25 aprile, Lega e Fi scaricano La Russa. L’Anpi: è inadeguato

Zaia: una festa fondante. Salvini: festeggerò. Crosetto caustico: «Io sarò con Mattarella». Conte: vorrei che tutti si riconoscessero. Smeriglio, sì all’appello pubblicato sul manifesto: i senatori escano dall’aula quando lui presiede

Dopo aver spinto governo e maggioranza a inasprire le norme contro i migranti, ora Salvini prova a farsi bello sul 25 aprile: «Celebrerò la liberazione del nostro Paese, starò un po’ in famiglia e lavorerò come farò il primo maggio, perché gli italiani ci pagano per farlo», dice il leader leghista, che a domanda sull’eventualità di prendere le distanze da La Russa dice: «Mi occupo di opere pubbliche, non di commenti che riempiono i giornali».

La radice antifascista della Lega delle origini viene recuperata, con un briciolo di coerenza in più, dal governatore veneto Luca Zaia, che definisce in un’intervista il 25 aprile «festa fondante». «La liberazione dal nazifascismo è una cosa per cui non hanno combattuto soltanto coloro che erano in armi. Ma ha coinvolto donne, bambini, civili», dica Zaia. E auspica che diventi «la festa della lotta all’intolleranza, al razzismo, alla violenza e alla mancanza di libertà. Che sono valori di tutti, non di destra o di sinistra».

Anche Antonio Tajani (Forza Italia), prova a ridimensionare le polemiche innescatae dagli alleati di Fdi: «Il 25 aprile è la festa della libertà e di tutti. Gli eroi della liberazione non sono un patrimonio di questo o quel partito, ma dell’Italia. Io sarò alle Fosse Ardeatine a depositare una corona a nome del governo. Non mi pare che ci siano da fare ulteriori polemiche».

E invece le polemiche restano. Il presidente del Senato Ignazio La russa, che sarà in vista a Praga per ricordare Jan Palach e ribadire la sua equiparazione tra nazifascismo e comunismo, torna ancora sulle sue frasi sull’antifascismo che non sarebbe parte della Costituzione. «Resto allibito di fronte allo stravolgimento della verità sulle mie parole. Ho detto che “la parola antifascismo non c’è nella Costituzione”, ma ho aggiunto di riconoscermi nei valori della Resistenza che sono espressi in positivo nella prima parte della Costituzione».

Quindi annuncia querele contro chi abbia osato distorcere il suo pensiero. Anche il collega di partito Crosetto prende le distanze: «Il 25 aprile io sarò con la prima carica dello Stato, non con la seconda…», ironizza.

E tuttavia la foga revisionista della seconda carica dello Stato continua a suscitare indignazione.«Ogni sua dichiarazione è sempre ostinatamente divisiva. Dovrebbe valutare da solo la propria adeguatezza al ruolo che ricopre», dice il presidente dell’Anpi Gianfranco Pagliarulo. «Le leggi razziali sono criticate dagli esponenti di Fdi senza ricordare che quel provvedimento è arrivato al culmine di una serie di azioni del fascismo sempre permeati dal razzismo: prima gli slavi, poi gli africani nel periodo coloniale e infine gli ebrei».

Pagliarulo critica il «linguaggio pericoloso» della premier e dei vertici di Fdi che «descrive una visione inquietante che richiama ai valori sbagliati del fascismo: nazione, italiani, destino, patria, parole che sono pronunciate contro qualcosa e qualcuno, non per unire».

L’eurodeputato Pd Massimiliano Smeriglio invita ad aderire all’appello lanciato ieri da politici e intellettuali sul manifesto, che chiede ai senatori di uscire dall’aula quando La Russa presiede i lavori. Maurizio Acerbo di Rifondazione invita i senatori a dire, in ogni intervento, che «l’esponente di Fdi si deve dimettere».

«Spero di vivere in un Paese in cui il 25 aprile è un festa non accompagnata da polemiche, purtroppo vedo che non è ancora così, ma non dobbiamo disperare», il pensiero di Giuseppe Conte. «L’importante è che tutti si possano riconoscere in questa festa di liberazione dal nazismo, dal fascismo e da tutti i regimi autoritari e dittatoriali».

Nicola Fratoianni di Sinistra italiana è meno ottimista: «Assistiamo all’oltraggio sistematico al fondamento antifascista della Costituzione da parte di esponenti della destra. Non si tratta di incidenti, ma di un progetto egemonico a cui lavorano da tempo». Elly Schlein, dopo aver ricordato venerdì che «l’antifascismo è la nostra Costituzione», dice stop ai commenti sulle parole di esponenti della maggioranza.

«C’è un chiaro disegno dietro queste stupidaggini revisioniste: distrarre l’opinione pubblica e i media dai totali fallimenti economici, sociali e ambientali di questo governo», dice il capogruppo del M5 Francesco Silvestri E Luigi De Magistris attacca: «Un presidente del Senato che non riconosce la costituzione antifascista va sfrattato».

ANDREA CARUGATI

da il manifesto.it

foto: screenshot ed elaborazione propria

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Politica e società

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