Rosa Rinaldi, già dirigente Cgil, vicepresidente della Provincia di Roma e sottosegretaria al lavoro nel secondo governo Prodi, è la candidata alla presidenza del Lazio per Unione popolare. «In queste settimane di campagna elettorale – racconta – ho percepito il desiderio diffuso di riprenderci in mano la situazione».

Rifondazione comunista, partito nel quale milita, era parte delle maggioranze di centrosinistra fino a qualche anno fa. Dopo, cosa è cambiato?

È cambiato molto, soprattutto dal Covid in poi. Prendiamo l’ambiente. Alla provincia di Roma sviluppai un piano per la raccolta differenziata monomateriale, porta a porta e con settori merceologici. Abbracciò circa 120 comuni della provincia, l’unico che non aderì fu Roma.
Altri avviarono un percorso virtuoso, anche e in particolare nella zona in cui oggi il sindaco di Roma da commissario per l’inceneritore intende fare questo megaimpianto. Serviranno soldi per costruirlo e monnezza per alimentarlo e invece servono impianti di piccola taglia, legati al recupero, al riciclo e al compost, visto che la provincia di Roma è anche il territorio agricolo più grande d’Italia.

Parlava del Covid, cosa aggiunge sulla sanità?

Alla sanità è destinato il 73% del bilancio della Regione, sostanzialmente legato all’acquisto di beni e servizi. Il Lazio ha superato la Lombardia per medicina privata convenzionata, per rimborso delle prestazioni, il che rappresenta un problema. Se dovessi diventare presidente chiamerei tutte le organizzazioni sindacali e le associazioni mediche per mettere mano a un piano straordinario per l’occupazione: gli organici diretti sono ridotti al lumicino, abbiamo il personale medico e infermieristico più anziano e mal pagato d’Europa.
Siamo tutti stanchi di aspettare per una visita specialistica o un esame: passano otto o nove mesi se non vai a pagamento o nelle strutture convenzionate. La legge del ‘78 sulla riforma sanitaria è la più bella del mondo, basata su prevenzione, diagnosi e cura. Oggi pensiamo solo alla cura per fare merce della salute.

Lei si è occupata, da sindacalista e al governo, di lavoro…

La formazione è una delle competenze dirette della Regione, e le risorse non sono poche. Vanno riconnessi lavoro e formazione. Serve un intreccio migliore tra assessorato alle attività produttive e alla formazione professionale. E un piano occupazionale che tenga conto delle diverse province, dei diversi insediamenti e vocazioni.

Il M5S in queste regionali cerca di coprire lo spazio alla sua sinistra. Pensate vi tolga spazio politico?

Il M5S era nella giunta Zingaretti. Hanno già dato prova delle loro intenzioni. Io critico Zingaretti ma anche chi era in maggioranza con lui: non mi sono pervenuti i distinguo dei 5 S. Di questo bisogna rispondere ai cittadini. La nostra lista riesce a mettere insieme le competenze con i giovani che si affacciano alla politica impegnati nel sociale. Proviamo a costruire l’Unione popolare, dove popolare non è solo un aggettivo ma il tentativo di rispondere alle esigenze di quei settori sociali.

GIULIANO SANTORO

da il manifesto.it

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