«Criticità finali su Sicilia occidentale e Varese ma entro oggi confido di fare gli ultimi 100 passi e scrivere questa pagina di democrazia reale» spiega Luigi de Magistris, ex sindaco di Napoli e portavoce di Unione popolare, annunciando il traguardo delle firme raccolte per presentare le liste.

Vi siete fatti l’idea che si siano stabilite regole per chiudere fuori dal perimetro del voto le forze esterne all’attuale parlamento?

Sarebbe bastato permettere l’utilizzo dello Spid o della firma digitale invece si devono sottoscrivere le candidature nel comune di residenza, costringendo i cittadini a tornare dalle ferie con gli uffici sguarniti di personale, giustamente in vacanza dopo due anni di pandemia. Il silenzio delle istituzioni tutte sul tema è grave. È come dire «non vi vogliamo far partecipare». Stiamo dando uno schiaffo al potere attraverso militanti e cittadini, la nostra è una bella pagina di democrazia dal basso.

C’è un ampio schieramento trasversale contro il Reddito di cittadinanza. Per Up va tenuto?

Noi lo sosteniamo ma abbiamo un’idea diversa dal Movimento 5 stelle, che ha voluto confondere sostegno alle povertà con politiche attive per il lavoro.
Un inganno che è diventato una sorta di «voto di scambio» con la platea di percettori. Per Up la misura va tenuta ma solo come intervento sulle povertà, per chi è in difficoltà e fintanto che lo è. Accanto bisogna costruire le politiche per il lavoro che permettano una reale emancipazione economica e sociale. Ci vuole il salario minimo (10 euro lordi l’ora), stipendi e pensioni adeguati all’inflazione, riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario e lotta ai contratti precari su modello spagnolo.
I fondi vanno cercati tassando le grandi rendite finanziarie e i grandi patrimoni; con le aliquote progressive; portando dal 10% di Draghi al 90% la tassa sugli extraprofitti dei colossi energetici. E poi servono i controlli. Se ci sono distorsioni nel Reddito di cittadinanza è perché esistono ampie zone di economia grigia e nera.
Aver smantellato gli ispettorati del lavoro ha permesso l’esistenza di aree di sottosviluppo che vanno fatte emergere per cambiarle. Il ruolo dei comuni è importante, hanno il quadro delle povertà e delle politiche sociali: occorre rafforzarli affinché le misure arrivino a chi ne ha davvero diritto.

Quindi serve dare più personale alla Pa.

Mancano tra uno e due milioni di dipendenti negli enti di prossimità, l’età media spesso è poco sotto i 60 anni. Sono sottodimensionati forze di polizia, agenzie dell’entrare, ispettorati del lavoro, cosa che rende possibile il lavoro nero (e le morti bianche) e impossibile la lotta all’evasione. Un paese va forte se va forte anche il pubblico con infrastrutture, servizi.
Ci vogliono i concorsi e non i contratti a sei mesi o le consulenze dei privati nel giro della politica. Facciamo crescere i territori anche con i privati, certo, ma a partire da chi vuole investire davvero, come nelle riconversione ecologica, con lo Stato che resta accanto sostenendoli sul profilo della pressione fiscale, degli sgravi, delle agevolazioni per chi assume.

I beni comuni sono finiti nelle mani dei monopoli privati.

Facciamoli tornare nel perimetro delle comunità interrompendo questa lunga stagione di centrosinistra e centrodestra, fino a Draghi (con dentro tutti). L’acqua deve essere pubblica come fatto a Napoli così come l’energia, il patrimonio culturale, le riserve naturali.
Adesso ci dicono che siamo in emergenza e così riaprono sei centrali a carbone, tolgono i limiti alle emissioni e poi ci rifilano i rigassificatori, gli inceneritori, persino il nucleare. Si nascondono dietro l’emergenza, un modello costruito da chi governa per avere poteri straordinari che possano perpetuare la filiera di potere.

Ritorna nei programmi della destra l’autonomia differenziata.

I grandi partiti progressisti, d’altra parte, sul Sud hanno solo parole di maniera. Conte-Lega, Conte-Pd e il tutti dentro con Draghi, sono andati sempre avanti sull’autonomia differenziata. Un modello che è innanzitutto contro le autonomie: dà forza al centralismo burocratico regionale e ai centri di potere gestiti dai governatori.
Per il Sud è una mazzata definitiva perché si basa sulla filosofia aberrante della spesa storica per permettere a chi più ha di continuare ad avere di più, dalla sanità alla scuola. L’Italia, invece, deve sviluppare ogni singolo territorio. Fanno ridere Renzi con il sindaco d’Italia e Di Maio che voleva fare il partito dei sindaci: quando sono stati al governo hanno massacrato i comuni. Nel programma che proponiamo ci sono più autonomia e più risorse ai sindaci.

C’è molta ambiguità sui cambiamenti climatici da parte dei partiti di centro e destra.

Dopo siccità e trombe d’aria, non possono più dire «i soliti ambientalisti, quelli del No» ma non hanno ricette alternative. Nelle loro agende non c’è l’economia circolare, l’autosufficienza energetica, le rinnovabili pulite, il risparmio energetico: una politica economica orizzontale che rafforza i territori ma non piace alle grandi oligarchie economiche che vanno a braccetto con la politica. Mettono in campo le solite ricette che hanno devastato l’ambiente.

Quasi nessuno parla di pace.

È scomparsa dalla campagna elettorale e dai titoli dei giornali. Hanno capito che il Paese non è sulle posizioni del governo e dei partiti di maggioranza. Non si è lavorato per evitare e poi fermare la guerra con una forte iniziativa diplomatica.
L’Italia ha fatto l’opzione bellicista e il costo lo pagano cittadini e imprese. I partiti «progressisti», 5S e Pd, continuano a tenere in vita un governo con le destre e fanno acquisti con le destre: 524 milioni di dollari per 18 aerei F35. Non hanno sfilato i ministri, il premier ha un perimetro di azione molto oltre l’ordinaria amministrazione eppure niente tetto al gas (come in Spagna e Portogallo), non cresce la tassa sugli extraprofitti, acquistiamo armi tenendo in piedi un finto conflitto da campagna elettorale.

Dopo il voto cosa farà Up?

Fondamentale entrare in parlamento, il giorno dopo vedremo il quadro che ci sarà: se staremo all’opposizione non lo faremo in modo consociativo, se ci saranno le condizioni per essere determinanti nel formare il governo lo vedremo un minuto dopo. Comunque continueremo nel progetto di creare sui territori un campo riunendo ambientalismo, pacifismo, giustizia sociale, ambientale ed economica.

ADRIANA POLLICE

da il manifesto.it

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