Deputati insaziabili, quindi Parlamento tagliabile?

Casca come il “cacio sui maccheroni” questo scandalo estivo dei 600 euro di bonus per le partite IVA chiesti da alcuni parlamentari. Sembra fatto apposta per spingere i cittadini-elettori...
La statua dedicata al "Pifferaio magico" di Hameln

Casca come il “cacio sui maccheroni” questo scandalo estivo dei 600 euro di bonus per le partite IVA chiesti da alcuni parlamentari. Sembra fatto apposta per spingere i cittadini-elettori a ingrossare le fila del fronte favorevole al taglio dei deputati e dei senatori con il referendum del 20 e 21 settembre prossimi.

Capiamoci subito, la vicenda è deprecabile, deplorevole, oltrepassa ogni limite di vergogna. Ma l’ipocrisia di gran parte del mondo istituzionale non è da me meno: “Si facciano i nomi!“, “Si dimettano subito!“, anzi no… “Si sospendano dall’incarico!” (è meglio correggere la rotta se qualcuno dei richiedenti il bonus fa parte proprio del tuo partito…). Tante dita puntate, accusatrici in una canea che manca solo dell’invocazione alla lapidazione per esaurire compiutamente il quadro penoso di queste ore dato dalla politica di palazzo.

L’ipocrisia popolare segue a ruota. L’ha dipinta molto bene Luca Bizzarri in un suo scritto su Facebook: “Nessuno (tranne Crosetto) che dica la più scontata delle cose: uno solo dovrebbe dimettersi ed è il presidente dell’INPS davanti al fatto che siano usciti dei dati così sensibili, che attività assolutamente legali possano essere additate dalla pubblica piazza, che sia scattata una caccia all’uomo schifosa in un paese dove “Vergogna”, come disse un maestro della televisione, lo può dire solo il Gabibbo perché è un pupazzo. Gli altri, gli italiani, i parcheggiatori in doppia fila, i moralisti ipocriti con il ditino alzato, gli evasori “per necessità”, i saltatori di file, sarebbero più presentabili se osservassero un timido silenzio.“.

Intanto monta l’odio, l’avversione cieca verso “i politici“, verso tutti i deputati e tutti i senatori: un insano revanchismo populista per rinvigorire la voglia di sforbiciare la democrazia, tagliare il Parlamento facendo credere che si va al risparmio su tutti i fronti. “Avete visto?“, pare dire il classico pentastellato, “rubano al popolo e quindi vanno recisi“. Pazienza se a farne le spese sarà la centralità delle Camere, se la difesa della democrazia si ferma al costo della medesima e, caso mai costasse un poco di più, meglio farne a meno… Pazienza se per la scelleratezza di alcuni si finisce col fare di tutta un’ebra un fascio… A questo Paese ogni tanto i fasci piacciono, vengono rievocati come uomini della provvidenza.

Poi si scopre che magari devono allo Stato italiano 49 milioni in 80 anni, ma pazienza. Quel che conta è “fare i nomi“. E mi dispiace che anche qualcuno a sinistra sia cascato in questa duplice trappola, sull’onda di una indignazione che deve rimanere ma che, si badi bene, non resta mai nei confini della critica sociale ma deborda e diventa disprezzo popolusta per tutte le istituzioni, funzione di veicolamento di nuova demagogia tutta protesa a distaccare ancora di più la popolazione dai suoi rappresentanti.

Colpa di questi ultimi, indubbiamente; ma i cittadini dovrebbero saper distinguere, operare una scrematura e non buttare via il bambino con l’acqua sporca. Invece, proprio l’impeto dell’anatema offusca la già precaria cultura civica di tanti milioni di italiani, la rende sempre meno certa e la sostituisce con una veemenza che, non fosse altro per contrapposizione dettata dall’avversione dell’odio, genera nichilismo, particolarità e non collettività, singolarità e non socialità.

I demagoghi del “dagli al parlamentare” sono quelli che per primi utilizzano la debolezza strutturale dei settori più poveri e indigenti della popolazione. Chi a stento arriva a fine mese, chi proprio non arriva nemmeno a metà mese con i pochi soldi che racimola con lavoretti di fortuna, avrà pure il diritto di incazzarsi (scusate il francesismo…) se chi percepisce uno stipendio da 12.000 euro al mese fa domanda per avere un bonus IVA che spetterebbe appunto a chi si trova in rovinosa difficoltà.

Eh certo che quel diritto queste centinaia di migliaia, questi milioni di cittadini lo hanno. Ma la loro condizione sociale non è colpa della struttura delle istituzioni repubblicane.

