Giorgetti: «Serve totale libertà per le imprese»

Meno di un’ora di audizione, metà di domande compiacenti a cui non ha risposto per questioni di tempo: tutto rimandato a giovedì prossimo. L’esposizione delle linee programmatiche del ministro...
Giancarlo Giorgetti

Meno di un’ora di audizione, metà di domande compiacenti a cui non ha risposto per questioni di tempo: tutto rimandato a giovedì prossimo.

L’esposizione delle linee programmatiche del ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti va al rallentatore, di pari passo con le deleghe che ancora non ha assegnato a viceministri e sottosegretari, lasciando completamente sguarnito il fronte delle crisi aziendali, nonostante lo stillicidio delle varie Piombino, Terni, Embraco, Bekaert e via dicendo.

Davanti alle commissioni Attività produttive di Camera e Senato, il titolare del Mise ha comunque spiegato la sua visione alquanto innovativa del suo ruolo. A partire «dalla centralità del ruolo dell’imprenditore». Un panegirico – «imprenditore come persona fisica, al centro dell’attenzione per il ruolo imprescindibile che possono svolgere, negli ultimi anni è prevalso un approccio denigratorio nei confronti delle imprese, mentre senza imprese solide in modo muoversi e operare agevolmente non esistono spazi per creare benessere nel paese» – che ha portato a lodi sperticate perfino da Daniela Santanché, componente della commissione per Fratelli d’Italia che ha sentito «musica per le mie orecchie».

Sulle crisi aziendali invece nessuna delega ancora assegnata nè ad Alessandra Todde (M5s che l’aveva nel governo Conte) né ad Anna Ascani (Pd) con ancora la promessa di farlo «entro questa settimana» – ma è la stessa affermazione sentita nelle ultime tre settimane. Forse il ritardo è dovuto alla sua considerazione dei tavoli di crisi stessi, definiti «inutili passerelle» – Giorgetti esordì costretto ad incontrare gli operai della Whirlpool di Napoli, arrivati a Roma per accoglierlo nel suo ingresso al Mise, con cui prese impegni totalmente disattesi sul contattare la multinazionale americana che ha chiuso la fabbrica di via Argine – promettendo di voler usare in futuro un «linguaggio di verità», avverte l’esponente leghista.

Giorgetti ha poi rinnovato anche la promessa di «avviare le procedure di reclutamento per l’attivazione di una specifica struttura che si avvarrà di competenze di professionali di spiccata qualità per supportare le decisioni ministeriali nei tavoli di crisi e abbiamo disposto lo stanziamento di un fondo che potrà essere attivato per traghettare imprese in temporanea difficoltà verso condizioni migliori, quando vi siano prospettive di ripresa». Il tutto però – contenuto in un decreto ministeriale scritto a quattro mani con il dirimpettaio Andrea Orlando – è bloccato dalla Corte dei conti, accusa Giorgetti.

L’ambizione è «di ridare alla politica industriale un’impronta strategica e non più solo emergenziale, serve anche ridare dignità alla politica industriale: se vuole essere tale, «con un’ambizione strategica deve riacquistare pienamente il proprio significato», concetti espressi – e puntualmente falliti – da parte di ogni ministro che si è succeduto a via Molise, da Passera a Zanonato, da Federica Guidi a Calenda, da Di Maio a Patuanelli.

Per aiutare le aziende a muoversi nella giungla di incentivi, poi, si sta lavorando ad una banca dati sulle differenti forme di sostegno, già promessa ai tempi di Di Maio al Mise.

L’unica vera novità riguarda dunque la promessa di «estendere l’ambito di applicazione della golden power» a filiere rilevanti e al momento escluse, annuncia Giorgetti, citando comparti come l’automotive e la siderurgia, dal carattere «strategico» e «particolarmente esposti alla concorrenza cinese». Il riferimento è l’acquisizione di Iveco da parte della Faw. Vedremo se il governo interverrà veramente bloccando la due diligence richiesta dai cinesi all’azienda ancora nel perimetro Fca degli Agnelli.

Più avanzata la posizione sul tema caldissimo – basta pensare alla differenza di trattamento fra Air France e Alitalia – degli aiuti di stato. «L’Italia – sostiene Giorgetti – dovrà partecipare attivamente alla discussione per la revisione della normativa sugli aiuti di Stato per rimuovere una serie di vincoli e limitazioni che potevano giustificarsi nella fase di costruzione del mercato interno ma che risultano oggi decisamente anacronistici se non autolesionistici – continua Giorgetti – difficoltà derivanti da una disciplina troppo minuziosa a danno delle possibilità di porre in essere interventi, anche a carattere temporaneo, per sostenere imprese in difficoltà che tuttavia possono ancora riprendersi avvalendosi di un prestito ovvero di garanzie pubbliche».

Sul fronte del commercio, infine, l’obiettivo è arginare il rischio che il trade online svuoti i centri urbani e si lavora per una soluzione alla «annosa questione del commercio ambulante» – martedì gli ambulanti hanno bloccato la A1 a Caserta chiedendo il blocco della tassa sull’uso del suolo pubblico.

MASSIMO FRANCHI

da il manifesto.it

foto: screenshot

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Economia e società

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