E’ come fare un salto indietro nel tempo di 36 anni e tornare a prima del 1987, anno in cui con un referendum gli italiani si espressero chiaramente contro l’energia nucleare. Un no poi ribadito nel 2011 con un secondo referendum, ma annullato ieri alla Camera grazie al voto su una mozione della maggioranza che introduce anche il nucleare nel mix energetico nazionale come «fonte alternativa e pulita per la produzione di energia».

Un colpo di spugna che riapre la strada alle centrali nucleari nel nostro paese e reso possibile anche grazie ad Azione e Italia viva che hanno votato con il centrodestra. Ringrazia il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin secondo il quale «il nucleare di quarta generazione, secondo gli scienziati, è sicuro quanto pulito». Esulta Matteo Salvini: «l’Italia non può permettersi di essere fermata dai no pregiudiziali», dice il ministro dei Trasporti.

Inevitabilmente, la scelta del Terzo polo viene vista come un tradimento: «Votando con la destra – attaccano Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Alleanza Verdi e Sinistra – conferma le parole della premier Meloni che aveva già individuato in Calenda un suo possibile alleato». E Bonelli promette un terzo referendum che, annuncia, questa volta «sarà tra innovazione e conservazione».

La mozione votata ieri era stata presentata alla Camera da 46 deputati di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. Fra le altre cose impegna il governo «al fine di accelerare il processo di decarbonizzazione dell’Italia, a valutare l’opportunità di inserire nel mix energetico nazionale anche il nucleare quale fonte alternativa e pulita per la produzione di energia».

Il documento chiede inoltre all’esecutivo di «partecipare attivamente, in sede europea e internazionale, a ogni opportuna iniziativa volta ad incentivare lo sviluppo delle nuove tecnologie nucleari» con lo scopo di «includere la produzione di energia atomica di nuova generazione all’interno della politica energetica europea».

Calenda rivendica come un successo l’esito del voto alla Camera: «Un passo avanti nel tentativo di smantellare la narrazione ideologica e demagogica contraria all’utilizzo di questa tecnologia», scrive su Twitter il leader di Azione. «Avanti così. Senza il nucleare è impossibile raggiungere la neutralità climatica entro il 2050».

Non la pesa allo stesso modo il vicepresidente della camera Sergio Costa (M5S) che definisce il voto a Montecitorio «una foglia di fico: si parla di nucleare di quarta generazione che di fatto non esiste, un nucleare definito addirittura pulito e sostenibile. Una chimera, non esiste in nessun altro paese».

Per il dem Christina Diego, invece, «la maggioranza vuole riportare sul tavolo una discussione in modo approssimativo, confuso, senza alcuna strategia», mentre invece servirebbe prima finire di smantellare le vecchie centrali, fare i deposito nazionale delle scorie e poi concentrarsi sulla fusione.

RED. INTERNI

da il manifesto.it

Foto di Intelligentsia (EarthAcademy.org)