Il governo ha un’arma in più: il “taser”

Fino ad oggi ho sempre ritenuto che un governo si differenziasse da un altro, almeno sul piano civile, squisitamente democratico (nel miglior significato borghese del termine) e persino quindi...

Fino ad oggi ho sempre ritenuto che un governo si differenziasse da un altro, almeno sul piano civile, squisitamente democratico (nel miglior significato borghese del termine) e persino quindi sul terreno del mero civismo da istillare come valore positivo nei cittadini e nelle cittadine, per i valori che lo opponevano ad altre forze, in questo caso di minoranza, visto che parliamo di un esecutivo e della sua corrispettiva rappresentanza parlamentare.

Ma oggi scopro che un governo può quasi essere identico al precedente su questo terreno squisitamente politico-etico, prescindendo come ovvio dalle questioni economiche su cui i governi si somigliano un po’ tutti in quanto “comitati di affari” della classe dominante.

Non solo il Conte II non ha abolito i famigerati decreti-sicurezza di Salvini; non solo non ha aperto la strada ad una dinamica di revisione delle controriforme su lavoro, scuola e pensioni che ci trasciniamo dietro dai tempi dei tecnicismi di Monti e delle misture antipopolari renziane. No, il governo Conte bis sta pensando di rincarare la dose e far vedere che, abolisce il superticket sui medicinali, prova a dare uno sguardo all’ambiente ma parimenti introduce nuove misure di deterrenza contro la criminalità che potrebbe aggredire le forze dell’ordine.

Si tratta dell’ormai celeberrimo “taser” (acronimo di “Thomas A. Swift’s Electronic Rifle” – “Fucile elettronico di Thomas A. Swift’s”) una pistola paralizzante, considerata non mortale ma comunque classificata – almeno da chi è esperto nel settore della contro-repressione, come Amnesty International – come un’arma (che l’ONU considera uno strumento di tortura) con un potenziale rischio letale per tutti quei soggetti che possono trovarsi in una situazione di incontro-scontro con polizia, carabinieri, eccetera, ed essere magari cardiopatici, sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, donne incinta, persone con particolari patologie che è impossibile conoscere lì sul momento, mentre punti il taser e urli al presunto reo di stare fermo, di non agitarsi, di gettare a terra magari un coltello che ha impugnato o un bastone che sta ferocemente brandendo…

Le scariche del taser colpiscono fino a sette metri di distanza: sono scariche elettriche e vanno a paralizzare i muscoli, provocando nella persona che ne è colpita una sorta di paralisi e uno svenimento, una caduta a terra. Anche in questo caso gli agenti di polizia dovrebbero valutare il tipo di caduta. Poni che il presunto reo ti va a schiantarsi su un masso appuntito o sul bordo di un marciapiede: picchia violentemente la testa e ci resta secco, stecchito.

Per il diritto nostro la responsabilità non è del taser ma del poliziotto che lo ha in mano e lo usa. E si parla di responsabilità chiaramente penale.

Per un attimo, quando ho letto che il governo di Giuseppe Conte aveva deciso di finire la fase di sperimentazione della pistola elettrica e aveva stabilito di introdurne 1.600 in dotazione alle forze dell’ordine, mi sono proiettato all’indietro nel tempo e sono tornato ai tempi del G8 di Genova: chissà se oltre a manganelli, lacrimogeni, pistole, presunti “sassi” mortali, cariche con le camionette, finte molotov messe nelle scuole, torture in stile americano nelle caserme, ebbene chissà se in tutto questo avesse trovato posto anche il taser… Avremmo probabilmente assistito, oltre a centinaia di teste fracassate anche a decine di ragazzi paralizzati a terra e portati via come se fossero stati improvvisamente ibernati, rigidi e contratti in ogni muscolo.

