Quel giovane saluto romano ci chiede risposte

Davanti ad un banchetto per il NO al referendum del 20 e 21 settembre passa tanta gente. Qualcuno tira dritto, qualcuno invita a risparmiare il volantino perché già è...

Davanti ad un banchetto per il NO al referendum del 20 e 21 settembre passa tanta gente. Qualcuno tira dritto, qualcuno invita a risparmiare il volantino perché già è convinto del suo voto contro il taglio del Parlamento; qualcun’altro si dice invece persuaso dalle ragioni del SI’: perché deputati e senatori sono troppi, perché sono ladri, perché la casta… e, come in una conchiglia di mare, si sente lontana l’eco delle ondate di “vaffanculo” con cui iniziò l’avventura populita grillina.

Passano molti giovani: le scuole non sono ancora iniziate e il passeggio del pomeriggio tardo, dopo qualche nuotata, è un rito. Sono a gruppi di sei o sette. Rigorosamente tutti senza mascherina. Ma questo è un dettaglio, visto cosa accade al Billionare. Semmai, prima di rimproverare questi ragazzi va rimbrottato lo stile di vita dei loro fratelli maggiori, delle loro sorelle, dei genitori e di chiunque si voglia che organizza grigliate con quaranta persone, serate da sballo e da Covid-19, vacanze contagiose.

Passano i giovani: c’è chi è interessato, chi alza gli occhi al cielo per evitare lo sguardo del volantinatore, per far capire che proprio men che meno gliene frega di qualunque voto, della politica.

E’ messo nel conto. Poi passa un gruppetto con l’aria della sfida da pochi secondi, giusto alzare un braccio a dita tese e borbottare qualcosa su Mussolini e sul fascismo. «E’ apologia di reato», replica chi distribuisce i volantini per il NO. «E che cosa cazzo vuol dire???», risponde il ragazzo un po’ colto di sopresa. Forse pensava di venire apostrofato con qualche termine consueto, come “fascista”. Invece no. Una domanda strana, che proprio non capisce mentre, avanzando e perdendosi nel resto delle gente che cammina, si incrocia, si evita, scompare nel buio di alti porticati.

Per emulazione, il ragazzo può aver capito che fare il saluto romano davanti a chi mostra cartelloni con scritto che “La Costituzione si difende, non si taglia“, oppure “Tagliamo i privilegi e non il Parlamento“, può essere un gesto di sfida: lo fanno in tanti. Contro i comunisti, contro i gay, contro gli zingari, contro i negri e i migranti, perché non si potrebbe esibire il braccio teso passando davanti ad un gruppo di persone che protestano e che sono facilmente identificabili come “di sinistra“, visto che non si vedono bandiere della Lega o con la fiamma tricolore e nemmeno ossessioni compulsivo-elettorali per scattare selfie con tutti o felpe con nomi di città indossate sopra altre maglie.

Del resto, fa caldo, le felpe meglio d’inverno… Tant’è il ragazzo, nell’andarsene, si volta e replica il saluto romano. Ma un po’ meno impetuoso. Sarà perché deve voltarsi e il movimento della torsione unitamente all’estensione di omero, radio e ulna non è così semplice se poi sei pure in movimento.

Tralasciamo pure il gesto. Che esista piena consapevolezza su cosa significhi davvero, ci si permetta di avere tutti i dubbi del caso. Soprattutto perché ciò deriva dalla mancanza di conoscenza sull'”apologia di reato“, cioé sul manifestare esplicitamente sostegno ad una ideologia e movimento criminale come il fascismo.

Che cos’è una apologia? Partiamo dal termine: proviene dal greco “απòλoγος” e letteralmente significa “difesa“: fare apologia, dunque, vuol dire difendere, sostenere con argomentazioni, azioni, gesti qualcosa, qualcuno, qualche idea che sono apertamente contrari alle leggi che regolano il comune vivere civile e sociale. L’apologia di reato è l’esaltazione di ciò che è contrario alla storia attuale del paese in cui si vive, variando da zona a zona, da continente a continente, ma conservando quella caratteristica universale.

In Germania, ad esempio, se ti metti ad inneggiare al signor Hitler e alla cricca di intelligenti megalomani, sadici e lunatici che lo sostenevano, fai per l’appunto apologia di reato. In Italia pure, ma in particolar modo se inneggi al fascismo, a Mussolini e tutta una serie di comportamenti che violano i fondamentali diritti umani e costituzionali.

Il problema di quel ragazzo non è la conseguenza (il saluto romano); semmai lo è l’antefatto: lui non sa cosa sia l’apologia di reato e, se ne desume, che quindi nemmeno abbia gli strumenti conoscitivi storici, politici, persino morali per discernere tra chi ha costruito la Repubblica nel dopoguerra, cosa realmente ha diviso fascisti da antifascisti e viceversa e in che Stato si trovi a vivere oggi.

