A proposito di nazismo

Ai negazionisti delll’Olocausto, del Porrajmos e dei tanti stermini perpetrati dal Terzo Reich e dai fascismi di ogni modello, va ricordato prima di tutto che furono gli stessi nazisti...
Hitler saluta le "camicie brune" radunate a Weimar nel 1930

Ai negazionisti delll’Olocausto, del Porrajmos e dei tanti stermini perpetrati dal Terzo Reich e dai fascismi di ogni modello, va ricordato prima di tutto che furono gli stessi nazisti a raccontare nelle loro memorie quanto accaduto sotto il regime di Hitler.

Mi permetto di consigliare la lettura di alcuni libri di cui ho usufruito in questi anni per approfondire la conoscenza su quei dodici anni infernali per la Germania e per il mondo:

Albert Speer (“l’architetto del diavolo”), che espresse una dissociazione dal suo passato nazista al processo di Norimberga, scrisse in seguito le “Memorie del Terzo Reich” (ed. Mondadori, collana Oscar);

– Karl Dönitz, il grande ammiraglio designato da Hitler suo successore dopo l’espulsione di Hermann Göring e Heinrich Himmler dal partito negli ultimissimi giorni del bunker, ha ricordato quasi tutto in “Memorie. Dieci anni e venti giorni” (ed. Garzanti);

Franz von Papen, ambasciatore tedesco in Turchia, già vicecancelliere del primo governo Hitler, ha anch’egli scritto delle “Memorie” che in Italia si possono reperire presso le edizioni “Cappelli” di Bologna;

– da non trascurare anche il testamento di Hitler che si può trovare nelle edizioni Bompiani, naturalmente il “Mein kampf” edito sempre da Bompiani e anche dalla Kaos Edizioni con una prefazione utilissima di Giorgio Galli.

In secondo luogo, ai sostenitori delle bontà della politica hitleriana sia interna sia internazionale, andrebbe ricordato che mostrare stima per tutto ciò vuol dire non “avere una opinione politica” genericamente intesa, volta ad una visione della società che rientra comunque nei cardini costituzionali, ma avere una opinione politica che rimanda alla considerazione della superiorità come eccellenza, come elemento di prevalenza del forte sul debole, come origine di ogni sopraffazione, come giustificazione per ogni atto di limitazione dei diritti sociali, civili, morali delle persone individuate come “inferiori”.

Grammaticalmente parlando si tratta di frasi. Moralmente parlando di aberrazioni. Politicamente parlando siamo davanti ad un reato: esaltare Hitler o Mussolini, il nazismo o il fascismo è dichiarare che si ritiene giusto quel modello antisociale che ha portato allo sterminio di milioni di persone sulla base proprio del concetto centrale della Weltanschauung nazista: gli esseri reputati forti devono prevalere sui deboli. Cosa sia la forza e cosa sia la debolezza è stabilito da una sorta di ritorno al privimitivismo dei diritti, per cui forte è chi non decide di mettere la sua capacità al servizio di tutti ma ne fa un utilizzo personale per prevalere e dominare.

Come tutto ciò sia stato messo in pratica lo si è visto.

Non penso servano leggi per limitare la libertà anche di sbagliare pensiero, di cadere in macroscopici errori e inciampi storici e politici.

Penso che si debba prevenire questi errori e penso che chi vi incappa dovrebbe accorgersene per via di un paragone tra sé stesso e l’intera società che avrebbe dovuto ormai acquisire i valori della Costituzione, dell’antifascismo e anche del metodo storico, di ricostruzione dei fatti attraverso le indagini, le fonti e la comparazione delle più diverse versioni degli accadimenti per trarne le conclusioni debite seguendo sempre la verità oggettiva che, in qualche modo, alla fine viene fuori. Anche se rimane nell’ombra per via di trame che la secretano, che la fanno permanere in uno stato di dubbio per tutti coloro che invece vorrebbero conoscerla.

(m.s.)

Foto di Bundesarchiv, Bild 102-10541 / Georg Pahl / CC-BY-SA 3.0, CC BY-SA 3.0 de, Collegamento

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