Ave, Cesare

Non si può chiedere a chi non possiede strutturalmente una morale di poterne avere una. Non lo si può fare perché, se sei l’amministratore delegato della più grande industria...
Cesare Romiti

Non si può chiedere a chi non possiede strutturalmente una morale di poterne avere una. Non lo si può fare perché, se sei l’amministratore delegato della più grande industria italiana vuol dire che sei completamente immerso nelle dinamiche del capitalismo più sfrenato.

Il capitalismo non può essere moralizzato, ma molto spesso pretende di farci la morale. Pretendono di farcela tutti coloro che sono al suo servizio, che hanno gestito per conto terzi lotte antisociali per salvaguardare privilegi che venivano tutelati con grandi finanziamenti di Stato quando c’era il “rischio di impresa“.

Non si poteva chiedere a chi è vissuto in questo contesto di fare ammenda, di battersi il petto, quando era in vita; figuriamoci se è pensabile chiedere agli esegeti del post-mortem, del dopo, agli analisti economici e storici di dare un giudizio moralmente severo su altrettanta severità nel contratare fondamentali esigenze di giustizia sociale.

Se tutto questo non lo si può chiedere, ebbene non ci si chieda di versare lacrime o di fare finta di essere contriti e addolorati. Non è cinismo di classe, ma semmai coscienza di classe. E’ odio di classe: quello sottolineato più volte da Edoardo Sanguineti, a cui faceva appello, a cui si rivolgeva perché rinvigorisse le passioni politiche e sociali dei moderni proletari.

I morti appartengono ad un’altra dimensione… Ma se in vita hanno fatto di tutto per campare bene a scapito di milioni di lavoratori, non meritano nessuna lacrima, nessun cordoglio, nessun rimpianto nella dimensione in cui ancora noi siamo.

Il miglior modo per disonorarli e incorniciarne la memoria adeguatamente, è costruire una società esattamente capovolta rispetto a quella in cui si pensa di vivere, ma alla fine si finisce sempre e soltanto per “tirare avanti“.

(m.s.)

foto: screenshot

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