Il salto della quaglia e la porta sbattuta in faccia

Lo squilibrio politico deriva fondamentalmente da una impossibilità ad essere una unità vera e propria: dalla sua nascita, il movimento di Beppe Grillo è stato ed è soltanto il...

Lo squilibrio politico deriva fondamentalmente da una impossibilità ad essere una unità vera e propria: dalla sua nascita, il movimento di Beppe Grillo è stato ed è soltanto il movimento di Beppe Grillo. Nessuna tanto vituperata “ideologia” dietro alle scelte che venivano e che vengono fatte: quindi, di conseguenza, nessuna impostazione politica che prenda una parte come luogo di svolgimento di una parzialità che diventa progetto, programma e, pertanto, impostazione anche ideale per lo sviluppo delle azioni tanto parlamentari quanto social-politiche del movimento.
Viste come categorie anacronistiche, destra, sinistra e centro, con le loro ramificazioni secondarie (a volte primarie ma relegate ad essere delle subordinate anche queste acroniche nel dato momento che viviamo), i Cinquestelle hanno scelto un non-luogo della politica per fare politica e l’hanno fatto mettendo al centro del loro programma una ovvietà che tale dovrebbe essere e che, purtroppo, non è: l’onestà.

Di questo semplice, elementare, fondamentale concetto e modo di interpretare e vivere la vita e la vita politica nello specifico, hanno fatto una zona di sviluppo intersociale e interideologica dove tutto potesse essere compreso. Si sono così trovati fianco a fianco ex missini con ex comunisti, o ancora fascisti con ancora comunisti, magari a braccetto con liberali, repubblicani, cattolici democratici e sanfedisti della nuova ora.
Tutti insieme appassionatamente uniti dall’unico scopo: un odio verso il sistema corrotto della politica di vecchio modello, contro i “partiti” che, insieme alle ideologie, sono il nemico da abbattere dopo le multinazionali che sfruttano il pianeta e lo riducono ad una grande immensa centrale di produzione di ricchezze per pochi.
Arrivano sulla soglia dell’anticapitalismo ma proprio non possono passarla: perché sono ispirati dal capitalismo stesso nella loro più alta dirigenza e perché sono difensori non tanto dei lavoratori e delle lavoratrici come classe sociale, bensì della classe media, di chi produce.
La produzione è al centro della loro attenzione economica: non c’è lotta di classe per i grillini, ma solo lotta per l’onestà. Onesto deve essere chi produce, chi fa politica, chi alimenta, quindi, gli ingranaggi di una società che resterà ingiusta nonostante l’esaltazione massima e il massimo raggiungimento dell’onestà.

Proprio per questo non stupisce il salto della quaglia che avrebbero voluto fare a Strasburgo, dove, con un semplice test su Internet, lanciato dalle pagine del blog di Beppe Grillo, senza nemmeno aver consultato gli europarlamentari direttamente coinvolti, il movimento 5 Stelle sarebbe passato dal gruppo euroscettico e populistico-fascista che comprende anche il leader inglese Farage al gruppo liberale, blasonato e fortemente europeista dell’Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l’Europa guidata da Guy Verhofstadt.

Una mossa spiazzante che ha diviso il movimento che, però, ha votato al 78% per la scelta proposta loro da Beppe Grillo. Una ratifica, quindi, a pieno consenso e che evidenza, tuttavia, come qualunque gruppo proposto del tutto probabilmente sarebbe andato bene alla maggioranza delle iscritte e degli iscritti al movimento. Magari con l’eccezione di quei gruppi troppo caratterizzati ideologicamente, tipo quello nazionalista di Marine Le Pen o quello della Sinistra Unita – Verde nordica dove siedono i deputati comunisti tanto di Izquierda Unida, de L’Altra Europa con Tsipras o Podemos.

I liberali e i democratici sono termini elastici: lo dimostra il PD. Dentro alla parola democrazia si può far stare tutto e il contrario di tutto. Così anche i grillini, da oggi, hanno in comune la parola democrazia sul piano meramente politico. Sono in un gruppo democratico che è l’esatto opposto del gruppo in cui si trovavano prima.
Sosteneva Beppe Grillo che così, con l’arrivo dei loro diciassette eurodeputati, il gruppo dell’ALDE sarebbe diventato la terza forza del Parlamento di Strasburgo e vi sarebbe stata, quindi, maggiore capacità di incisività politica nelle decisioni da prendere e votare. Numericamente sarebbe stato vero. Ma politicamente non si può negare che chi ha sempre tuonato contro i cambi di casacca singoli ora abbia, europeisticamente parlando, provato a cambiare casacca in gruppo: da gruppo a gruppo… Vi hanno provato e non vi sono riusciti. Perché questa è una storia in divenire, nel corso delle ore e non di giorni.

