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Scienze

Il silenzio della sonda su Marte

Per ora Schiaparelli tace. Il lander ha toccato il suolo di Marte ma ha smesso di inviare segnali poco prima del «tuffo» finale. I dati relativi alla decelerazione da 21000 a circa 4 km/h sono stati analizzati durante la notte dai tecnici dell’Agenzia Spaziale Europea a Darmstadt. Da quello che hanno capito, la frenata si è svolta correttamente quasi fino all’ultimo. I razzi frenanti si sono accesi, ma il segnale si è subito interrotto, forse a causa di un’insufficiente decelerazione o di un’antenna fuori uso. Ulteriori tentativi di contatto verranno effettuati nei prossimi giorni, anche se le batterie garantiscono solo una decina di giorni di alimentazione: altre sonde in orbita marziana potrebbero comunicare più da vicino con il lander rispetto alla Terra, che dista circa 175 milioni di chilometri.

I satelliti di Marte da ieri hanno comunque un nuovo compagno: è il Trace Gas Orbiter (Tgo), l’altro modulo della missione ExoMars da cui il lander si era separato quattro giorni fa. Mentre Schiaparelli puntava al suolo, il Tgo aveva il compito di entrare nell’orbita di Marte a circa 400 km di quota, operazione effettuata con successo. Rimarrà lì fino al 2022 e analizzerà con precisione la composizione dell’atmosfera marziana, in cui precedenti misure avevano suggerito la presenza di metano. È un dato interessante in quanto il gas può avere origine geologica ma, almeno sulla Terra, proviene soprattutto dall’attività degli organismi viventi. Oltre a trasportare Schiaparelli e analizzare l’atmosfera, l’orbiter servirà anche come supporto per la comunicazione con Marte in vista della seconda fase della missione prevista per il 2020. Perciò, il buon funzionamento del Tgo è considerato un successo maggiore della delusione per il lander perduto.

L’obiettivo di Schiaparelli d’altronde era decisamente sperimentale: arrivare su Marte con una manovra automatica è difficile, tanto che solo statunitensi e russi ci sono riusciti finora. Anche un eventuale insuccesso fornirà informazioni utili per i prossimi viaggi. Per gli scienziati italiani, che avevano progettato e realizzato gli strumenti a bordo di Schiaparelli, la delusione è comunque forte.

ANDREA CAPOCCI

da il manifesto.info

foto tratta da Pixabay

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