Il Cile nel suo ritorno al passato…

Da oltre un mese il popolo cileno scende in piazza regolarmente per protestare contro il Governo in carica. Dalla caduta della dittatura ad oggi i governi che si sono...
Sebastián Piñera, presidente del Cile

Da oltre un mese il popolo cileno scende in piazza regolarmente per protestare contro il Governo in carica. Dalla caduta della dittatura ad oggi i governi che si sono succeduti di centro-destra e centro-sinistra, non hanno fatto altro che realizzare le politiche liberiste introdotte da Pinochet, in attuazione del pensiero dell’economista americano Milton Freedman e della scuola di Chicago, i Chicago Boys. Tali politiche si sono basate sulla privatizzazione e liberalizzazione dell’economia del paese, passando dalla privatizzazione del sistema pensionistico, scolastico, sanitario e delle imprese produttrici di rame in particolare, statalizzate da Allende e poi privatizzate nuovamente. Il Cile è uno dei maggiori produttori di rame al mondo e quindi questa risorsa delle miniere cilene rappresenta una entrata importantissima.

L’esperienza cilena rappresenta, dal punto di vista della economia liberista, in un certo senso un laboratorio da prendere ad esempio nel mondo liberista. L’elemento considerato di forza di queste politiche è rappresentato dal fatto che negli anni il Pil di questo paese è cresciuto tantissimo, raggiungendo il 4% nel 2018 e scendendo al 3% nel 2019, a fronte di un debito pubblico che si attesta quest’anno intorno al 22,5 % sul PIL.

La protesta scoppiata nelle ultime settimane ha come pretesto l’aumento del prezzo del biglietto della metropolitana (il famoso Transantiago), ma in in realtà poggia su una situazione sociale ed economica gravissima certificata dal Cepal (Commissione economica per l’America latina) Secondo le ultime rilevazioni, la ricchezza media delle singole famiglie cilene viaggia attorno ai 115mila dollari. Ma per la metà più povera dei cittadini il dato si ferma a quota 5mila dollari contro i 760mila del 10% più ricco della popolazione e gli oltre 3 milioni del Top 1%. L’eredità storica del latifondo pesa tuttora: circa un decimo della ricchezza nazionale è controllato da meno di 550 famiglie, una proporzione simile a quella rilevata in molti Paesi africani. L’1% della popolazione detiene il 26,55 della ricchezza ed il 50% più povero il 2%. Il paese più ricco del Sudamerica è anche il più diseguale. Secondo un Rapporto Ocse il welfare è praticamente inesistente.

In questo contesto si è sviluppata la protesta, ed è evidente che il rincaro dei prezzi della Metro è stato un pretesto.

La protesta non rientra ed ora è palese la preoccupazione delle forze al potere ed oltre, che il Cile stia diventando un laboratorio di opposizione ad un sistema economico che, è ormai chiaro, porta sviluppo per pochi e grande povertà per i più, porta a forti diseguaglianze, porta alla violazione dei diritti umani fondamentali quali il diritto alla salute ed alla istruzione, al lavoro ed alla previdenza.

Non possono essere quindi taciuti i dati raccolti da organizzazioni come Human Rights Watch, che ha denunciato l’uso eccessivo della forza per reprimere le manifestazione fino a giungere ad arresti (circa 3000), torture, abusi sessuali, omicidi (si parla di 30 morti nel primo mese) e tentati omicidi da parte della Polizia e dei Carabineros cileni.

Dalla stessa relazione emerge che oltre 200 persone abbiano perso almeno un occhio a causa dell’impatto di pallottole composte per l’80% di silice, bario e solo per il 20% di gomma ( dati della Facoltà di Ingegneria meccanica dell’Universidad de Chile). Human rights denuncia che secondo i protocolli internazionali le forze dell’ordine possono sparare ad almeno 30 metri di distanza e solo quando c’è un pericolo vitale .Cosa che in questo momento non si è verificata in Cile.

Il Presidente Pinera anziché ascoltare le proteste popolari promette di reintegrare in servizio oltre 4000 Carabineros in pensione e di riversarli nelle strade. Inoltre garantisce il sostegno europeo attraverso la consulenza di polizie di Gran Bretagna, Spagna e Francia anche se quest’ultima ha negato un suo coinvolgimento.

Risulta che in Europa siano state usate armi simili a Barcellona ed in Francia per respingere le proteste dei Gilet gialli. A Barcellona nello scorso mese di novembre sono stati usati i proiettili di gomma e 4 persone sono state ferite. In Catalogna il loro uso è proibito dal 2014, perché già altri giovani persero la vista e l’organizzazione Stop Bales de Goma sta lottando affinché venga proibito il loro uso in tutta la Spagna. Come dicono i militanti di questa organizzazione, si tratta di una arma militare che viene usata in modo sproporzionato nelle manifestazioni per terrorizzare la gente. Anche ad Hong Kong sembra se ne stia facendo uso.

E l’Italia che fa?

La Viceministra degli Esteri Sereni ha visitato il Cile lo scorso 5 novembre ed ha espresso la vicinanza e la solidarietà del Governo italiano al popolo ed alle istituzioni cilene davanti alla grave situazione che sta vivendo il Cile. Omettendo di condannare le gravi violazioni dei diritti umani per quanto anche l’Alto commissario per i diritti umani, Michelle Bachelet, già per 2 volte Presidente del Cile abbia inviato una missione per far luce sulla violazione dei diritti umani.

