Per Conte si riapre il fronte degli appalti: maggioranza in tilt

Qui si sana. Una bozza del decreto «semplificazioni» riaccende lo scontro sul «Modello Genova». Altolà di LeU. I Verdi: «C’è una sanatoria». Oggi vertice sul testo che rivede l’abuso d’ufficio, velocizza le procedure senza gara fino a 5 milioni di euro. Loredana De Petris (LeU): "La semplificazione non sia l’alibi per nascondere passi indietro su ambiente, sul consumo di suolo, o su nuove sanatorie"

«Voi fareste di tutto per diffondere la bozza sul decreto semplificazioni e rovinarci il lavoro» ha detto ai giornalisti il presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel corso di una conferenza stampa tenuta a Palazzo Chigi il 26 giugno scorso. Detto, fatto. Ieri, tre giorni dopo, è trapelata la segretissima bozza non ufficiale, né definitiva, sulla «madre» di tutte le riforme per la «ripartenza» degli appalti che doveva restare riservata in vista del consiglio dei ministri che dovrebbe tenersi giovedì.

Un altro modo per «rovinarsi» il lavoro da soli, dato che i giornalisti pubblicano le notizie che trovano. Ed è anche un modo per esaltare l’immagine di una maggioranza frastagliata e un governo indeciso a tutto che si regge su un filo al Senato. Ed è così che si è reso necessario il vertice che si riunirà oggi per fare chiarezza anche su questo provvedimento dove ciascuna delle forze della maggioranza vede quello che più gli aggrada.

Da un lato, i renziani di Italia Viva e un’ala «governista» dei Cinque Stelle spingono per il «Modello Genova» in tutta Italia, una specie di sospensione del codice degli appalti e commissariamento di tutte le opere in nome di uno stato di emergenza cementizio per investire la favolosa cifra di «120 miliardi di euro», «bloccati» per la «burocrazia»; dall’altro lato, una parte del Pd e LeU frenano denunciando i rischi sulla certificazione antimafia, sulle norme per l’edilizia o sulla Via semplificata per l’ambiente.

Quattro giorni fa Conte aveva promesso il coinvolgimento dei «gruppi parlamentari, specie di maggioranza». Non sembra che questo sia accaduto del tutto, né che il chiarimento sia avvenuto prima che un’altra «manina» rendesse pubblico ciò che doveva restare riservato fino all’approvazione di un testo che avrebbe dovuto essere noto perlomeno a chi tiene in piedi il governo al Senato.

Davanti a questa navigazione incerta, e pasticciata, ieri la senatrice di Leu, Loredana De Petris, ha detto che il testo circolato è «per molti versi inaccettabile». «Dietro l’alibi della semplificazione – ha aggiunto – non possono nascondersi passi indietro sulla tutela dell’ambiente, deregolamentazioni sul consumo di suolo o ennesime sanatorie». Va benissimo tutto ciò che semplifica la vita dei cittadini. Va invece malissimo tutto quel che implica sanatorie di fatto o mani libere sul territorio».

Va ricordato, a modo di promemoria delle tensioni che continueranno a spaccare la maggioranza, in queste o altre forme, che il «Modello Genova» è stato ritenuto «non replicabile» dalla ministra delle infrastrutture Paola De Micheli (Pd) la quale ha segnalato che nell’attuale codice degli appalti esistono «già strumenti per fare gare veloci». A suo avviso i cantieri non sarebbero bloccati dalla «burocrazia», ma da «motivi politici locali o nazionali». Ci sarebbero «opere bloccate perché da 5 anni le stazioni appaltanti non sono in grado di fare i progetti. Ci sono opere bloccate da una stratificazioni di sentenze, opere formalmente dichiarate come decise e poi finanziate solo in parte, o addirittura non finanziate o sottofinanziate».

Lette le bozze del decreto ieri i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil, Giuseppe Massafra, Andrea Cuccello e Tiziana Bocchi hanno chiesto al governo di essere convocati e hanno ricordato a Conte di avere raggiunto un’intesa con la Ministra De Micheli sul «No» al «modello Genova» e sul «Sì» alla proroga per l’edilizia dello «stato di emergenza» fino al 31 dicembre utilizzando le procedure esistenti. Nella bozza del decreto si parla di una deroga fino al 31 luglio alle procedure ordinarie previste dal codice degli appalti, tra cui il rilascio della certificazione antimafia.

Il decreto è al momento composto da 48 articoli, e 19 pagine, che vanno dai contratti pubblici, alla pubblica amministrazione e alla «green economy». Prevede due modalità di affidamento per appalti: diretto per importi fino a 150mila euro (invece di 40mila euro); con trattativa privata senza bando con consultazione di almeno cinque operatori per importi fino a 5,35 milioni di euro. Sopra la soglia comunitaria degli appalti ci sarebbe una deroga alle norme, sulla falsariga del «modello Genova» escluso da molti nella maggioranza. La stessa Anac ha più volte ammonito sui rischi di queste e altre deroghe sugli appalti.

Il governo definirà una lista di opere di «rilevanza nazionale» legate al superamento dell’emergenza Covid che non possono attendere i tempi ordinari, sia pure abbreviati. La lista sarà approvata con un «Dpcm» su proposta del Ministero dei trasporti.

Per le opere sopra soglia comunitaria Si riducono «drasticamente» le ipotesi in cui si può fermare un cantiere. Nella bozza ci sarebbe inoltre «una norma che permette la sanatoria per gli immobili edificati abusivamente che risulteranno conformi ai piani regolatori alla data di presentazione della domanda – denunciano i Verdi -È un norma furba e scandalosa che consentirà ai comuni di modificare i piani urbanistici per regolarizzare tutti gli abusivi».

ROBERTO CICCARELLI

da il manifesto.it

Foto di Convegni_Ancisa da Pixabay

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