La responsabilità della pandemia è davvero dei pipistrelli?

Dopo la morte di Maradona, passati alcuni giorni di bulimia mediatica, di sbornia da notizie, di idolatria veramente eccessiva, il Covid-19 tornerà ad occupare gli spazi televisivi e internettiani...

Dopo la morte di Maradona, passati alcuni giorni di bulimia mediatica, di sbornia da notizie, di idolatria veramente eccessiva, il Covid-19 tornerà ad occupare gli spazi televisivi e internettiani perché, oggettivamente, sarà famoso tanto quanto il calciatore argentino e forse, purtroppo, anche di più. La transizione da un’epoca ad un’altra è un fatto che prescinde dal singolo essere vivente, visto che coinvolge l’intero genere umano.

Ed il coronavirus è per l’appunto questo: una nuova dimensione di vita, forse di sopravvivenza cui dovremo adeguarci, con cui stiamo provando da ora a venire a patti e non è che ci riusciamo così bene. Basta dare uno sguardo alla lentezza con cui abbiamo introiettato la necessità, che va al di là delle regole e delle raccomandazioni paternalistiche del governo, di indossare una mascherina che ci protegga vicendevolmente, di lavarci spesso le mani e di mantenere una certa distanza reciproca.

I cambiamenti repentini lasciano spiazzati, disorientati: tanto un lutto inaspettato quanto un virus che ti piomba tra capo e collo dopo un inverno passato a guardare le prime cinematografiche in sale ancora pienissime di gente ed appena trascorso il Festival di Sanremo. Al massimo avremmo potuto immaginarci un cambio di governo, un ennesimo trasformismo parlamentare, un giochetto di palazzo a discapito della volontà popolare, ma mai e poi mai una pandemia generata – così ancora oggi pare – da un distanziamento saltato tra pipistrello ed essere umano.

E di questo bisogna iniziare a discutere, perché probabilmente la pandemia non è colpa dei sinistri chirotteri notturni appesi a testa in giù. E’ possibile che la pandemia sia responsabilità prima del nostro rapporto con il resto dell’ambiente in cui viviamo, che devastiamo e deprediamo a fini di consumo alimentare e di una migliore qualità della vita. Quella esclusivamente umana, a detrazione esclusiva delle altre specie che vorrebbero convivere con noi sul Pianeta e che invece si trovano ad essere cacciate, allevate intensivamente, sbiologizzate e rese innaturali da ritmi produttivi che tolgono loro qualunque “0rologio biologico” e ne fanno solamente batterie produttive di uova, di latte, di carne.

E’ stato calcolato dall’ONU (non da pericolosissime associazioni ambientaliste o di liberazione umana e animale insieme) che l’incidenza del consumo di carne sulle trasformazioni ambientali è notevolmente maggiore rispetto all’ormai classica immagine dell’inquinamento atmosferico provocato dalle emissioni di gas di automobili e tir che viaggiano avanti e indietro per le strade del mondo. Persino gesti semplici, come la coltivazione su un balcone di un piccolo orto di spezie, erbe officinali e aromi per la cucina vari, possono assumere una grande importanza se divengono pratica comune: le piante sono le migliori regolatrici della vita del pianeta e ne costituiscono, in quanto organismi vegetali, l’83% della vita sul pianeta.

Noi, che ci picchiamo d’essere i sovraordinatori della Terra, i dominatori sulle altre specie per intelligenza e capacità organizzatrice, rappresentiamo una percentuale trascurabile per l’ecosistema: se non ci fossimo, a rigor di logica, cambierebbe poco o niente ed invece, avendo portato questo sassolino nell’universo alla devastazione ambientale, se sparissimo è fuori di dubbio che Gaia respirerebbe meglio, si gongolerebbe in acque senza la plastica che ammazza ogni anno miliardi di pesci, vedrebbe la sua superficie ricolma nuovamente di alberi che non rischiano di essere abbattuti per far posto a coltivazioni intensive. Ed il suo cielo sarebbe pulito, senza scie chimiche, senza emissioni che producano nuovamente un buco nell’ozono che ci protegge dall’incandescenza dei raggi solari.

La pandemia è l’ultima pestilenza che arriva in un mondo capitalistico dove, proprio nella gestione stessa del contenimento per la diffusione del virus, si manifestano evidentissime le ragioni spregiudicate della concorrenza delle case farmaceutiche per l’aggiudicazione di gare per la vendita dei vaccini che sono attualmente in fase di elaborazione.

E’ la peggiore mortificazione che si possa fare alla scienza e alla ricerca medica: la finalizzazione ultima resta certamente la cura e la prevenzione dall’infezione da Covid-19; ma tutto intorno si percepisce una frenesia che costringe gli studiosi a ritmi forsennati, anche dettati dall’emergenza pandemica, ma soprattutto spinti dal non farsi precedere da questo o quel concorrente.

Siccome il mondo, pur essendo piccolino rispetto al resto dell’universo, è tuttavia grande se rapportato alle nostre dimensioni e ai nostri problemi, le sfere di influenza dei diversi interessi privati in materia sanitaria sono molto più grandi di quanto si possa immaginare: Cina, Russia, Europa, America si fronteggiano, si scrutano e collaborano non nel nome dell’interesse comune ma nel comune interesse privato per vendere agli Stati o alle organizzazioni internazionali che li raggruppano (come l’Unione Europea) centinaia di milioni di dosi di vaccini che non esistono ancora.

I contratti sono a tutto vantaggio delle aziende private che succhiano sangue al pubblico: gli enti pubblici comperano a scatola chiusa o, per meglio dire, a scatola vuota. Perché se il vaccino sarà efficace, il contratto sarà pienamente ottemperato e rispettato; se invece, per qualunque ragione, gli esperimenti scientifici fallissero e il vaccino di una tale ditta non potesse essere messo in circolazione, il contratto non potrà essere scisso ma verrà onorato nel pagamento da parte degli Stati nei confronti della ditta farmaceutica in quel caso responsabile del fallimento.

Comunque sia, il privato vince sempre sul pubblico e lo fa senza alcun scrupolo, senza morale: si tratta della spietata legge del mercato e non ammette deroga alcuna. Nemmeno davanti alla sofferenza di milioni di persone cui manca l’aria, il respiro e che si trovano a combattere contro un nemico fa comodo attribuire ai pipistrelli venuti in contatto con l’essere umano, ma che invece potrebbe essere stato causato da una catena di comportamenti inopportuni, una accumulazione originaria di violenze nei confronti della natura che, come si è soliti dire, alla fine si ribella.

La pandemia, pertanto, è e sarà oggetto di studi anche storici che, se incrociati con quelli scientifici, potranno dirci un giorno quale fu la vera origine e quale ruolo abbia avuto in tutto questo sconvolgimento mondiale la mano umana, protesi della mano invisibile del mercato.

MARCO SFERINI

27 novembre 2020

Foto di jyotirmoy747 da Pixabay

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