Contro la rassegnazione

Leggo frasi e pensieri di alcuni compagni che si domandano come si possa spiegare, vista l’emergenza sanitaria, economica e sociale che è sotto gli occhi di tutti e che...

Leggo frasi e pensieri di alcuni compagni che si domandano come si possa spiegare, vista l’emergenza sanitaria, economica e sociale che è sotto gli occhi di tutti e che ci permea ogni giorno, il NO del Partito della Rifondazione Comunista a Mario Draghi e al suo futuro governo.

Credo che sia una domanda legittima per tutti quei cittadini che sono stati, con gli anni, invitati ad abbandonare ogni tentativo di riflessione su ciò che gli accadeva, su come vivevano o, meglio, su come erano costretti a sopravvivere.

Lo sconforto delle compagne e dei compagni sottende un velo di triste e mutevole rassegnazione, come se la fase della sconfitta del movimento dei lavoratori e di quello anticapitalista fosse impossibile da superare e, per sopportare meglio il tutto, sia più semplice e anche giusto abbracciare soluzioni politiche meno problematiche, più immediate da comunicare alle “masse”.

Mi domando e vi domando: quando mai è stato facile per noi comunisti spiegare il tipo di alternativa di società che da sempre proponiamo, pur nell’evolversi dei tempi?

E’ evidente che è molto più facile spiegare l’esistente piuttosto che fare lo sforzo di capire il modo in cui si vive e, conseguentemente, provare ad immaginarne uno esattamente opposto tramite una lotta sociale, politica e culturale.

E’ evidente che è molto facile seguire la corrente che passa, criticare un po’ Draghi e mettersi alla coda del corteo dei suoi sostenitori per evitare il rimbrotto dei tanti che ci domanderanno il perché diciamo NO al “salvatore della patria”.

Ma se non siamo noi a mantenere viva questa critica necessaria, se non la percepiamo come tale, allora vi confesserò una cosa: non vale la pena che tentiate ancora di lottare. Avete già smesso di crederci da parecchio tempo, perché non esiste il mondo che volevate e perché le tante lotte che avete fatto vi sembra non abbiano dato frutto a niente e che, oggi, ogni cosa appaia all’esatto contrario di come l’avevate pensata.

Eppure dovrebbe essere abbastanza chiaro che ci troviamo nel capitalismo, che siamo immersi in una società che noi vorremmo capovolgere a centottanta gradi e che, pertanto, questa lotta è utile soltanto se la si prosegue senza fare il calcolo politico immediato, ma inserendo nell’oggi il domani e guardando leggermente oltre l’orizzonte.

Bisogna sempre guardare dove punta il dito, ma se si fissa troppo ciò che ci è vicino si perde di vista l’obiettivo e viceversa.

L’errore della rassegnazione è la comodità di un riformismo che ci appaghi con risultati di brevissimo termine e che ci faccia apparire una conquista ciò che invece è una mera concessione dei grandi assi portanti del sistema economico e dei suoi corifei politici.

Però, compagne e compagni, lasciatemi scrivere e dirvi che se si arriva a non comprendere il perché siamo contro Draghi, allora alla rassegnazione – pure comprensibile – si somma una voluta malafede, una ignoranza altrettanto voluta.

Non serve aspettare il documento della Direzione nazionale del Partito per sapere che è NATURALE per i comunisti essere all’esatto opposto di uno zenit cui tutti oggi guardano da diverse angolazioni, predicando una noiosa e patetica giaculatoria: «Prima il bene del Paese», cui non possono al momento aggiungere «Per non far vincere le destre», visto che PD, Lega, Forza Italia, Cinquestelle, LeU, Italia Viva, Azione e +Europa saranno tutti uniti nel sostenere l’esecutivo del grande banchiere internazionale.

Se avete smarrito anche questo punto di riferimento, avete perso davvero l’ABC del comunismo, dell’anticapitalismo, della “critica della critica”, della voglia di alternativa.

Se vi accontentate di essere compresi dalle masse e mettete da parte le ragioni che invece possono far progredire i diritti di quelle masse, non fate niente di più che un esercizio di maldestro sindacalismo individuale.

Ma essere comunisti non è anacronistico o utopistico. E’ una ragione di vita: un modo per darle un senso, facendo la propria piccola o grande parte nell’evitare che vincano anche sotto questo aspetto. Quello di far sembrare che, in fondo, questa società sia naturale e possa essere migliorata.

Non è così e se lo sarà, allora avremo perso davvero e definitivamente.

MARCO SFERINI

6 febbraio 2021

Foto di Daw8ID da Pixabay

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