Bonomi, falco buono, attacca solo i sindacati

Recovery d'Urgenza. Il presidente di Confindustria vorrebbe una riforma fiscale in cui le imprese non abbiano più «l’onore delle trattenute» in busta paga. La pace con l’esecutivo si materializza sulla vecchia proposta di un «patto per l’Italia», ma «basta sussidi»
Carlo Bonomi, presidente di Confindustria all'assemblea annuale 2020

Il falco acciaccato Carlo Bonomi fa pace con il governo ma attacca il sindacato. In difficoltà sul fronte interno per il contratto dell’industria alimentare, firmato dalle imprese maggiori e avversato per un aumento salariale considerato troppo alto, il presidente di Confindustria cerca di volare alto rilanciando il «Patto per l’Italia» già evocato durante gli Stati generali di villa Pamphilj per arrivare perfino a chiedere una riforma fiscale che sollevi le imprese «dall’onere delle detrazioni», facendo pagare l’Irpef direttamente ai dipendenti ogni mese.

Nella relazione all’Assemblea annuale di Confindustria, in presenza dopo il rinvio di primavera, Bonomi legge un discorso su cui si impappina sovente, non riuscendo a scaldare la sala piena di autorità quanto di imprenditori («Ho capito, devo parlare di donne e giovani per strapparvi un applauso»).

Il suo intervento è una scontata richiesta di usare il Recovery Fund per riforme vere e di modificare ammortizzatori sociali, Quota 100 e Reddito di cittadinanza. Sotto gli occhi attenti di mezzo governo e dei leader sindacali, Bonomi ritorna ad attaccare i «troppi bonus» elargiti durante la pandemia. «Aderire allo spirito Ue significa una visione diversa dai sussidi per sostenere i settori in difficoltà. Nel lockdown il governo ha assunto misure di sostegno alla liquidità delle imprese e di rifinanziamento al fondo Mio, ma – dice il leader degli industriali – i sussidi non sono per sempre, né vogliamo diventare un Sussidistan», usando un termine pare coniato dall’ex segretario della Fim Cisl Marco Bentivogli.

Nella foga di dire qualcosa di nuovo, Bonomi arriva a tratteggiare una riforma fiscale in cui l’Irpef venga pagata direttamente dai lavoratori, senza trattenute delle imprese in busta paga. «Perché il governo pensa di passare alla tassazione diretta mensile solo per i 5 milioni di autonomi? Facciamo lo stesso per tutti i lavoratori dipendenti, sollevando le imprese dall’onere ingrato di continuare a svolgere la funzione di sostituti d’imposta, addetti alla raccolta del gettito erariale e di essere esposti alle connesse responsabilità. Del resto, Inps e Istat stimano fino a 3 milioni di evasori fiscali tra gli autonomi e altrettanti tra i dipendenti (chissà dove ha trovato questa statistica, ndr). Sarebbe una bella prova che lo Stato metta tutti sullo stesso piano senza più alimentare pregiudizi divisivi a seconda della diversa percezione del reddito».

«Una vergogna» la proposta di «mettere sullo stesso piano lavoratori dipendenti e autonomi» sul fisco in un «paese con 110 miliardi di evasione», commenta il segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri.

Lo stesso Bombardieri che viene evocato quando Bonomi parla di contratti e di «accuse piazzaiuole di non volerli rinnovare». Si intesta il rinnovo di quello della sanità privata («Polemizzano che sono serviti 14 anni quando sono servite solo 14 settimane dal mio insediamento») ma promette battaglia su quello dell’industria alimentare (senza pronunciarlo) e sui prossimi rinnovi. «Qualche leader sindacale ha dichiarato che gli imprenditori sarebbero furbetti. Se proprio c’è qualcuno che vuole fare il furbo è chi quelle regole due anni fa le ha firmate e oggi si inventa polemiche perché non vuole rispettarle». E rilancia: «Se queste regole non vanno più bene allora ridiscutiamole. Ma il blocco dei contratti non lo vuole nessuno», concede come promesso nell’unico incontro avuto con Cgil, Cisl e Uil.

«Quando Bonomi polemizza sui contratti mi viene da sorridere – commenta Maurizio Landini – oggi chi ha idee diverse sui contratti sono le imprese; nel settore degli alimentaristi la divisione è tra le imprese: hanno firmato buona sulla base del Patto per la fabbrica, in questo caso è Confindustria che continua a dire che non vuol firmare quell’accordo. Quindi si metta d’accordo a casa sua. Per noi oggi il tema è rinnovarli tutti i contratti nazionali e vedremo cosa succederà», attacca il leader della Cgil. «Non ho sentito una parola sull’evasione fiscale. Sul fisco – prosegue Landini – non capisco perché Bonomi non sostiene la nostra richiesta al governo di detassare gli aumenti contrattuali nazionali».

Cerca invece di vedere il bicchiere mezzo pieno la leader della Cisl Annamaria Furlan: «La cosa importante che ha detto il presidente di Confindustria è questo appello al governo perché faccia un patto vero per lo sviluppo e il lavoro. Che poi è la stessa cosa che avevamo chiesto noi un anno fa».

MASSIMO FRANCHI

da il manifesto.it

foto: screenshot

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Economia e società



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