Purga laburista per l’«antisemita» Jeremy Corbyn

Tra color che son sospesi. O meglio, purgati. Il leader laburista, Keir Starmer, ha temporaneamente «sollevato» il suo predecessore Jeremy Corbyn, alla guida del Labour dal 2015 al dicembre...
Jeremy Corbyn

Tra color che son sospesi. O meglio, purgati. Il leader laburista, Keir Starmer, ha temporaneamente «sollevato» il suo predecessore Jeremy Corbyn, alla guida del Labour dal 2015 al dicembre 2019, dal Partito laburista in seguito alle pesanti accuse di antisemitismo mosse alla sua direzione.

La decisione è piovuta ieri su Corbyn dopo la reazione di quest’ultimo al verdetto dell’organismo di controllo dei diritti civili, la Equality and Human Rights Commission (Ehrc), secondo la quale i vertici Labour hanno agito in modo illegalmente vessatorio e discriminatorio nei confronti delle denunce di comportamenti antisemiti ai danni di membri di religione ebraica. Quello che era iniziato come un atto di contrizione da parte di Starmer a commento del verdetto è diventato grave provvedimento disciplinare nell’arco della mattinata, dopo che Corbyn aveva definito le accuse «esageratamente aggravate» per ragioni politiche dai media e dagli oppositori interni al partito via Twitter.

«Oggi è una giornata vergognosa per il Partito laburista», ha detto il tecnocratico Starmer, comprensibilmente risoluto a ricostruire i ponti con la maggioranza delle numerose associazioni ebraiche laburiste: moderata, centrodestrorsa e pavlovianamente filo-Israele, un trascurabile dettaglio che scivola quasi sempre tra le salomoniche maglie delle cronache generaliste di questo tristo affaire.

Il rapporto accusa la direzione di aver insabbiato le denunce di antisemitismo, di non aver addestrato il personale che doveva vagliare dette denunce, e di aver tollerato l’uso corrente di terminologia offensiva e antisemita. Stigmatizza poi una ventina di episodi in cui l’entourage di Corbyn si sarebbe macchiato di «improprio coinvolgimento».

Non che lo stesso Corbyn – la cui militanza filopalestinese sarebbe comunque risultata eternamente indigesta a troppi a onta della militanza antirazzista di una vita – abbia rinunciato a difendersi: si è detto «sempre determinato a eliminare ogni forma di razzismo» dal partito e «dispiaciuto che ci sia voluto più tempo del dovuto». Ma ora è naturalmente in mezzo a una bufera che cesserà soltanto con la sua obliterazione politica.

Se figure apertamente opportuniste come l’ex deputata laburista Luciana Berger lo accusano personalmente di antisemitismo, anche certi ex alleati, come la vice-leader Angela Rayner, ora lo considerano un virtuoso utile idiota che ha aperto nottetempo le porte della cittadella alle orde di odiatori di Israele, che nella cosiddetta «sinistra radicale» di certo non scarseggiano.

In modo non dissimile dal repulisti di Neil Kinnock ai danni della Militant Tendency trotzkista negli anni Ottanta, è partita così la reconquista da parte della destra dei territori ceduti a una sinistra antidiluviana, sconfitta dalla storia e pure dalla geografia, che con Corbyn aveva letteralmente fatto irruzione nella direzione del partito socialdemocratico più filocapitalista d’Europa: un’occupazione a furor di popolo (la base) che votando nel 2015 il deputato di Islington North alle cosiddette «primarie», aveva inteso mandare un messaggio chiaro al gruppo parlamentare di estrazione post-blairiana, fino ad allora composto da tristi grisaglie coltivate idroponicamente negli uffici marketing.

Un vero e proprio sogno di socialismo utopistico, prontamente affondato nella melma della Brexit, senza la quale liberarsi di Corbyn e i suoi infaticabili organizzatori di pogrom sarebbe risultato assai difficile: lo testimoniano i molteplici tentativi di golpe orditi ai suoi danni dalle già menzionate grisaglie dopo l’inesplicabile vittoria del 2015, tutti miseramente falliti.

Ciò non significa, naturalmente, che nel Labour di schifoso antisemitismo – in questo momento protagonista di un grande ritorno ovunque – non ce ne sia: certo che c’è. È solo che, parafrasando l’antisovietico Orwell della Fattoria degli animali, tutti gli uomini sono razzisti, ma alcuni di loro sono più razzisti di altri. Fedele alla tradizione autolesionista di questo sciagurato partito, “Sir” Starmer ha versato sale grosso sulla ferita: la guerra civile interna al Labour continuerà più violenta che mai, la destra vuole la scomunica di tutto lo stato maggiore di Corbyn e si profila di nuovo l’ombra di una scissione.

LEONARDO CLAUSI

da il manifesto.it

foto tratta da Wikimedia Commons

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