Il negazionismo è un crimine contro l’umanità

Un tempo sui muri delle città qualche anima pietosamente buona – a dire il vero un po’ imbrattatrice… – scriveva e scriveva più volte: «Leggi Marx». Poi è arrivato...

Un tempo sui muri delle città qualche anima pietosamente buona – a dire il vero un po’ imbrattatrice… – scriveva e scriveva più volte: «Leggi Marx». Poi è arrivato il coronavirus e allora s’è reso obbligatorio un aggiornamento: «Resta a casa e leggi Marx».

Evidentemente non hanno seguito questa sollecitazione i negazionisti del Covid-19 che attribuiscono agli interessi dei grandi capitalisti e dei grandi finanzieri lo scopo di accumulare sempre più ingenti somme di denaro per… far fuori un terzo dell’umanità… Così sostengono alcuni celebri esponenti di questo variegato mondo dove si sommano tante di quelle fantasticherie che solo uno scrittore dalla penna acuta come Asimov o, meglio ancora, come Wells, avrebbe forse potuto immaginare.

Il paradosso è emblematico e paradigma dei tempi: quando si è detto, più volte, che manca una cultura di massa, non si è mai inteso fare riferimento ad un acculturamento accademico nelle diverse discipline di studio. Non possiamo essere tutte e tutti esperti di diritto, costituzionalisti, medici, dottori in fisica, sociologi o storici.

Ma la tentazione tuttologista è diretta discendente del pressapochismo con cui molti organi di informazione hanno trattato i temi più importanti di questi decenni: facendone eterni dibattiti che si sono retti non tanto sulla capacità dialettica di chi si esprimeva, quanto sulla creazione di eserciti contrapposti, fazioni vere e proprie che hanno avuto il solo scopo di esacerbare gli animi per creare delle false partigianerie fondate sul niente.

Ciò è servito ad alcune forze politiche per dividere l’opinione pubblica e farne uno scombinato e disarticolato luogo di avversione dove non è arrivati ad una sintesi o ad un mantenimento rispettoso dei differenti punti di vista: sovente si è creata quella divisone trasversale e draconiana che ha lacerato il Paese e l’ha reso – agli occhi e agli interessi di qualcuno – più malleabile e gestibile, meglio deformabile a seconda degli interessi che venivano emergendo.

La pandemia sembrava aver sconvolto questi schemi, riunificato la popolazione nel comune sforzo di lotta contro il Covid-19: tutti chiusi in casa, repressi nelle nostre mura domestiche ad inventarci nuovi modi di suddividere il tempo per scrivere, leggere, fare il pane, rispolverare la bici da camera e fare ginnastica, yoga, meditare e magari pure vedere quei film mai visti fino in fondo o giocare interminabili partite a scacchi su Internet.

Pareva un mondo di resistenza quasi idilliaca nel mezzo dell’esplosione della fase acuta di marzo e aprile: dai balconi si cantava l’Inno di Mameli, si esponevano i tricolori repubblicani e ci si salutava come mai si era fatto prima. Per anni il tuo vicino di palazzo era stato un perfetto estraneo per te? Il coronavirus aveva sciolto l’incantesimo soporifero, facendoti conoscere chi prima era un solo una porta chiusa, un numero civico, uno cui avevi attribuito un nomignolo, un soprannome non sapendo nemmeno il suo di nome.

Lo slogan rincuorava tutti: “Andrà tutto bene“. Ben presto ci siamo resi conto che non sarebbe stato così, che la traversata era lunga e che non sarebbe finita con l’arrivo dell’estate.

Ed intanto arrivava prepotentemente sulla scena il fronte inaspettato, quello non tanto dei critici politici o sociali sulle misure introdotte dal governo, ma quello dei “No vax” e dei “No mask“, dilagante tramite i social, confratello di altre teorie complottiste che sostengono che la Terra è piatta, che gli alieni ci hanno generato come esperimento per colonizzare il pianeta, che esiste uno Stato nascosto, sotterraneo, una sorta di impero del male dove si farebbero i peggiori esperimenti sugli esseri umani e, infine, che i vaccini altro non sarebbero se non veicoli di introduzione di microchip introdotti nel nostro corpo per controllarci, magari surriscaldarci la temperatura e farci morire nel peggiore dei casi e a piacimento magari di qualche magnate capitalista riunito nella congrega dei folli.

