Lavoratrici di mense e pulizie: «Siamo figlie di un dio minore»

Scuola In Piazza. 80mila addette senza lavoro e ammortizzatori da marzo fino a settembre. A Montecitorio presente anche Landini: «Serve estendere le coperture e assicurare la ripartenza»

Sessanta piazze da Udine a Lampedusa per denunciare una situazione insostenibile. Le oltre 80 mila lavoratrici dei servizi di mense e pulizie sono la faccia scura del pianeta scuola. Assieme alle colleghe delle mense aziendali vivono in un limbo senza ammortizzatori da marzo e con la prospettiva di non averli fino a settembre, sempre che tornino a lavorare, questione affatto certa.

Così sono scese in piazza lungo tutta la penisola. E a davanti Montecitorio ieri alle 15 c’era il segretario generale della Cgil Maurizio Landini. «Prevedere immediatamente un’ulteriore estensione della durata degli ammortizzatori sociali e organizzare la ripresa delle attività salvaguardando così l’occupazione per gli oltre 80mila lavoratori e lavoratrici dei servizi di mense e pulizie scolastiche e aziendali, a casa per l’emergenza Covid-19». Questo ha chiesto il leader sindacale assieme alla segretaria confederale Tania Scacchetti. «Parliamo di lavoratori che svolgono un’attività indispensabile, spesso sottovaluta, con part-time ciclici e spesso con redditi molto bassi – sottolinea Scacchetti – . Ci auguriamo che il governo accolga le proposte del sindacato per la correzione del dl Rilancio: prosecuzione blocco licenziamenti, proroga ammortizzatori sociali e tutela del reddito, e che – conclude – si apra una riflessione, non più rinviabile, sulla riforma degli ammortizzatori sociali e sul rilancio degli investimenti a garanzia e tutela dell’occupazione».

La mobilitazione nazionale promossa da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs ha avuto un’ottima partecipazione ovunque. «Sono i figli di un Dio minore per cui il sentiero verso l’occupazione si fa sempre più minato e in salita», commenta Luca Surico, componente della segreteria della Filcams Cgil di Taranto che ha partecipato al sit-in. «Un percorso accidentato – aggiunge – che li ha tenuti fuori da un progetto di occupazione stabile e che l’emergenza Covid ha contribuito ad acuire. Molti di loro hanno terminato la copertura dell’ammortizzatore sociale (nel loro caso il Fis, il fondo di integrazione salariale gestito dall’Inps, ndr), altri sono senza reddito ormai da mesi, altri stanno esaurendo la fruizione delle settimane in cassa in deroga previste dal decreto Rilancio, tutti però hanno in comune un futuro senza nessuna certezza».

E a Montecitorio qualcosa sembra muoversi. «Tra le lavoratrici e i lavoratori senza reddito a partire dalla fine di giugno, ci sono quelli dei servizi esternalizzati in appalto di refezione e pulizia delle scuole. Dopo aver sofferto i ritardi del Fis e il connesso ridimensionamento di già misere retribuzioni, rimangono senza nulla. La loro condizione di sfruttamento è tale che hanno contratti di poche ore, orari effettivi molto spesso superiori e zero reddito da luglio a settembre. È urgente un intervento di sostegno a compensazione della drammatica perdita subita», ha spiegato Stefano Fassina di Leu, annunciando in piazza di aver «presentato un emendamento alla conversione del decreto Rilancio per estendere la Naspi. Chiediamo al governo di condividere la soluzione», ha concluso Fassina.

NINA VALOTI

da il manifesto.it

foto: screenshot

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