggetto che è la principale alternativa». Luigi De Magistris, il volto di Unione popolare, polemizza con il leader M5S Giuseppe Conte, che secondo i sondaggi starebbe rastrellando i voti alla sinistra del Pd: «Quando era al governo con Salvini ordinò di chiudere i porti e far morire la gente in mare. Noi costruiremo un grande progetto contro ogni forma di destra, non solo quella rappresentata da Salvini, Meloni e Berlusconi», dice l’ex sindaco di Napoli.

Per Mélenchon, essere in Italia significa anche omaggiare la terra dell’umanesimo. «È la prima volta nella storia dell’umanità che un sistema si nutre dei disastri che provoca: avete visto questa estate cogli incendi? Non avevano neanche gli strumenti per domarli. Io non sono anticapitalista soltanto per ragioni morali e ideologiche, lo sono perché penso questo sistema economico metta a rischio l’interesse generale dell’umanità. E chi si sente erede dell’umanesimo deve difendere l’Italia. Bisogna sentirsi uniti alle più umili delle creature, per questo non mi riconosco in questo mondo. E mi rivolgo ai giovani, dico loro di non sacrificare nulla, a partire dall’amore per l’umanità».

«Questo entusiasmo e queste parole semplici e combattive ce le dobbiamo portare dietro», dice rivolto ai suoi Guido Lutrario dell’Usb. Per Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione comunista, «abbiamo troppi anni da recuperare per organizzare la forza e l’unità delle classi popolari. Ma noi siamo quelli che abbiamo vinto il referendum sull’acqua e che sono contro la guerra, anche se adesso ci dicono che la sinistra è Conte».

La cosa curiosa, che rende l’idea della scombiccherata campagna elettorale estiva, è che fino a meno di 48 ore Mélenchon era dato per prossimo all’endorsement per i 5 Stelle. E invece il tribuno francese formula il suo sostegno, frutto di un rapporto che viene dalle sue passate visite all’ex Opg di Napoli e alla città amministrata da De Magistris. «L’Italia è fortunata ad avere Unione popolare, altrimenti non rimarrebbe nessuno a resistere qua. Non posso dire che il vostro programma è il migliore, perché è uguale al mio».

GIULIANO SANTORO

da il manifesto.it

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