Mascherina mia, mascherina tua

Ce lo dobbiamo dire: le manifestazioni sono socialità e servono a ripristinare il carattere popolare della politica. Ne ho vissute tante e spero di viverne ancora molte. Però, se...

Ce lo dobbiamo dire: le manifestazioni sono socialità e servono a ripristinare il carattere popolare della politica. Ne ho vissute tante e spero di viverne ancora molte.

Però, se critichiamo Salvini per gli assembramenti che crea con i suoi raduni sovranisti o i paleozoici color Aperol che negano di tutto e di più, dobbiamo anche ammettere che le immagini – ad esempio – dalla manifestazione del 30 giugno antifascista a Genova non rincuorano in quanto a sicurezza sanitaria e senso civico.

Vi sono state manifestazioni, come quelle dei metalmeccanici, che invece hanno trovato il modo di essere svolte ed esprimersi facendo della distanza personale un elemento coreografico da sottoporre all’attenzione di tutti i mass media.

Io porto la mascherina ogni giorno quando metto piede fiori casa. Lo faccio prima di tutto per rispetto degli altri e per seguire le precauzioni che tutte e tutti dovremmo avere reciprocamente se davvero fossimo una comunità civile.

Invece assisto, tanto di giorno quanto di notte, a spettacoli di decine di persone che si radunano nelle piazze come se il Coronavirus fosse un ricordo, una pagina del passato recente ormai voltata. Decine di giovani, che fa bene al cuore vedere festanti, mangiano il gelato e fraternizzano senza mantenere alcuna distanza, senza indossare alcuna mascherine.

Grande responsabilità di questa alterazione della percezione del pericolo è da attribuire all’informazione giornalistica e alla confusione creata dalla concorrenza spietata nel campo delle notizie eclatanti da dare a tutti i costi. Punti e contrappunti che non aiutano a fare chiarezza molto elementare per una informazione di massa che sia universalmente comprensibile.

Se si è antifascisti si dovrebbe avere a cuore il bene comune prima di tutto, sopra ogni cosa.

Se si è magari solamente dei cittadini, spensieratamente “apolitici” (il che non è detto affatto che sia un bene), dovrebbe essere proprio il civismo a richiamarci individualmente alla costruzione di una barriera sociale contro l’emergenza sanitaria.

A me fa piacere proteggervi quando mi metto la mascherina e mantengo le precauzioni ricordate molto correttamente dal ministro Roberto Speranza a Cartabianca.

Sarei molto più contento e mi sentirei più parte di questo Paese e della mia parte politica e sociale se tanto gli antifascisti quanto i semplici cittadini avessero nei confronti degli altri il rispetto che, personalmente, cerco di mantenere integro ogni giorno.

Nonostante i comportamenti scorretti facciano venire voglia di agire esattamente al contrario…

(m.s.)

1° luglio 2020

Foto di Alexandra_Koch da Pixabay

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Lo stiletto

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