Introduzione alla teoria economica marxista

Proprio al principio della guerra tra Russia e Ucraina alcuni politologi ed economisti hanno messo un accento sulle cosiddette “particolarità nazionali” tanto della politica quanto dell’economia. Si tratta, in...

Proprio al principio della guerra tra Russia e Ucraina alcuni politologi ed economisti hanno messo un accento sulle cosiddette “particolarità nazionali” tanto della politica quanto dell’economia.

Si tratta, in poche parole, di quelle caratteristiche sociali e culturali che ogni paese si porta dietro dalla notte dei tempi della sua storia, del suo sviluppo e che, a volte, corrono il rischio di essere messe in secondo piano da analisi macroeconomiche che tentano di spiegare, con leggi scientifiche universali, l’andamento del capitalismo del nuovo millennio.

Come ci ricorda Ernest Mandel nel suo saggio “Introduzione alla teoria economica marxista” (scritto nel 1964 e pubblicato in Italia in una prima edizione nel 1967 da Samonà e Savelli di Roma, più volte rimaneggiato in meglio, affiancato da altri approfondimenti teorici e da un tentativo di dialettica interna al marxismo stesso nell’edizione del 1992 di Erre emme edizioni), l’accusa di non tenere in debita considerazione queste particolarità dei singoli paesi, entro un contesto che già a partire dalla metà dl Novecento si avviava alla copertura globale da parte del mercato sul mondo intero, è stata sovente rivolta alla critica socialista e comunista.

Probabilmente un tipo di stigmatizzazione del genere, seppure i critici fossero più che altro detrattori di una alternativa di società, di un ripensamento del capitalismo non meramente riformistico ma veramente rivoluzionario, inteso a sostenere il capovolgimento del sistema delle merci e dei profitti, non si basò su una pregiudiziale tanto radicata quanto astratta nell’essere tale. E’ possibile che il tratto internazionalista del marxismo abbia involontariamente generato una accusa che, a onor del vero, è del tutto infondata e, per questo, anche molto poco giustificabile.

Nel suo saggio, Mandel ripercorre non soltanto la nascita del capitalismo come struttura economico-sociale che si sostituisce ai precedenti passaggi storici dell’evoluzione umana e antropocentrica, ma approfondisce quel “corso ineguale della storia” che è stato indagato molto dettagliatamente dallo statunitense George Novack. Si potrebbe, con tutta oggettività, dire che questi studi sono simbiotici e permettono di avere, nell’insieme, una lettura moderna dell’aumento vertiginoso della forbice delle diseguaglianze, peraltro denunciata anche in questi ultimi tempi dalle centrali di controllo del capitale.

Sono per primi la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale a non negare che questo sistema in cui viviamo ha conosciuto negli ultimi quarant’anni – con l’ondata di ridimensionamento dell’intervento statale in economia – un aumento incontrollato delle discrepanze tra smisurata accumulazione delle ricchezze in un sempre minor numero di mani.

Parimenti, però, mentre la scuola liberista ha teorizzato la compressione dell’azione politica per favorire i settori pubblici, la classe padronale, un po’ in tutti i grandi poli del capitalismo in via di ridefinizione, ha sostenuto forze e governi che, dopo aver assunto l’esclusivo punto di vista del neoliberismo, si sono impegnati a proteggere il privato a spese del pubblico.

Mandel e Novack nella seconda metà del Novecento, Piketty (che ritroveremo presto con la sua davvero monumentale opera “Il capitale nel XXI secolo“) molto più recentemente, hanno evidenziato tutte le incongruenze dei teorizzatori della crescita dei profitti e, quindi, a monte, della produttività come motore di redistribuzione del reddito verso il basso, con un inevitabile (secondo Kuznets), quasi meccanicistico riequilibrio delle diseguaglianze globali.

Lo studio della teoria economica marxista è per questo necessario ancora di più oggi, in una epoca di stravolgimenti davvero costituenti per un capitalismo in movimento, per una finanziarizzazione dell’economia che non termina con l’espansione massima del liberismo ma che, con tutta probabilità, si apre ad una nuova stagione di ricollocazione delle enormi ricchezze accumulate, spostandole da un mercato all’altro.

