Bonomi contro Conte, vuole un altro governo

Parti Sociali. Confindustria critica il Recovery e chiede di privatizzare il lavoro. Cgil, Cisl e Uil: crisi incomprensibile, politica distante dalla realtà
Carlo Bonomi e Maurizio Landini intervistati da Lucia Annunziata

La preoccupazione per la crisi istituzionale è comune, la lettura degli avvenimenti invece è parecchio diversa, specie nel giudizio rispetto all’operato del governo. Davanti al ritiro dei ministri di Italia Viva, Confindustria e sindacati esprimono subito le loro opinioni.

Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi solo qualche giorno fa aveva incontrato Giorgia Meloni e prima di natale Matteo Salvini. Normale dunque che voglia tenersi equidistante, sebbene confermando le forti critiche espresse verso Conte e il suo governo. Bonomi auspica un «abbandono dei personalismi» che rappresentano «la vera emergenza». Nel governo «abbiamo buoni rapporti con singoli ministri» ma finora si è dimostrato «molto chiuso su se stesso». Bonomi dà poi per scontato che ci sarà un nuovo governo con una sorta di benservito all’inviso Giuseppe Conte. Il presidente di Confindustria si augura che il nuovo esecutivo «sia disponibile ad ascoltare chi ha dimostrato la capacità di far crescere il paese». Ad iniziare dal Recovery Plan, approvato «senza dibattito e confronto» e dove manca «una visione».

Bonomi si focalizza sul debito («Usiamo 65 miliardi del Recovery – dice – a copertura di provvedimenti già presi, l’Europa non sarà disposta ad accettare un continuo aumento del debito») e sulle politiche del lavoro: «Finora la risposta del governo è stata proporre 11.200 assunzioni tra Anpal, navigator e centri per l’impiego. Non ci siamo».

La ricetta per il nuovo governo è sempre la stessa: privatizzare tutto, con una nuova cicca su come gestire il sempre richiesto via libera ai licenziamenti: «la cassa integrazione d’emergenza Covid (tutta a carico dello stato, senza alcun onere per le imprese, ndr) alla lunga non può funzionare – sottolinea Bonomi – apriamoci alle agenzie private che vivono a contatto con le imprese, conoscono le loro esigenze e sono in grado di prendere in grado i disoccupati per formarli e trovare loro un posto». Peccato che proprio il governo Conte ha rilanciato il contratto di ricollocazione citandolo addirittura anche nel Recovery Plan sebbene gli effetti dello strumento inserito proprio da Renzi nel Jobs act furono esiziali nel trovare lavoro ai disoccupati mentre le agenzie interinali si papparono un bel po’ di soldi pubblici.

Di tutt’altro tenore il commento di Maurizio Landini. «A nostro giudizio è una crisi poco comprensibile, è singolare che si approvi il piano per il Recovery fund e si annunci il voto allo scostamento di bilancio e poi ci si dimetta: non è quello di cui ha bisogno il nostro paese. C’è invece bisogno di dare risposte con il coinvolgimento delle parti sociali». Il segretario Cgil chiede che «il governo faccia una discussione esplicita su come andare avanti», perché questo «è il momento della responsabilità».

Landini si è espresso quindi sul Piano nazionale di ripresa e resilienza approvato dal governo: «Rispetto alle bozze circolate siamo di fronte a qualcosa di diverso ed è un’utile base per il confronto. Ci sono alcune cose che vanno cambiate e migliorate, è utile l’aumento della quota degli investimenti, mentre ci sembra ancora troppo alta quella degli incentivi e soprattutto bisogna definire i risultati attesi in termini di occupazione per i giovani, donne e mezzogiorno».

Per oggi è confermato l’incontro tra le parti sociali e la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo per discutere di blocco dei licenziamenti «perché con la proroga dello stato d’emergenza sino ad aprile si dovrà parlare di come si prolunga lo stop – spiega Landini – . Contemporaneamente bisognerà aprire una discussione per andare verso una vera riforma degli ammortizzatori sociali, incentivando i contratti di solidarietà, la redistribuzione dell’orario di lavoro, tenendo presente che tutte le forme di lavoro dovranno essere tutelate allo stesso modo, dal lavoro autonomo a quello a tempo indeterminato».

Per la segretaria Cisl Annamaria Furlan c’è una «distanza siderale tra il mondo reale ed il dibattito della politica. Manca quella coesione sociale che invece servirebbe più che mai oggi al Paese»

«C’è un potenziale di circa 2 milioni di persone che potrebbe perdere il posto di lavoro nei prossimi mesi: se la politica, tutta, di fronte a questa situazione così drammatica pensa di perdere tempo sta scherzando col fuoco», attacca il leader Uil Pierpaolo Bombardieri.

MASSIMO FRANCHI

da il manifesto.it

foto: screenshot

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Economia e società



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