La presenza dell’europarlamentare francese del partito di Mélenchon, Manon Aubry, è un portafortuna non da poco. Così come il nome «Unione popolare» è preso in prestito dai cugini francesi della Nupes.

Ma di certo questa voglia di fare come Mélenchon non basta per rendere più semplice la salita impervia che hanno in mente Luigi De Magistris, Rifondazione e Potere al popolo: e cioè portare al successo elettorale una «sinistra di rottura», un polo alternativo tanto alle destre sovraniste quanto ai giallorossi, accusati di spendere solo «belle parole» per i lavoratori e le classi più deboli, ma in sostanza di non voler cambiare nulla.

Mattinata di luglio, strapiena la sala dell’Hotel The Hive di Roma dove l’Unione popolare fa un altro passo in direzione della lista che si presenterà alle politiche. «Vogliamo arruolare i non allineati, quelli che non stanno nel sistema, i rassegnati, gli arrabbiati, entusiasmare chi non ci crede più», dice De Magistris dal palco, dopo una lunga serie di interventi di lavoratori, sindacalisti, studenti.

«Sconfiggere le destre? Noi ci dobbiamo unire per sconfiggere il consociativismo che ha corrotto la democrazia, e di questo fa parte il centrosinistra che ha fatto le più grandi schifezze e anche il M5S», tuona dal palco l’ex sindaco di Napoli.

«Mai alleati col Pd», alza ancora di più la voce tra gli applausi. «A me non interessa un campo largo, ma un campo aperto, come una lotta partigiana, un movimento rivoluzionario, per arruolare chi vuole credere nel cambiamento proposto da persone credibili». E ancora: «Vogliamo attaccare al cuore il sistema dell’economia di guerra e dell’economia mafiosa. Col sistema non si può trattare, sappiate che la battaglia che stiamo iniziando non sarà una suonate di violino».

Aubry suggerisce la strada di una «sinistra di rottura», contro l’austerità e le politiche neoliberiste, proposte forti come il salario minimo a 1400 euro e la pensione a 60 anni. E una contrapposizione frontale «ai liberali come Macron che sono il vero ascensore per le destre estreme». «Mi auguro che in Italia possiate fare come noi in Francia, arrivare al 20%», scalda la platea Aubry che poi ha un lungo colloquio privato con De Magistris. «Vi auguro che possiate cambiare i rapporti di forza a sinistra come abbiamo fatto noi con socialisti e verdi».

Simona Suriano, parlamentare del gruppo Manifesta gemellato con Rifondazione Comunista e Potere al popolo, attacca le «sedicenti sinistre che votano l’invio di armi e gli inceneritori. Non basta dire di volere giustizia sociale e ambientale, occorre essere coerenti», l’attacco rivolto alle sinistre che si apprestano ad allearsi col Pd. C’è tanto no alla guerra in questa assemblea.

De Magistris si chiede come mai i governi occidentali non abbiano sostenuto le resistenze curde e palestinesi. «Se uno propone di inviare armi ai palestinesi viene tacciato come terrorista». Eppure, ricorda Moni Ovadia, «proprio sulla Palestina casca l’asino dell’Occidente, lì sono state violate tutte le regole del diritto internazionale, con un sistema di apartheid e l’esproprio della terra».

L’ex sindaco ci tiene a presentarsi come forza di governo: «A Napoli siamo durati dieci anni, contro tutti i partiti che oggi appoggiano Draghi. E abbiamo rispettato il referendum sull’acqua pubblica. Vogliamo riprenderci la democrazia dimostrando che il potere è servizio per garantire diritti, uguaglianza, fratellanza, libertà, giustizia sociale ed ambientale».

L’esempio dunque è quello delle due campagne elettorali sotto il Vesuvio: «Certo, l’Italia è più grande, ma ce la possiamo fare…». Il prossimo appuntamento dell’Unione popolare sarà proprio a Napoli a fine settembre. Invitati anche esponenti di Podemos e France Insoumise.

ANDREA CARUGATI

da il manifesto.it

foto: screenshot