Il mese di guerra tra Russia e Ucraina ha, ad esempio, fatto volare i titoli borsistici delle industrie che producono armi: c’è tutto un indotto complicatissimo di produzione che si è rimesso freneticamente in moto e che sta già facendo affari smisurati sulla pelle dei popoli, mentre i governi fingono di volere la pace, di voler cercare una via diplomatica che, infatti, è promossa soltanto da quegli Stati che hanno grandi problemi di geopolitica e di stabilità militare nel loro giardino di casa (Turchia e Israele per citarne alcuni…).

La ristrutturazione della globalizzazione neoliberista è in atto; con la guerra ha avuto una accelerazione in parte inattesa. C’è chi torna a profetizzare una nuova espansione economica per tutte e per tutti, proprio grazie ai fattori di crisi che dominano la scena mondiale e anche grazie alle apparentemente silenziose presenze di grandi potenze come la Cina che scelgono di stare dalla sola propria parte, mentre non scelgono da che parte stare.

Interessantissimi sono i capitoletti che Mandel dedica allo “Sviluppo ineguale della natura“, ad una evoluzione complessa che gli esseri umani hanno messo alla sola, esclusiva e propria disposizione. E’ Engels a puntualizzare che «..l’animale si limita a usufruire della natura esterna, e apporta ad essa modificazioni solo con la sua presenza; l’uomo la rende utilizzabile per i suoi scopi modificandola: la domina. Questa è l’ultima, essenziale differenza tra l’uomo e gli altri animali, ed è ancora una volta il lavoro che opera questa differenza. Non aduliamoci troppo tuttavia per la nostra vittoria umana sulla natura. La natura si vendica di ogni nostra vittoria» (F. Engels, “Dialettica della natura“, 1876).

Mandel riprende gran parte degli studi engelsiani sul rapporto tra uomo e natura, tra umanità e animalità, anche se un marxismo antispecista (o meglio un movimento anticapitalista che riconosca nell’antispecismo una nuova frontiera di liberazione tanto umana quanto animale) è ancora un passo indietro dal trovare la giusta considerazione nel progressismo del XXI secolo. Di questo rapporto dialettico sviluppa gli aspetti che ci hanno fatto transitare da una economia prettamente agricola ad una industriale.

Con i problemi che dobbiamo affrontare oggi pare curioso andare a rileggere Marx, e soprattutto Engels, nelle pagine delle loro opere in cui trattano del primitivismo umano. Eppure è proprio lì che si trova la spiegazione della nascita di una grandissima parte dei problemi che ci portiamo appresso da millenni e che riguardano la sempre maggiore ampiezza delle diseguaglianze. Il fenomeno del sovrappopolamento, che il Moro riprende da Malthus (e anche da Ricardo), impatta enormemente sul piano economico nella configurazione del capitalismo come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi, pur in tutte le sue evoluzioni e le sue crisi cicliche.

Mandel, a questo proposito, scrive: «Le differenze quantitative e qualitative tra le formazioni sociali nel corso del loro sviluppo sono talmente vistose e predominanti che Trotzky le definì “l’ineguaglianza di sviluppo” come la “legge più generale del processo storico“. Tali ineguaglianze costituiscono le espressioni specifiche della natura contraddittoria del progresso sociale, della dialettica dello sviluppo umano».

Il capitalismo, nella teoria economica marxista, che è studio e analisi dell’economia, quindi dimostrazione scientifica del funzionamento del sistema, alla fine è mostrato per quello che oggettivamente è: un fenomeno umano, tutt’altro che naturale e, pertanto, legato alle leggi che gli esseri umani stessi hanno creato e che, quindi, possono cambiare. Superando tutte le contraddizioni che ci pervadono e cui non possiamo sfuggire.

L’importanza del “mandellino” sta proprio in questo: fornisce una chiarissima, sintetica e al tempo stesso molto circostanziata introduzione alla grande opera marxiana di analisi di una società che è soltanto una fase del disumano sopravvivere. Una fase che può essere superata anche grazie ad una crescita culturale che diventa, inevitabilmente, sociale e politica.

INTRODUZIONE ALLA TEORIA ECONOMICA MARXISTA
ERNEST MANDEL
ERRE EMME EDIZIONI
Disponibile su molti siti, tra cui le librerie Feltrinelli

MARCO SFERINI

30 marzo 2022

foto: particolare della copertina del libro

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