Per un attimo, poi, ho cercato di allontanare questi pensieri e ho fantasticato: il taser mi ha ricordato la capacità del signor Spok, il vice del capitano Kirk sull’Enterprise di “Star Trek“, di rendere innocuo chiunque con una leggera pressione delle dita sul collo della vittima del vulcaniano e farlo svenire. Proprio come il taser.

Ora, lontani tanto dal G8 – ma poi neppure così tanto – e dalle amenità fantascientifiche televisive, bisogna dire che la decisione del governo si trascina dietro molte incongruenze e tanta criticità nel merito ed anche nel metodo di applicazione del taser. Tutto ciò riguarda non soltanto le eventualità maldestre o inconsapevoli di utilizzo di un’arma di ordinanza (viene classificata come tale dalle nostre disposizioni normative) ma la concezione stessa dell’ordine pubblico, del rapporto tra forze di polizia e situazioni di intervento che coinvolgano tanto la singola persona quanto un gruppo.

Il punto è questo: il taser può prevenire eccessi di potere, di abuso del medesimo (i casi Aldrovandi, Cucchi… sono lì ben presenti si spera nella memoria di tutte e tutti…) o può invece diventare una sorta di potenziale arma che esaspera gli animi, che esacerba le situazioni e aumenta l’adrenalina che finisce per esplodere nella violenza e nella repressione che va sempre oltre la legge, il diritto penale, civile e quello umano in primo luogo?

Pare che nella fase di sperimentazione, su 80 casi di intervento con il taser, per 50 volte sia bastato prenderla in mano per creare l’effetto deterrenza e far desistere il reo dall’inasprimento delle sue azioni. Nel restante numero dei casi, quindi 30, dai due dardi della pistola sono partite le scariche elettriche che hanno immobilizzato i soggetti e li hanno resi inoffensivi.

Un po’ poco per poter dire che, se utilizzata ogni giorno nella contenimento delle azioni criminali, segua questa tendenza: è probabile che il livello di deterrenza si possa alzare quanto abbassare; così pure il livello che comporta invece l’utilizzo pieno dell’arma. Questo perché la casistica in esame è talmente particolareggiata, distinta da caso a caso, da non poter far prevedere scientificamente le reazioni di un rapinatore rispetto ad un altro, pur essendo sempre in presenza di una determinata categoria di reità.

Ognuno, visto il contesto in cui si viene a trovare, tanto il reo quanto il poliziotto, reagisce nella brevità della concitazione dei momenti di incontro-scontro secondo un istinto compreso nell’arco di frazioni di secondo.

Per questo i contro sono, a mio avviso, molti di più dei pro nell’utilizzo di un’arma simile e pesano sulla bilancia di chi vorrebbe non maggiore giustizia ma maggiore repressione, voglia di mostrare ai cittadini che le forze dell’ordine “hanno un’arma in più“. Per i sovranisti di casa nostra conta questo: ed infatti colpisce che la proposta del governo sia applaudita dalla Lega e dalle forze della destra estrema (ed anche liberal-liberista…).

Ciò fa intendere che, forse, a tanti applausi corrisponde un inciampo per quello che viene definito il governo “giallo-rosso“: ancora una volta, cosa vi sia di progressista, di rispetto del diritto, di umano in tutto ciò è da ricercare, da scoprire davvero con grande paziente lavoro da certosino.

Ennesimamente il governo ha perso una occasione per differenziarsi dal Conte I. Del resto cambia solo il numero… rincorrere i sovranisti sul terreno della sicurezza per guadagnare qualche consenso in Emilia Romagna o in Calabria è necessario quando si è immersi nella disperazione delle continue liti e controversie quotidiane.

In fondo, il governo è un governo che nasce per evitare un governo certamente peggiore, ma se va avanti così anche il confronto con un possibile Salvini I non sarà poi così tanto retropensabile ma addirittura potrebbe ispirare i sovranisti nella loro marcia verso Palazzo Chigi.

MARCO SFERINI

18 gennaio 2020

foto: screenshot

categorie
Marco Sferini

altri articoli