Il tiki-taka di Italia Viva con le destre, contro i diritti di tutti

Repetita iuvant: per prenderne consapevolezza, coscienza piena. La mossa di Italia Viva, in aperto contrasto al DDL Zan, è un messaggio al centrodestra. Su cosa di preciso ancora non...
Matteo Salvini e Matteo Renzi in televisione

Repetita iuvant: per prenderne consapevolezza, coscienza piena. La mossa di Italia Viva, in aperto contrasto al DDL Zan, è un messaggio al centrodestra. Su cosa di preciso ancora non lo si sa, ma pare di poter in qualche modo intuire che, avvicinandosi la scadenza del Colle, Renzi voglia in qualche modo appropinquarsi da quelle parti, sondare un terreno comune su cui far emergere alcuni nomi per la successione a Mattarella che siano, vuoi vedere, magari pure in parte inoppugnabili per una parte del redivivo centrosinistra.

Si fanno ovviamente nomi notissimi, già elencati in tanti commentari della stretta attualità, interconnessa con le peggiori trasformazioni delle posizioni di opposizione e maggioranza nelle aule parlamentari: da Mario Draghi in primi all’attuale ministro Marta Cartabia, da Pieferdinando Casini a Silvio Berlusconi. Qualcuno osa azzardare anche Vittorio Feltri, fuoriclasse della schiettezza nel dire e nello scrivere: non certo un educando del giornalismo e della politica; uno che in una trasmissione televisiva su Rete 4 si lascia – non si sa bene quanto ironicamente e quanto veramente – sfuggire che lui al governo vedrebbe bene Hitler…

Italia Viva, dunque, manovra, converge con la Lega sulla Legge Zan, cerca se non di affossarla – per non perdere del tutto quella faccia che, oltremodo, non ha – di modificarla così tanto da snaturarla. Non sembra esservi dietro a tutto questo un grande ragionamento che derivi da presupposti di principio altrettanto sorretti da approfondite analisi sociologiche. Semmai è la miseria di una politica opportunistica che risalta agli occhi dell’oggettività e che non fa altro se non aprire nuovi spazi di penetrazione proprio per le destre nella considerazione negativa, da parte di tanti cittadini che invece dovrebbero poter avere esempi positivi, sociali, altruisti e solidali da un campo istituzionale per troppo tempo alternativo alla società.

E’ una concezione tutta privata e privatistica della politica: riecheggia il pericolo corso con il referendum del 2016, quando proprio i renziani tentarono di trascinare tutto il PD nell’avventura del quasi-unicameralismo, per squilibrare i rapporti tra i poteri dello Stato e condurre forzatamente la Repubblica dal fulcro del parlamentarismo a quello del governismo (o del governissimo), mettendo in essere i presupposti pericolosi per una torsione autoritaria ma tutt’altro che autorevole per il Paese.

Nel merito della questione odierna, la Legge Zan non deve diventare il capro espiatorio di un regolamento di conti tra forze centriste per stabilire quale sia l’ago della bilancia nell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Sarebbe immeritevole riguardo a qualunque altra problematica sociale e civile, ma il risiko renziano non si ferma innanzia a nulla e non fa che esasperare l’insoddisfazione popolare per tutti quei trucchetti che aspirano ad essere la leva per mettere all’angolo l’ex maggioranza del Conte II, tentare la possibile ridefinizione dei ruoli nella “grande” maggioranza di unità nazionale.

Tutto diventa possibile quando la politica dismette il rispetto per sé stessa: non un mero formalismo di facciata, ma una sostanzialità concreta, una disciplina rappresentativa della volontà degli elettori che non hanno mai eletto nessun partito che si chiamasse “Italia Viva” e che hanno, nel corso di tanti decenni, assistito a troppe trasformazioni e cambi di casacca, addirittura di metà campo, unitamente così ad uno svilimento progressivo e incessante della democrazia repubblicana.

