In Polonia una deriva liberticida. Lettera aperta

Europa. Gli studiosi di lingua e cultura polacca in Italia lanciano l'allarme per le parole del Presidente Duda che sta attaccando ferocemente i diritti delle comunità lgbtq+

Il 13 giugno 2020 Andrzej Duda, Presidente della Repubblica di Polonia, durante una sua visita a Opole ha affermato in riferimento alla comunità LGBTQ: “Stanno tentando di convincerci che sono persone, ma è soltanto ideologia”.

L’esplicito intento di “deumanizzare” una categoria di individui rende questa affermazione un esempio di quel linguaggio dell’odio che, nel corso della recente storia europea, ha contribuito allo sterminio di milioni di persone in base alla loro appartenenza razziale, all’orientamento sessuale, alla religione, alla classe sociale, al credo politico.

A 75 anni dalla conclusione del secondo conflitto mondiale la più alta carica di uno degli Stati che maggiormente hanno sofferto le conseguenze delle politiche che promuovevano quel linguaggio dell’odio ha deciso di farlo pubblicamente proprio.

Come studiosi, traduttori, divulgatori e amici della cultura di un paese, la Polonia, un tempo definito come l’unico “senza roghi” ed esempio di tolleranza per un’Europa lacerata dalle guerre di religione, esprimiamo la più ferma condanna dell’irresponsabile ricorso a formulazioni che si speravano ormai relegate all’immondezzaio della Storia.

Ci uniamo quindi con convinzione allo sdegno già espresso negli appelli indirizzati alle autorità politiche, accademiche e scientifiche polacche e promossi, tra gli altri, da esponenti dell’Università Jagellonica di Cracovia, dell’Università di Łódź, dell’Università “Adam Mickiewicz” di Poznań, dell’Accademia Polacca delle Scienze, dell’Istituto Storico Ebraico di Varsavia.

ASSOCIAZIONE ITALIANA POLONISTI

da il manifesto.it

foto: screenshot

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GlbtqiOmosessualitàPregiudizi e razzismo

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