Resterebbe, se fossimo su un piano di realtà concreta dei fatti e delle azioni e non aderenti soltanto ad una strategia in parte comunicativa (per ottenere attenzione per qualche giorno sulle pagine dei giornali, di Internet e delle televisioni) e in parte di distrazione da ciò che accade in quel di Roma, da capire come si può stare in un gruppo che vuole smembrare l’Europa in tanti piccoli nuovi stati completamente sovrani e tendenzialmente autarchici prima e, poco dopo, entrare nel gruppo che invece va nella direzione assolutamente opposta.
Il movimento ha bisogno di una rispettabilità istituzionale, la cerca anche in Europa: si prepara in tempi celeri a governare dalla capitale l’intero Paese e, pertanto, deve scrollarsi da addosso le incrostazioni portate dalle dicerie di essere un pericolo per i poteri forti, per le banche, per i capitalisti, per chiunque faccia girare gli ingranaggi di un capitalismo che loro vogliono “onestizzare”, rendere una società vivibile per tutti. Una utopia, questa sì veramente. Il comunismo è, al confronto, una realtà realizzabile domani mattina. Se solo lo volessero tutti gli sfruttati e se solo esistesse un partito comunista in ogni paese capace di unirsi agli altri e di far marciare le lotte verso una unica direzione almeno continentale…

Ma il movimento 5 Stelle punta ad uno status quo dove migliorare il rapporto di qualità tra capitale e politica rappresentativa: eliminare la corruzione non vuol dire eliminare le diseguaglianze, ma la percezione generale sarà quella di un mondo dove chi ruba ha sempre il ruolo di ladro riconosciuto legalmente dal sistema delle merci (quindi il padrone) e chi è derubato lo sarà legalmente, sistemicamente anzi, ma non avrà più la percezione di essere derubato due volte, ossia anche da chi rappresenta gli interessi economici nei palazzi istituzionali.
Perché il problema, ricordatevelo, non è il sistema capitalistico ma i politici disonesti. Tolti questi, il sistema può essere accettato, accettabile e persino condivisibile. Che sottragga a miliardi di persone sulla terra ricchezze immani e le concentri nelle tasche dell’1% della popolazione, in appena 62 individui capaci di avere, come abbiamo già scritto, il potere economico di oltre la metà dell’intera umanità presente sul pianeta, poco conta…
Ciò che conta è che gli accaparratori, gli speculatori, i padroni, i finanzieri siano “onesti” nel senso di onestà dato e concesso dal sistema capitalistico stesso. Un sistema di disonesti per natura di sistema stesso che attribuisce patenti di onestà a tutti gli altri…
Il salto dal gruppo di Farage a quello di Verhofstadt sarebbe stato dunque così misterioso? Affatto: dove si va, si va: non si mette in discussione il potere del capitale, tutt’al più si destabilizzano determinati poteri rispetto ad altri. Xenofobi o populisti, liberali o liberisti pari sono. Tutto questo potrebbe forse essere di più un dogma fideistico. Perché alla morte delle ideologie proclamata anche da Beppe Grillo, si è sostituita la nascita dei dogmi politici da ratificare via Internet.

Salvo poi essere rifiutati nel gruppo nuovo che si è scelto come dimora a Strasburgo. I liberal-liberisti hanno detto di no: non vogliono sedere banco a banco con i grillini e per evitare ciò rinunciano ad essere la terza forza parlamentare europea in quanto a numeri. E secondo Grillo il sistema avrebbe tremato davanti a così tanta forza rivoluzionaria! Passare da un gruppo xenofobo ad uno conservatore in quanto liberale e liberista.
Se non fosse per le proposte che fa, era più rivoluzionario (in quanto anti status-quo) Farage di quanto non lo sia Verhofstad che, pure, aveva concluso l’accordo con Grillo. Insomma, entrambi sono stati smentiti: Grillo dai suoi, salvo essere indotti al voto a favore, e Verhofstadt da sei componenti del suo gruppo, azzoppandosi così nel cammino verso la presidenza del Parlamento Europeo. “Colpa del sistema, dell’establishment!”, tuona il comico genovese dal suo blog. Il sistema avrebbe, quindi, tremato per il tentativo dei Cinquestelle di penetrare nei suoi gangli politici liberisti.
Nessun tremore, caro Grillo. La BCE non ha tremato e nemmeno la Merkel. Hai sbagliato tattica: forse hai fatto il passo più lungo della gamba. E la gamba, che non ti voleva seguire, ti ha poi seguito, ma la porta non si è parte e sei rimasto lì davanti ad aspettare il nulla, col risultato che i tuoi deputati finiranno nel gruppo misto, quelli senza componente.
Una vera vittoria! Nemmeno di principio, perché non è avanzata nessuna istanza “ideale” del movimento e ha mortificato persino il voto online delle iscritte e degli iscritti. Un vero capolavoro…

Ma al dogma grillino non c’è mai fine: non fatevi domande, approvate solo le risposte che vi vengono date. E la rispossta è: “Abbiamo fatto tremare l’establishment”. Se vi basta, è la verità. Se non vi basta, allora forse vi siete accorti che il movimento non è vostro ma solo di chi oggi gli ha fatto fare un grande ruzzolone e una gran brutta figura politica, istituzionale e internazionale.

MARCO SFERINI

10 gennaio 2017

foto tratta da Pixabay

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