Se questa è la dimensione entro la quale si muovono le logiche di certi partiti (non di tutti, ed è comunque sempre bene sfuggire alla tentazione delle generalizzazioni, molto fascista e molto poco razionalmente laica e politicamente attenta alle differenze che esistono), il ruolo del Parlamento è sfibrato e snaturato, ridotto a ratificatore di ludicità che mortificano le aspirazioni di milioni di italiani che hanno diritto ai diritti, che non possono assistere passivamente al sordido gioco delle cento trappole da far giocare tra i banchi della tanto elogiata maggioranza di salvezza economicamente patriottica.

Siamo molto lontani da quella altezza morale e politica di persone degne di rappresentare gli interessi sociali di quelle fasce di popolazione largamente indigenti, abituate da un progressismo ancora molto acerbo in materia di diritti civili, a ragionare solamente mediante un marxismo ortodosso, infiacchito dal titanismo del PCI, paese nel Paese, quasi costretto a scendere a patti con tutte le contraddizioni di un sistema che avrebbe dovuto combattere prima di tutto ai livelli meramente istituzionali.

Davanti alla sciatteria delle mosse renziane sul DDL Zan, con l’obiettivo di diventare protagonista, per l’ennesima volta, ed ago della bilancia per qualcosa in più di quindici nuovi minuti di celebrità, qualunque critica al Partito Comunista Italiano diventa da detrattrice a costruttiva, da stigmatizzante ad elogiativa, perché nemmeno il più destrorso e moderato dei comunisti di allora avrebbe mai pensato di barattare i diritti delle persone con trastulli egoistici, cercando un consenso altrettanto tale, pervertendo la più genuina natura costituzionale di ogni cittadino in un rampantismo lontano persino dalle origini anglosassoni dell’America del “self made man“.

Ma siccome, poi, tutto diviene realizzabile sotto la caduta verticale del possibilismo, che passa la mano ad un probabilismo nocivo per qualunque tentativo di ritrovata sintonia e fiducia tra rappresentanti e rappresentanti, tra il genericamente inteso, trasversale e interclassista concetto di popolo e le istituzioni.

E se tutt0 diventa dunque possibile, non stupisce che persino il nome di Berlusconi possa entrare a pieno titolo nel pantheon degli aspiranti al Quirinale. Qui non si tratta più di buon senso, di correttezza, di oggettivo rispetto per la quasi laicissima sacralità del ruolo di garante del Capo dello Stato. Tutte facezie che non attengono alla missione cha alcuni partiti si sono dati: emergere dalle loro microbicità, da piccolezze in cui si sono andati a cacciare con tutta la supponenza di cui erano capaci. Questo è peggio delle chiare intenzioni della Lega e di Fratelli d’Italia in merito al governo del Paese.

Regalare alle destre la vittoria sull’affossamento del DDL Zan sarebbe, in questo caso, la dimostrazione migliore (e magari nemmeno l’ultima…) di una fedeltà nuova, passando dalla metà del campo all’altra, oppure giocando al centro, guardando dove va a costruirsi meglio l’azione per fare gol. Poco importa chi segna: l’importante è che quel quella rete sia di vantaggio per chi è in campo e può rimanerci perché premiato dai sondaggi, diventando quindi un alleato certo per rimanere a galla.

Non c’è VAR che tenga, perché non c’è nessuna regola morale cui potersi appellare. Tanto meno la Costituzione: il punto di arrivo di questo lungo tiki-taka giocato contro la democrazia, usando la sfera dei nostri diritti. Scambiando il tutto per una voglia di protagonismo e di potere che finirà per logorarsi e per logorare chi la coltiva in sprezzo di tutto e tutti.

Ma se la Legge Zan invece passerà, sarà allora una doppia, entusiasmante vittoria: contro questo tracotante e becero modo di fare politica e per una stagione nuova dei diritti, delle libertà di tutti. Davvero di tutti.

MARCO SFERINI

7 luglio 2021

foto: screenshot

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