«Dopo aver ascoltato lista, nomi e denominazioni del governo Meloni dico ancora più convintamente opposizione, opposizione, opposizione». Enrico Letta se la cava con una citazione del famoso “resistere, resistere, resistere” di Francesco Saverio Borrelli contro Berlusconi.

Poi però Letta riconosce la novità di «una donna premier, un fatto storico per il nostro Paese». Nel tweet successivo, il leader Pd si spinge a fare gli auguri di buon lavoro alle neopremier, «ora guardiamo avanti», e divaga sulla riunione della direzione dem il 28 ottobre che «fisserà l’agenda del congresso».

Nel frattempo i dem dichiarano in ordine sparso, dimostrando di non avere ancora una stretegia di opposizione. Anna Ascani, appena eletta vicepresidente della Camera, parla di «governicchio», la capogruppo in Senato Malpezzi denuncia la presenza di «sole 6 donne su 24 ministri».

«La sovranità è una parola vuota usata solo in chiave identitaria e le pari opportunità vanno insieme alla natalità. È il governo più a destra della storia repubblicana». «Servirà un’opposizione ferma e unita. Servirà proteggere il paese e i diritti», le fa eco Debora Serracchiani. Mentre Laura Boldrini parla di «governo della destra retrograda, autarchica e un po’ grottesca» e si chiede: «Siamo a Roma o a Varsavia?».

Più chiaro il giudizio di Nicola Fratoianni, del gruppo Sinistra e Verdi: «Nell’elenco delle “nuove” denominazioni dei ministeri manca solo il dicastero delle Colonie e quello delle Corporazioni, per il resto è la fotografia del tentativo di una restaurazione nell’Italia del 2022». Fratoianni parla di «disegno profondamente ideologico della destra» che «si accompagna ad una compagine di livello mediocre, che non riuscirà a dare risposte ai problemi del Paese».

Marilena Grassadonia di Sinistra italiana passa in rassegna i ministri più pericolosi per i diritti lgbt: Eugenia Roccella «strenua oppositrice del ddl Zan e promotrice del fallito referendum per abolire le unioni civili»; Carlo Nordio «che paragonò l’omosessualità alla pedofilia durante le audizioni in Senato»; e Alfredo Mantovano «antiabortista e vicino alle posizioni delle Sentinelle in piedi». «Non ci possono essere dubbi su quali saranno le posizioni di questo governo sulle questioni che riguardano le discriminazioni contro le persone Lgbt+ e le donne. Nessuno», attacca Grassadonia.

Duro anche il coordinatore di Articolo 1 Arturo Scotto: «Il governo più a destra da almeno un secolo a questa parte. Ministeri dal nome bizzarro che evocano un tempo antico. Antichissimo. Faremo opposizione dura e intransigente a questa pennellata di nero sulla vita della Repubblica».

Più paludato Giuseppe Conte, che fa gli auguri alla premier ed evidenzia «alcuni segnali preoccupanti». Quali? Crosetto che passa dalla industrie delle armi alla Difesa «a garanzia di una sicura corsa al riarmo». E ancora, il ministero degli Esteri a Forza Italia e altre nomine che «preannunciano un brusco arretramento nel percorso di riconoscimento e rafforzamento dei diritti civili».

«Prepariamoci a un’opposizione intransigente e senza sconti, per il bene del paese», chiude il leader del M5S. E Riccardo Magi di +Europa: «Nasce il governo delle destre unite nel dire no ad avanzare sui diritti, nell’ambiguità sulla politica estera e sui valori democratici, nello scaricare sulle future generazioni i costi delle loro promesse».

Carlo Calenda loda Meloni: «Avere una premier donna che si è battuta con coraggio per arrivare a palazzo Chigi con le sue sole forze è comunque un grande cambiamento per l’Italia. Saremo all’opposizione. Ma le auguriamo di avere successo per l’Italia». Anche Renzi fa auguri e complimenti alla prima donna alla guida del governo, «speriamo prima di una lunga serie». «Buon lavoro alla maggioranza ma anche alle due opposizioni, quella riformista e quella populista», chiude il leader di Iv.

Nel cosiddetto terzo polo è una gara a chi usa i toni più morbidi: «Da parte nostra nessun pregiudizio: faremo un’opposizione senza sconti, con l’augurio che il nuovo esecutivo sia davvero all’altezza delle durissime sfide che il paese ha di fronte», auspica il capogruppo alla Camera Matteo Richetti.

ANDREA CARUGATI

da il manifesto.it

Foto di cottonbro studio