Decreti di redenzione

Pare che dopo cinque riunioni al Ministero dell’Interno, finalmente le forze della maggioranza di governo abbiano trovato la quadra per superare l’ignominia dei “decreti sicurezza” di impronta giallo-verde. Ce...
Giuseppe Conte e Matteo Salvini nel 2019

Pare che dopo cinque riunioni al Ministero dell’Interno, finalmente le forze della maggioranza di governo abbiano trovato la quadra per superare l’ignominia dei “decreti sicurezza” di impronta giallo-verde.

Ce l’hanno (forse) fatta a mettere da parte la vergogna (incivile) peggiore nel diritto italiano dopo le leggi razziali fasciste del 1938.

Nonostante il cambio dei colori, da verde a rosso (o rosa…), il tempo del daltonismo è stato fin troppo elasticizzato sotto il peso delle controversie interne al Movimento e a quelle tra questo e le altre forze di governo.

Ce l’hanno fatta (forse) quindi con un colpevole ritardo: un anno per pensarci, per mettere mano ai testi; prima affermando che si sarebbe trattato solo di una lieve modifica; poi, sull’onda anche dell’emergenza sanitaria e della gestione dei flussi migratori, nonché del cosiddetto “ordine pubblico” (parecchio alterabile per le reazioni uguali e contrarie alle disposizioni sulle limitazioni di libertà dovute alla pandemia), si è piano piano parlato di superamento.

Oltre, dunque. Oltre leggi stridenti con ogni minima parte della Costituzione dove si proclama l’eguaglianza dei diritti civili e sociali; dove si afferma il dovere della Repubblica a non lasciare nessuno indietro, a soccorrere chi ha bisogno di aiuto, quindi a non lasciare che nessuno muoia nelle sue acque territoriali, ma anche ai margini, anche laddove il confine invisibile sui flutti si perde.

Un atto di questo tipo è più di una semplice riforma di una legge infame: è una sorta di catarsi redentrice. Staremo a vedere se lo sarà davvero, entrando nei meandri delle nuove misure che sono ancora in stampa e che presto andranno all’esame del Parlamento.

(m.s.)

foto: screenshot You Tube

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Lo stiletto

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