Mi rendo conto che è un concetto molto difficile da far apprendere, perché deve superare gli alti steccati della rabbia cieca che si riversa non tanto verso chi governa l’economia vera del Paese (gli industriali) quanto verso chi la amministra per loro conto nelle sedi governative.

La democrazia è vittima di questi imbrogli e intrighi, tanto quanto lo sono i cittadini meno tutelati e protetti: meno garanzie sociali esistono, meno democrazia si ha nel Paese. Ciò non tanto per una questione di diritto, di norme, di Leggi, quanto per una questione direttamente riguardante il rapporto stretto che deve esservi tra libertà e uguaglianza.

Il Parlamento è, come del resto il governo, uno strumento con cui si deve garantire il massimo di protezione sociale per tutti i cittadini mediante il processo di formazione delle leggi. In particolar modo per  quelli che spesso indicati come “meno fortunati“. Ma fare riferimento alla sorte, al caso, al destino è una soluzione così semplice da risultare una vera e propria scappatoia dai problemi sociali che aumentano: non esistono cittadini più o meno fortunati.

Esistono cittadini che sono sfruttati in quanto lavoratori dipendenti e cittadini che non sono sfruttati in quanto padroni di piccole, medie e grandi aziende. Esiste, dunque, chi prospera grazie al lavoro altrui e chi investe dei capitali e spera di farli fruttare sempre grazie al lavoro di altri che ricevono un ben misero salario (ammesso che di salario si tratti e non, invece, di paghette precarie, giornaliere, quasi di mance…).

Purtroppo, questo popolo è stato fanatizzato da vent’anni di egocentrismo da “self-made-man” berlusconiano, dal rampantismo renziano e dal qualunquismo pentastellato. Senza soluzione di continuità, a tutti questi comportamenti antisociali (ed anticivici) si è sommata l’abitudinarietà a coltivare l’odio nei confronti degli ultimi di questo pianeta: un’ascesa pericolosa di una nuova guerra fra poveri.

Se tutto ciò, in questi ultimi trent’anni, non fosse avvenuto, probabilmente gli occhi inettati di sangue dei tanti reclamatori della giustizia per il popolo, contro cinque scriteriati rappresentanti della Nazione, avrebbero avuto le sembianze di un volto apertamente sdegnato ma capace di discernere tra colpa singola e colpa collettiva, tra deputato e Camera dei Deputati, tra senatore e Senato della Repubblica. E tra democrazia e qualunquismo.

La lotta per il NO al taglio dei parlamentari non è una lotta in difesa di alcun privilegio. Anzi, è il tentativo di difendere proprio quell’argine alla deriva di nuove prerogative che finirebbero nelle esclusive mani di chi esercita il potere esecutivo, privando il cuore della Repubblica, il Parlamento, del suo ruolo centrale nel mantenimento di una democrazia formale che deve poter sempre avere l’ambizione di mutarsi in democrazia sostanziale, ampliando i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, limitando le pretese dei padroni e combattendo affinchè tutti i cittadini abbiano accesso a nuove forme di stato-sociale capace di garantire una vita dignitosa seguendo i dettami dell’articolo 3 della Carta.

Il giochetto dei sostenitori del “” sta tutto nella facile equazione: meno costi uguale meno parlamentari, meno parlamentari uguale meno ladri. Ma se così stessero le cose, allora dovremmo dedurne che per ridurre i costi a zero bisognerebbe abolire direttamente il Parlamento.

In Germania, con altre intenzioni ma con una propaganda non molto difforme da quella attuale, lo hanno fatto il 24 marzo 1933 con la “Legge sui pieni poteri“. Qualcuno già qui in Italia li evocava lo scorso anno. Allora, a Berlino, si decise in sostanza di non ricorrere più alle elezioni per decidere quale Reichstag e quale governo avere: quello che c’era e che non aveva nemmeno la maggioranza assoluta dei voti, fece piazza pulita della fragile democrazia di Weimar. Non ne rimase alcun brandello in pochi mesi.

Attenzione ad unirsi alla caciara delle urla e delle dita puntate contro i parlamentari: se la protesta può essere giusta, è il modo con cui avviene che proprio non va. Ancora una volta esprime tutta l’assenza di una capacità critica di giudizio popolare che finiesce con lo scadere nel linciaggio. Prima di tutto del Parlamento e della democrazia repubblicana, ma col pretesto di fare giustizia. Giustizia per il popolo…

MARCO SFERINI

11 agosto 2020

foto: screenshot

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