Nonostante i tempi avversi, si riparte da Torino. Lo si fa per reclamare quei diritti che le famiglie arcobaleno non hanno e che il governo attuale non vorrebbe avessero mai. E non è forse un caso che si riparta proprio da qui.

Nel 1971, sotto la Mole, nacque il Fuori!, la prima grande associazione italiana per i diritti degli omosessuali, nel 2001 fu istituito in Comune il primo Servizio Lgbt, nel 2018 è stata la prima città a consentire la registrazione all’anagrafe di figli di coppie omogenitoriali, poi sospesa nel 2022 a seguito di una sentenza e di una lettera del prefetto.

Ieri, a Torino si sono ritrovati al Teatro Carignano oltre trecento sindaci provenienti da tutta Italia, che hanno risposto all’appello del Comune per l’iniziativa «Le città dei diritti» contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere e per i diritti di tutte le famiglie. Soprattutto hanno voluto chiedere al Parlamento «di modificare norme che appaiono ormai superate dall’evoluzione della sensibilità sociale» e di colmare un vuoto normativo.

«Siamo qui – ha sottolineato in apertura il sindaco Stefano Lo Russo – per riaffermare che nel nostro Paese i bambini e le bambine delle coppie omogenitoriali non hanno gli stessi diritti di altri e questo è profondamente iniquo. Abbiamo avviato una mobilitazione come sindaci e sindache per sollecitare il Parlamento a dare un quadro normativo di certezza giuridica a questi bambini e bambine e per introdurre in Italia il matrimonio egualitario. I tempi sono maturi».

I due punti della mobilitazione sono: una norma che consenta il riconoscimento anagrafico dei figli e delle figlie delle coppie omogenitoriali e il matrimonio egualitario con il conseguente accesso alle adozioni così come previsto per le coppie eterosessuali.

Hanno partecipato, fra gli altri, i primi cittadini di Roma, Milano, Napoli, Bologna, Firenze e Bari, gli stessi che recentemente avevano scritto al governo Meloni chiedendo un intervento per cancellare la disparità di trattamento in materia di diritti civili. «È una battaglia laica e trasversale, non di un partito o di una parte politica – ha affermato Lo Russo –, è una battaglia del Paese e delle istituzioni. La famiglia va rafforzata ed è indipendente dall’orientamento di genere, dall’orientamento sessuale».

È intervenuto dal palco il sindaco di Roma Roberto Gualtieri: «È tempo di rimuovere questa discriminazione basata sull’orientamento sessuale, che è anticostituzionale. Alla base c’è un sentimento di omolesbotransfobia che dobbiamo combattere. C’è una maggioranza di italiani e italiane che è matura per fare ciò che in Europa è normale».

Il giurista Gustavo Zagrebelsky, già presidente della Corte costituzionale, ha invitato i sindaci italiani alla disobbedienza civile sulla registrazione all’anagrafe dei figli delle coppie omogenitoriali. Il sindaco di Milano Beppe Sala, bloccato recentemente nelle iscrizioni dalla circolare del Viminale, ha però frenato: «Non vogliamo disobbedire bensì ottenere leggi giuste».

In prima fila anche Chiara Appendino, che quando era sindaca a Torino è stata la prima a iscrivere il figlio di due madri all’anagrafe comunale: «Giorgia Meloni deve capire che esistono in questo Paese famiglie arcobaleno, le piaccia o non le piaccia, e che questi bambini e bambine devono essere tutelati, oggi non lo sono ed è inaccettabile».

L’assessore al Welfare Jacopo Rosatelli, uno dei motori dell’iniziativa di ieri, si augura che Torino interpreti ancora una volta un ruolo guida sul fronte dei diritti civili: «Oggi più che mai. Questa battaglia si vince in due modi o con una sentenza della Corte costituzionale o con una legge. Oggi (ieri, ndr) abbiamo ribadito che la strada maestra è quella della legge».

Al Carignano – mentre a pochi metri in piazza Castello si ritrovavano in un flash mob attivisti Pro Vita contro l’utero in affitto – presenti tanti pezzi di società civile, il sindacato, l’università, molte associazioni lgbt a partire dalle Famiglie Arcobaleno.

«Benvenuti alla festa della natalità», ha detto con una battuta azzeccata Vladimir Luxuria, direttrice del Lovers Film Festival, nel suo intervento: «Essere a favore della natalità significa non mettere dei paletti a persone che sono famiglia e che desiderano essere genitori. Significa consentire la possibilità di avere dei bambini che altrimenti non ci sarebbero».

MAURO RAVARINO

da il manifesto.it

Foto di Ece AK