I nemici del parlamento pescano il bonus

L'Inps del grillino Tridico accende un faro sui politici: sarebbero tre (due della Lega e uno M5S) i parlamentari che hanno avuto accesso al sussidio di 600 euro previsto dal governo per tutti i lavoratori autonomi. Di Maio la butta sul referendum: e ancora ci chiediamo se sia giusto tagliare i deputati e senatori
Il Senato della Repubblica

I bonus li ha voluti il governo: sussidi per tutti senza limiti di reddito. Nei decreti Cura Italia e Rilancio tra aprile e luglio li ha blindati in parlamento con quattro voti di fiducia: nessuna correzione possibile. Nel frattempo sono arrivate le prime statistiche: anche categorie con redditi alti o che non sono state penalizzate dal lockdown hanno chiesto i sussidi. Male, ma la legge lo consente. Vale per i bonus per le biciclette, le auto ecologiche, i servizi di babysitting e innanzitutto per i 600 euro a tutti lavoratori autonomi.

È questo bonus che fa scoppiare lo scandalo, quando la stessa Inps che ad aprile si dimostrò incapace di proteggere la privacy degli utenti – il presidente dell’ente Tridico si giustificò parlando di un cyber attacco mai dimostrato – fa trapelare la notizia che tra i benestanti che hanno chiesto il sussidio ci sono alcuni parlamentari. Prima cinque (tre leghisti, un 5S e un Iv) poi tre (due leghisti e un 5S), a dar retta alle indiscrezioni. Circolano anche i nomi e le smentite, tutto senza possibilità di verifica perché a quel punto l’Inps si fa schermo con la privacy. I 5 Stelle hanno approvato con entusiasmo i bonus indiscriminati, ma ora che vengono fuori i difetti si buttano a pesce sullo scandalo.

Il reggente Crimi si inventa un modulo per l’autodafé, una specie di gogna burocratica per tutti i suoi: consegnare entro domani (oggi) una delega a lui stesso per sapere dall’Inps se il parlamentare 5 Stelle ha osato chiedere il bonus. Di Maio, primo sponsor di Tridico, entro sera svela il gioco: «E vi domandate ancora se il taglio dei parlamentari è giusto?…».

L’occasione merita una diretta facebook (che però, annunciata per le nove di sera, non parte). Il ministro degli esteri che ha – con il resto del governo – voluto i bonus a pioggia, deve ringraziare quei tre parlamentari troppo avidi. Su mille deputati e senatori sono verosimilmente una percentuale minore rispetto a i benestanti delle altre categorie che hanno approfittato del sussidio. Ma tra cinquanta giorni c’è il referendum e la campagna elettorale anti parlamento aveva bisogno di una spinta del genere.

A questo punto niente di meglio che «tagliare 345 stipendi inutili», è il sillogismo del grillino. Pochi o tanti, i parlamentari continueranno a sceglierli loro con i risultati che si vedono anche in questa vicenda. Nella foga, l’Inps spiffera che ci sono anche altri duemila «politici» scoperti a chiedere il bonus. Tra loro consiglieri comunali volontari e centinaia di eletti che si mantengono con il loro lavoro. Persino il grillino presidente della camera trova che si esageri. «Un consigliere comunale è in trincea, è giusto che abbia un lavoro e che acceda a queste prestazioni», dice Fico. Però ai parlamentari non la perdona: «Hanno avuto un comportamento indegno». In serata raccomanda almeno di non far partire «campagne di odio» perché «chi ha fatto richiesta del bonus chiederà scusa e restituirà».

Ma non sono solo i 5 Stelle a montare il caso dei cinque, poi tre, «furbetti» avventatisi sui 600 euro a marzo e ad aprile (in realtà assai poco furbi, visto che non c’era alcuna possibilità di non essere notati). Italia viva si preoccupa solo di allontanare i sospetti dal suo gruppo, il renziano Rosato fa sapere che direttamente Tridico – sempre più padrone dei dossier – ha assicurato che nessuno di Iv ha preso i soldi. Il viceministro all’economia Pd, Misiani, riconosce che «si può sempre fare meglio» ma spiega che «nella situazione di emergenza abbiamo scelto di privilegiare la celerità, se avessimo messo dei paletti sacrosanti in una situazione normale avremmo allontanato l’erogazione degli aiuti». Eppure quei paletti sono stati messi per bonus successivi, come l’assegno vacanze che è legato al reddito Isee, o lo stesso bonus autonomi per la quota di mille euro di maggio e per gli iscritti alle casse autonome.

Una volta legittimamente ottenuti i soldi, c’è spazio solo per la condanna morale o la restituzione volontaria. Anche la strada di emendare il decreto agosto per avere i soldi indietro (non è chiaro se solo dai tre parlamentari o da tutti quelli che potevano farne a meno) avanzata da più di un moralizzatore del giorno dopo può risolversi in un altro pasticcio.

ANDREA FABOZZI

da il manifesto.it

foto: screenshot

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Politica e società



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