Un po’ come in “Contact” di Robert Zemeckis: da un lato è protagonista il dualismo tra la scienziata razionalista e l’ipotesi deista del giovane pastore protestante che si anima in un dibattito dove addirittura si cita il “rasoio di Occam” («A parità di fattori, la spiegazione più semplice è da preferire»); dall’altro lato si assiste ad una riunione di predicatori esagitati, di complottisti di ogni sorta che pensano – proprio come i negazionisti e i riduzionisti del nostro tempo e di casa nostra – di essere dei veri rivoluzionari perché sarebbero in possesso di verità autorivelate a sé stessi sulle vere ragioni della pandemia.

Non sarebbe un fenomeno di origine naturale ma studiata in laboratorio, nella migliore delle ipotesi sfuggita agli esperimenti scientifici a Wuhan o chissà dove… Negazionisti e riduzionisti pensano di aver scoperto chissà quale segreto, ed invece, se davvero volessero essere un tantino rivoluzionari, dovrebbero prima di tutto dire che la pandemia non ha una ragione d’essere ricercabile nella narrazione della storiella secondo cui i potenti del pianeta vorrebbero contrarre il numero della popolazione terrestre (non si sa bene poi a quale scopo…).

La pandemia esiste come sono esistite nella storia del mondo tutte le malattie che hanno preso forma dall’evoluzione, dalla combinazione di fattori casuali che obbediscono a leggi naturali ma che, a volte, incontrano anche l’imprevedibilità: la stessa che fa obbedire l’asteroide a tutte le regole di funzionamento dell’universo e che, di contro, lo fa per puro caso andare a cozzare contro un pianeta senza alcun motivo.

Einstein, benevolmente polemizzando via lettera con l’amico Max Borne, scriveva: «Tu ritieni che Dio giochi a dadi con il mondo, io cedo invece che tutto obbedisca a una legge, in un mondo di realtà obiettiva che cerco di cogliere per via furiosamente speculativa […]. Nemmeno il grande successo iniziale della teoria dei quanti riesce a convincermi che alla base di tutto vi sia la casualità». Cosa sia attribuibile al “caso” lo sa solamente chi ritiene che sia il “caso” stesso a governare senza un meccanicismo i fenomeni che ci circondano: la nostra vita stessa è fatta di ripetizioni che sono frutto dell’abitudinarietà, ma che mediante la volontà possiamo spezzare, interrompendo quella catena di azioni logiche e consequenziali di cui noi stessi siamo gli artefici.

Ma la volontà è classificabile eticamente? E’ buona? E’ cattiva? Sempre o a volte? Assolutizzare è costume antirazionale dei negazionisti che non ammettono critica: così è e così deve essere! Nel ritenere rivoluzionarie le loro presunte scoperte di complotti internazionali contro i popoli, scordano di mettere sotto la lente della critica tutte quelle volontà parziali, concorrenziali fra loro, che costituiscono l’effetto della causa primordiale: il sistema di produzione capitalistico. Nulla sfugge al regime economico in cui viviamo da secoli e che muta continuamente, attraversa crisi da cui esce ciclicamente e in cui ripiomba per via delle sue naturali (intrinseche) contraddizioni.

I negazionisti vedono i microchip nei liquidi vaccinali, li immaginano composti con le peggiori materie organiche (c’è chi è arrivato a parlare di budella di animali, di sterco di vacca, di occhi di questo o quell’animale: vere e proprie pozioni magiche del mondo delle fiabe…) e non vedono il mercato dei vaccini, la corsa dei paesi più ricchi ad appropriarsi del quantitativo maggiore di dosi a tutto scapito dei paesi africani, dell’America Latina e persino dell’Asia: mentre la Germania si assicura, con un accordo bilaterale con la casa farmaceutica Biontech, 30.000.000 di vaccini in più rispetto agli altri Stati europei, in Bangladesh si potrà vaccinare solamente il 9% della popolazione; in Perù il 15% e in Egitto il 27%. In India, non proprio l’ultimo paese asiatico per sviluppo anche economico e sanitario, i vaccini disponibili basteranno per il 59% delle persone.

