La moderata ambiguità di Xi Jinping sulla guerra

La difficile posizione di Pechino. Amighini: «La Cina si muove per fare progressi sull'utilizzo dello yuan nei pagamenti internazionali»
Il presidente cinese Xi Jinping

Dopo l’incontro a Roma tra il consigliere alla sicurezza americana Jack Sullivan e il capo della diplomazia cinese Yang Jiechi, la posizione cinese rimane ferma pur nella sua ambiguità. Ma altri fattori stanno intervenendo: il pressing americano sui rischi che comporterebbe un sostegno cinese alla Russia, sia militare sia economico, le possibilità che Pechino possa trovare dei vantaggi nella situazione delicata della Russia, considerando anche quanto scritto ieri dal Wall Street Journal sul fatto che l’Arabia Saudita starebbe considerando di accettare yuan invece dei dollari per le vendite di petrolio alla Cina (oltre ad avere invitato Xi Jinping nel paese).

Per quanto riguarda la postura di Pechino, Joseph Torigian – esperto di relazioni russo-cinesi e assistant professor alla School of International Service all’American University – al manifesto ha detto che «La Cina vede la Russia come un partner strategico, poiché Pechino e Mosca hanno opinioni simili sugli Usa. Allo stesso tempo, la Cina deve affrontare rischi reputazionali ed economici. I cinesi aiutano la Russia incolpando gli Usa di aver provocato la guerra e hanno anche sostenuto le narrazioni dei media statali russi, comprese le teorie del complotto. Eppure i cinesi esprimono anche preoccupazioni umanitarie, fanno vaghe dichiarazioni sull’aiuto per porre fine alla guerra e in gran parte rispettano (criticandole) le sanzioni».

Sul ruolo di mediatore della Cina, Torigian ritiene sia «improbabile: molti altri paesi hanno già svolto un ruolo più significativo e Xi Jinping deve ancora parlare con il presidente ucraino. Inoltre, l’Occidente non vedrebbe la Cina come un negoziatore neutrale. In questo momento, gli Stati Uniti avvertono molto chiaramente la Cina di non fornire qualsiasi supporto materiale alla Federazione Russa».

A questo proposito nei giorni scorsi il Financial Times ha pubblicato diversi articoli secondo i quali non solo la Russia avrebbe chiesto supporto militare a Pechino, ma la Cina sarebbe intenzionata a dire di sì. Per Torigian «I resoconti dei media americani sulle richieste russe di armi sono vaghi, quindi è difficile commentarli. In ogni caso, le armi non possono essere semplicemente acquistate e schierate immediatamente sul campo: sono necessari addestramento e adattamento. I cinesi hanno letto questi articoli come parte di una campagna di informazione contro di loro. Se però i cinesi dovessero effettivamente fornire armi alla Russia, cosa che non hanno mai fatto in passato, sarebbe un segnale straordinario che la Cina ha deciso di appoggiare Mosca».

C’è poi l’aspetto economico legato alle sanzioni (come farà la Cina a non subirne le conseguenze) e al potenziale sostegno di Pechino a Mosca. A questo proposito secondo Alessia Amighini, professore associata di politica economica alla Upo, «La Cina ha chiaramente espresso la sua opposizione alle sanzioni occidentali, ma non ha ancora confermato il sostegno economico e finanziario alla Russia. Da un lato, le istituzioni finanziarie cinesi seguono religiosamente le sanzioni imposte dall’Occidente, mentre i funzionari cinesi hanno annunciato la revoca delle restrizioni sulle importazioni di grano russo e gli investimenti nelle imprese russe che potrebbero soffrire a causa delle sanzioni. Mentre l’isolamento dallo Swift non potrà essere per nulla compensato dalla Cina, il vero aiuto che Pechino potrebbe offrire è attraverso le riserve estere che la Russia ha in yuan (per un controvalore di 90 miliardi di dollari) presso la PboC. Purtroppo, però, la Russia può prelevare yuan solo per pagare le esportazioni cinesi in Russia, non per pagare beni importati da altrove o per soddisfare altri obblighi in valuta estera».

E sull’«invito saudita», Amighini al manifesto ha spiegato che «Nel bel mezzo dell’instabilità finanziaria internazionale dovuta alle sanzioni finanziarie sulla Russia, la Cina si muove sapientemente per fare progressi sul fronte dell’utilizzo del renminbi nei pagamenti internazionali: l’Arabia Saudita ha appena dichiarato di valutare la possibilità di accettare Rmb al posto di Usd per il suo export di petrolio verso la Cina. Questo porterà il paese ad accumulare riserve in Rmb, tendenza già sperimentata da molti paesi, Russia inclusa».

Per Torigian «L’assistenza cinese non sarebbe stata a buon mercato – di certo non sarebbe stata come il sostegno russo alla Cina, negli anni ’50, che, sebbene non gratuito, era piuttosto generoso. La Cina potrebbe anche proporre approcci creativi per aiutare la Russia. Ma Pechino non rischierà granché: se la Cina fosse vista inequivocabilmente dalla parte della Russia, ne sarebbe danneggiata, specie nel suo rapporto con l’Occidente».

SIMONE PIERANNI

da il manifesto.it

foto: screenshot

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Guerre e pace

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