Non è soltanto una mancanza di nozioni storiche: a queste importanti lacune si somma una percezione moderna, dilagante sulla cancellazione della vergogna nel dirsi e mostrarsi all’opposto rispetto ai valori democratici, repubblicani quindi antifascisti, solidali e umanitari. Almeno due generazioni recenti, trentenni e quindicenni in questo 2020 così disgraziato, hanno in parte assorbito la legittimità consegnata a forze politiche apertamente fasciste, ma nominalmente non tali, che si possono presentare alle elezioni, che quindi partecipano a dibattiti televisivi a cui vengono soventemente invitati i loro esponenti per provocare reazioni scomposte, esacerbare gli animi e creare una dissociazione tra ceti popolari e rappresentanza istituzionale.

L’opera di revisionismo della storia portata avanti dalla fine degli anni ’80 ad oggi è il basamento su cui si è costruita la sostenibilità di una nuova forma dialettica della politica che basasse, grazie all’uso e all’abuso della democrazia, sul riconoscimento del diritto universale all’esposizioni delle proprie convinzioni. La riconducibilità al fascismo, a quel punto poco conta, perché meno pericolosa della riconversione moderna di tutti i tratti antisociali, intolleranti, apertamente violenti e squadristrici, razzisti e xenofobi, omofobi e antizigani, totalitari e muscolari del fascismo tradotti – apparentemente – in concetti imbelliti e rinnovati; rinverginati e resi accettabili da un mondo della cultura e del giornalismo che non osa opporvisi nettamente.

A meno che non accada qualcosa di veramente grave, che oltrepassi il “tollerabile“. C’è una zona grigia, dunque, dove è consentito, nonostante l’apologia di reato, permettersi azioni e frasi che restano sul crinale divisiorio tra legalità e illegalità, tra aspirazione al fascismo del nuovo millennio e dichiarazione esplicita dell’essere fascisti.

Le organizzazioni dell’estrema destra italiana hanno trovato il modo di dialogare con i sovranisti rappresentati in Parlamento che sono diventi il volto rispettabile di una galassia di facinorosi avversari della democrazia, della Costituzione e della Repubblica nata dalla Resistenza che vogliono – democraticamente, si intende! – cambiare in una Repubblica presidenziale, magari anche monocamerale, dove si discute di meno, dove – dicono – si fanno i fatti.

E’ comprensibile che un quindicenne non conosca se non una vaga storia della Seconda guerra mondiale, dello sviluppo dei fascismi in Europa e in altri continenti. E’ comprensibile ed inquietante perché ci riconduce a ciò che è peggio: il fatto che non sappia cosa è giusto in questa nostra democrazia imperfetta e cosa non lo è. Il fatto che quel gesto, quel saluto romano riconduca al saluto nazista, ad un passaggio storico omicidiario di massa, mai conosciuto nelle plurimillenaria storia dell’evoluzione (dis)umana, per quel giovane è forse ben poca cosa se non porta dentro di sé valori che neghino qualunque sopraffazione da simile a simile, da umano ad animale, verso chiunque, verso qualunque cosa lo circondi.

E’ il riconoscimento di un’etica civile che è morale condivisa, proveniente da una acquisizione progressiva, tanto nella scuola quanto nella vita sociale, famigliare o amicale che sia, che alla fine diventa il costrutto su cui il giovane cittadino deve diventare uomo consapevole dei propri diritti accompagnati ai propri doveri rispetto a quelli altrui.

Quel saluto romano esibito per qualche secondo, quell’interrogativa risposta su cosa mai fosse l’apologia di reato è la denuncia più semplice e chiara del fallimento comunicativo di tutta una fase storica che si allontana sempre più e che va coltivata con la memoria giorno per giorno, per arginare certamente i fenomeni folkloristici neofascisti ma, soprattutto, per frenare l’avanzata dei messaggeri indiretti del nuovo autoritarismo, del ricorso al nazionalismo come elemento unico di crescita civile, morale, intellettiva e sociale.

Potremo anche conservare alla lettera la Costituzione, parola per parola, ma rimarrà un testo morto se non lo faremo rivivere grazie a tutto ciò che la Carta regola e prevede nell’organizzazione della Repubblica: nella quotidianità delle nostre vite. Per farlo occorre ricostruire grandi associazioni di massa, grandi partiti di massa che interpretino lo spirito democratico, sociale e antifascista di un Paese che deve rivivere il suo passato migliore attualizzandolo. Quello della Resistenza al nazifascismo, quello della ricostruzione unitaria di un sentimento collettivo che metta a tacere qualunque forma di individualismo esasperato, di egoismo frutto del rampantismo peggiore.

Per questo non ci si può arrendere al riformismo interclassista, ma serve far viaggiare di pari passo la modernizzazione costituzionale con quella di una nuova sinistra comunista capace di mostrare tutti i collegamenti tra interessi autoritari e sovranisti con gli interessi dei grandi imprenditori, della grande industria, dello spietato mondo degli affari.

Mostrare a quel ragazzo il suo futuro da precario gli farà abbassare quel braccio per domandarsi, finalmente, cosa possa fare per vivere dignitosamente senza rincorrere l’odio verso chi gli è uguale: sia esso bianco, nero, giallo; sia esso italiano o no. Mostrare a quei tanti ragazzi cosa sia l’umanità è fare una grande lezione di storia, di attualità e soprattutto di futuro.

MARCO SFERINI

29 agosto 2020

foto tratta da Wikipedia

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