Le cinque giornate di sciopero di Cgil e Uil si chiudono con le piazze del Sud piene e un’adesione «del 70%».

Campania, Puglia, Basilicata e Calabria danno la spinta finale alla mobilitazione «Adesso Basta» contro la manovra. Con la promessa fatta da Maurizio Landini a Napoli: «Il governo dice che durerà 5 anni? Noi c’eravamo prima e ci saremo dopo», a conferma che la battaglia sarà lunga.

Pierpaolo Bombardieri a Bari è invece al solito durissimo contro il ministro Salvini che giovedì ha definito «indegno» lo sciopero nelle ferrovie per chiedere sicurezza dopo l’ennesima tragedia al passaggio a livello in Calabria: «Indegno di un paese civile che muoiano persone sul lavoro, non lo sciopero che lei vuole sempre precettare».

Lo sciopero di otto ore interessa tutti i settori ad esclusione di quelli pubblici, dei trasporti, di scuola, università, ricerca e Poste, che si sono astenuti dal lavoro a livello nazionale il 17 novembre scorso.

Sulla base dei dati fin qui pervenuti dai territori e dalle categorie del Mezzogiorno, si registra un’alta partecipazione allo sciopero in tutti i settori con punte del 100% alla Lidl di Taranto, allo stabilimento La Doria di Fisciano, in provincia di Salerno, alla General Electric di Foggia.

Sciopero riuscito alla Rummo di Benevento (95%), all’Heineken di Taranto (70%), allo stabilimento Natuzzi di Matera (94%), alla Dalmine di Potenza (90%). In Basilicata l’indotto Eni registra un’adesione del 98%, in Calabria all’Italgas si è raggiunto il 70% di astensione e alla Sielte il 90%.

Landini e Bombardieri continuano ad attaccare la legge di Bilancio «sbagliata» che «non ha il consenso della maggioranza del paese». A non fermarsi finché non porteranno a casa risultati, dai salari alle pensioni, dalla sicurezza sul lavoro al fisco, dalla sanità agli investimenti. Cgil e Uil parlano di piazze «strapiene» – a Catanzaro, Cosenza, Potenza, Reggio Calabria, oltre Bari e Napoli – e di una adesione allo sciopero in media del 70%: «Non siamo che all’inizio di questa mobilitazione», avverte Landini perché oltre a cambiare la legge di Bilancio, «noi vogliamo cambiare le leggi sbagliate di questi anni e fare quelle riforme di cui il Paese ha bisogno».

Lo conferma Bombardieri: «Queste piazze vogliono cambiamento: oggi non finisce la nostra mobilitazione. Sarà una battaglia lunga, dura, ma con questa partecipazione la vinceremo».

Il bersaglio sono le scelte «non giuste» del governo e una manovra che resta sbagliata perché l’incontro di martedì scorso a Palazzo Chigi non ha risolto i nodi e le correzioni che il governo Meloni si è impegnato a fare, con l’atteso maximendamento, sulle pensioni dei medici e degli altri lavoratori pubblici interessati dai tagli sui rendimenti: il testo è ancora sconosciuto e le difficoltà a far quadrare i conti – i 2,1 miliardi da qua fino al 2043 – e a evitare differenziazioni fra lavoratori che porterebbero all’incostituzionalità della norma.

Partite venerdì 17 novembre, con lo stop dei trasporti precettato dal vicepremier e ministro Matteo Salvini, le cinque giornate di Cgil e Uil hanno mostrato un legame forte con i territori. «Il mondo del lavoro è stanco. La gente non sciopera mai per sport perché lo sciopero costa. La discussione, se vuoi evitare gli scioperi è risolvere i problemi che le persone pongono», attacca Landini che torna anche a chiedere il salario minimo e una legge sulla rappresentanza.

Entrambi rilanciano lo sviluppo del Mezzogiorno: «Con questa manovra è ancora più indietro», sostiene Bombardieri. E rivolgono lo sguardo ai giovani: «Non c’è futuro se vanno via dal nostro paese», insiste Landini.

Non mancano le crisi industriali, a partire dall’ex Ilva di Taranto: se si va avanti così e fossero confermate le voci della fermata dell’altoforno 2, lo stabilimento rischierebbe davvero di chiudere, è l’allarme che rilanciano i Fiom, Uilm e anche Fim Cisl. Qui la battaglia è unitaria.

MASSIMO FRANCHI

da il manifesto.it

foto tratta dalla pagina Facebook nazionale della CGIL