Al contrario, l’Unione Europea potrà vaccinare il 246% dei suoi cittadini, ammesso che ne nascano più del doppio degli attuali nel giro di un anno! Altrimenti, terrà delle scorte di vaccino così ampie da poter sopperire ai bisogni di una seconda generazione, quando la pandemia sarà sui libri di storia già materia di studio. Gli inglesi non sono da meno, pur essendo fuori dalla UE tra poche ore: hanno acquistato vaccini non per il 100% della popolazione ma per il 419%, quattro volte tanto gli abitanti attuali del Regno Unito. Non ultimi, ovviamente, gli Stati Uniti d’America: 449% di capacità vaccinale. Il primo posto, però, appartiene al Canada di Justin Trudeau: 610%.

E’ evidente che questo accaparramento di vaccini lascia scoperte quelle zone del pianeta che non possono permettersi acquisti tanto ingenti: perché non esiste un vaccino non brevettato, patrimonio dell’umanità. Il capitalismo esige che la concorrenza regni sovrana, che il lavoro degli scienziati sia quella forza-mentale-lavoro che produce profitti senza volerlo, piegando la ricerca medica alle necessità del mercato, per ingrassare le solite ruote, per riempire di sonanti dollari, sterline ed euro tutti coloro che sono alla guida delle case farmaceutiche.

E’ tutto alla luce del sole (o quasi): non c’è bisogno dei nagazionisti e dei riduzionisti del virus per avere la consapevolezza che nel capitalismo tutto è merce e che l'”open source” ogni tanto si apre qualche breccia (si veda Linux nel campo informatico), ma che il campo della farmaceutica è impermeabile al momento a questi tentativi veramente rivoluzionari.

Poi un po’ di speranza ritorna, quando ti ricordi di Fabrizio Chiodo: è un giovane ricercatore italiano, professore di Chimica e immunologia dei carboidrati all’Avana. Cuba, sì, dove la medicina è una eccellenza oltre il capitale. Dove è stata sconfitta la trasmissione diretta dell’HIV da madre a figlio durante la gestazione. Dove si combatte efficacemente il cancro che colpisce i bambini. Dove si vive ancora assediati da un embargo criminale di coloro che si attribuiscono vaccini per quattro volte tanto il numero della propria popolazione e abbandonano il resto del mondo al suo destino.

Cuba, dove giovani scienziati come Chiodo hanno lavorato e lavorano allo sviluppo di un vaccino, il “Soberana” (“Sovrana“) che vedrà la luce a metà dell’anno che sta per nascere. Un vaccino che sarà distribuito a tutti e che sarà dato ai popoli che ne avranno bisogno: «L’intento principale è produrlo per Cuba, ma essendo un paese socialista verrà distribuito in tutti i paesi in via di sviluppo che lo richiedono in maniera gratuita».

Gratis, liberamente, senza costi, brevetti. Nessun complotto per ridurre la popolazione mondiale affidato a questo o quel magnate, a questa o quella banca: riduzionisti e negazionisti sono la quintessenza solo della stupidità che, tuttavia, non deve essere una colpa. Le opinioni vanno rispettate tutte, perché la dignità del pensiero deve essere preservata come diritto fondamentale dell’essere vivente (di qualunque essere vivente senziente; anche di quelli che noi presuntuosamente riteniamo “non pensanti“, ma solo preda dell’istinto): ma chi augura ai medici e alle infermiere che si vaccinano la morte, chi semina menzogne per il gusto di farlo, per sostenere politiche sovraniste che si nutrono di questo disagio antisociale e anticulturale, diventa automaticamente un collaborazionista del virus.

Il vaccino è, per quanto prigioniero – come tutte e tutti noi – delle logiche del capitalismo, l’arma che abbiamo per combattere contro il Covid-19 che ha ucciso oltre 70.000 persone in Italia e oltre 2 milioni nel mondo, con oltre 82 milioni di contagiati. Negare o tentare di ridurre il Covid ad una semplice influenza è criminale e criminali sono coloro che, scientemente, diffondono illazioni alla stregua di alti pareri culturali e medici.

Chi nega che esista il Covid-19 e insegue le ambulanze per vedere se sono vuote e girano per spaventare la popolazione e tenerla in quello che è stato definito il regime della “dittatura sanitaria“, non è così diverso da chi ancora oggi nega l’Olocausto e i campi di sterminio nazisti. Sono tutte forme revisioniste della realtà, dei fatti che hanno sempre la testa dura. Più coriacea di qualunque mente presuntuosa, piena soltanto di sé stessa e vuota di tutto il resto.

MARCO SFERINI

30 dicembre 2020

foto: particolare di vignetta di Mauro Biani

categorie
Marco Sferini

altri articoli