Pablo Iglesias: «Se fossi italiano voterei Unione Popolare»

De Magistris: «Siamo necessari per cambiare gli equilibri in Parlamento»
Luigi de Magistris e Pablo Iglesias

Non è più il frontman di Podemos (che ha contribuito a fondare) ma Pablo Iglesias, terminata l’esperienza istituzionale, resta una delle voci più autorevoli della sinistra continuando ad analizzare la politica attraverso il podcast La Base.

Ieri, a Napoli per un dibattito con il portavoce di Unione popolare Luigi de Magistris, è arrivato l’endorsement per Up: «Se fossi italiano li voterei. Rappresentano un’alternativa democratica in un contesto molto pericoloso per l’Europa, dove l’estrema destra e anche i tecnocrati sono una minaccia per la democrazia e i valori antifascisti. Al Pais Salvini ha detto che se loro governeranno non si potrà aiutare le persone che fuggono e dalla povertà in Africa. La costruzione di un movimento democratico europeo dal basso è fondamentale, Unione popolare è un riferimento».

Da noi come in Spagna soffia un vento di destra: «La terza economia della zona euro, l’Italia, potrebbe essere in mano a due forze di estrema destra e a Berlusconi – ha proseguito Iglesias -. In Spagna potrebbe esserci la stessa situazione. Tra Vox e Meloni ci sono tante analogie, hanno una genealogia diversa ma per quanto riguarda il programma, lo stile e l’attacco alla democrazia credo che siano la stessa cosa».

E sul M5S: «È stato capace di organizzare un sentimento anti establishment come Podemos in Spagna ma ideologicamente e programmaticamente le differenze sono molto chiare. Noi siamo sempre stati di sinistra, la loro storia è diversa». E sul centrosinistra: «Rispetto i compagni che hanno deciso di andare con il Pd ma occorre aprire uno spazio diverso da quello che ha sostenuto il neoliberalismo in Europa, anche la socialdemocrazia è responsabile della situazione attuale».

De Magistris, dopo l’iniziativa con Jean-Luc Mélenchon, ribadisce la collocazione di Up nel solco di una sinistra europea più avanzata sul piano dei diritti e del conflitto: «Il voto a Unione popolare è il voto necessario per fare opposizione alle destre senza accordi sotto banco, per cambiare gli equilibri in Parlamento spostando l’azione verso la redistribuzione delle ricchezze, la giustizia sociale e ambientale. Insopportabile questo appello a votare chi è più grande: votare Pd significa far vincere Meloni e non fare opposizione a Meloni».

A discutere di media e politica anche Manu Levin (collaboratore de La Base), la giornalista Chiara Prato e Giuliano Granato di Potere al popolo. Ma i primi a prendere la parola sono stati gli studenti, il giorno dopo il decesso di Giuliano De Seta in un’azienda di San Donà del Piave, il terzo a morire in alternanza Scuola-lavoro: «La nostra vita vale meno del profitto di qualcuno – ha urlato Marco dal palco, ultimo anno al liceo Pansini -. Quando abbiamo protestato per Lorenzo e Giuseppe siamo stati manganellati, a Torino 11 studenti sono stati perquisiti. In Italia nel 2021 ci sono stati oltre due morti sul lavoro al giorno, era prevedibile che accadesse anche agli studenti. I responsabili sono il Pd di Renzi che ha approvato la Buona scuola e tutti gli altri che l’hanno lasciata così com’è».

Il dibattito si è sviluppato a partire dal libro di de Magistris Fuori dal sistema e dal libro di Iglesias Medios y cloacas. Come possono i mezzi di informazione, in particolare le Tv, alterare le regole democratiche lo ha raccontato il fondatore di Podemos a partire dalla sua esperienza personale: «È venuta fuori una registrazione del 2016 in cui si sente uno dei giornalisti Tv più importanti, Antonio García Ferreras, che dirige il canale progressista La Sexta (la cui proprietà è di destra), discutere con i capi della polizia: dice che farà un servizio su di me insinuando che ha preso soldi sotto banco dal Venezuela, la notizia è falsa e mi colpirà in modo duro perché diffusa su una rete progressista».

In America Latina Iglesias è stato invitato spesso: «Hanno capito cosa significa ‘l’omicidio mediatico’. Sono stati testimoni dell’utilizzo della giustizia per eliminare gli avversari politici, come in Brasile con Lula, ma la violenza mediatica è uno strumento fondamentale per la distruzione dell’avversario politico.

La sinistra di solito discute se è più importante portare gente in piazza o avere eletti in parlamento. Più importante è il potere ideologico. La destra ha capito la lezione di Gramsci: il potere non è soltanto nella struttura economica ma nella cultura e nell’ideologia, entrambe terreno di conflitto. Berlusconi premier è una domanda mondiale, la risposta è potere mediatico».

In tv ad armi impari: «Lo spazio ideologico che definisce il dibattito è lo spazio di potere fondamentale e in quello spazio non c’è la diversità che esiste tra i partiti, in Tv e nei giornali non c’è un’offerta equivalente a quella delle diverse forze politiche così la democrazia è limitata e non funziona. La nostra proposta è un terzo dei fondi ai media pubblici, un terzo ai privati, il resto ai media di comunità. Se le proprietà sono in mano una minoranza non c’è democrazia, la libertà non centra niente con i privilegi dei ricchi».

Cosa succederà nei prossimi mesi? «Sarà fondamentale avere movimenti popolari armati ideologicamente – la conclusione di Iglesias -. La sinistra quando non ha una situazione elettorale buona si sposta al centro. Bisogna fare il contrario spingendo il confronto ideologico: il capitalismo è ecologicamente impossibile, la società è un disastro, la guerra inaccettabile, dire che la Nato è un’organizzazione per proteggere la democrazia è prendere in giro la gente. La sinistra e i movimenti sociali devono essere molto chiari per recuperare forza politica».

ADRIANA POLLICE

da il manifesto.it

foto: screenshot

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