Intanto il Parlamento Europeo ha rifiutato di discutere della situazione cilena con 293 voti contro e 106 a favore. Fra i contrari non solo il PPE, i Liberali ed i Conservatori, ma tanti socialdemocratici anche italiani.

La preoccupazione non può non scorrere che su un doppio binario. Forse l’Europa e l’Italia incantate dai risultati che il campione dell’economia liberista aveva raggiunto con l’aumento enorme del Pil ed il basso debito pubblico, non vedono di buon occhio che esso venga messo in crisi dalla protesta popolare. A nulla servendo i dati sulla forte diseguaglianza in questo paese.

Il secondo binario è quello che afferisce ai diritti fondamentali. In Europa e nel nostro paese non mancano anche in tempi recenti esperienze di violazione dei diritti umani.

Uno per tutti in Italia, l’uso della violenza indiscriminata per reprimere le proteste popolari e giovanili in occasione del G8 di Genova nel 2001. Si è trattato di una violenza istituzionale ormai documentata e provata. Furono giorni di sospensione delle garanzie costituzionali.

La nostra vicinanza al Cile ha una lunga storia nel bene e nel male. Già nel 1909 il Governo cileno chiese al Regio governo Italiano l’invio di provetti istruttori per il Cuerpo de los Carabineros de Chile (come si evince dal sito la fama dei carabinieri Reali aveva varcato le frontiere).

Sempre dal sito dei Carabinieri si evince che dal 9 settembre 2005 è in vigore l’Accordo tra il Governo Italiano e quello Cileno sulla cooperazione tecnica e mutua assistenza tra l’Arma dei Carabinieri e i Carabineros del Cile, che prevede forme di cooperazione nel campo della Difesa e della Sicurezza, da sviluppare anche attraverso l’invio di ufficiali di collegamento nei due stati. Inoltre sono previste attività di addestramento in aree di comune interesse.

E’ peraltro in essere dal 1999 l’Accordo FIEP (Forze di Polizia ad ordinamento militare di altri stati) cui aderiscono oltre ai nostri Carabinieri, la Gendarmeria Francese, la Guardia civile spagnola, los Carabineros cileni, i Portoghesi, gli Olandesi, i Turchi, i Marocchini.

Europa e Italia quindi, strette da un doppio vincolo, il controllo dell’ordine pubblico, il controllo del mercato. Basta questo per spiegare questi inquietanti silenzi?

Le donne ed i giovani cileni

Nei giorni scorsi le donne cilene, durante le manifestazioni per la giornata contro la violenza di genere, hanno inserito nei loro canti anche la tragedia di queste ultime settimane: “El violador eres tu – gridavano – son los Pacos (carabinieri, polizia), los jueces, el estado, el presidente, el estado opresor, es un macho violador“. In questo canto, in questo grido, c’è racchiusa la condanna del patriarcato ma oggi anche la condanna delle istituzioni che avrebbero dovuto proteggerle.

Amnesty International denuncia che le donne cilene in questo momento sono vittime di 2 tipi di violenza. Quella degli spari, dei gas lacrimogeni, dei sequestri, delle torture senza distinzione di genere e quella che vuole disciplinare il corpo delle donne, in particolare delle attiviste, che vengono minacciate col terrore come se il corpo delle donne fosse un bottino di guerra.

I giovani maschi manifestanti poi sono stati destinatari di pallottole di gomma sparate intenzionalmente dalle forze di sicurezza cilene. Si tratta di un triste record nella storia del Cile e che non ha precedenti nel mondo. Risulta dalle dichiarazione dell’oculista presidente del SOCHIOF (Sociedad Chilena de Oftalmologia) che l’85% delle vittime ha in media 30 anni. Già prima di queste manifestazioni, il Cile deteneva il record mondiale avendo il 70% del totale tra le vittime di lesioni agli occhi tra il 1990 ed il 2017. Lo scopo di queste tragiche operazioni come dice la rappresentante di Amnesty International per le Americhe, Erika Guevara Rosas, è di colpire chi manifesta per disincentivarne la partecipazione.

La comunità internazionale ha il dovere di prendere una posizione, non può e non deve tacere. I nostri rappresentanti politici in Italia ed in Europa, hanno cantato negli anni del colpo di stato di Pinochet, El pueblo unido jamas serà vencido…. Mi chiedo se fra di loro qualcuno ricorda.

Penso ad esempio ai nostri parlamentari, di cui è nota la militanza democratica… possibile che nessuno fra questi abbia ritenuto urgente presentare al Parlamento italiano una interrogazione?

Occorre chiedere conto al Governo tutto ed al Ministro degli esteri quale sia la posizione dell’Italia.

Altresì i nostri parlamentari europei che hanno votato perché vi fosse un dibattito al Parlamento Europeo su queste vicende, dovrebbero, visto il rifiuto della maggioranza, presentare delle Interrogazioni al Consiglio ed alla Commissione per costringere le istituzioni europee ad esprimersi.

Dopo la solerzia dimostrata nei confronti delle vicende venezuelane, l’Unione Europea oppone un silenzio assordante nei confronti di questa vicenda nella quale il governo cileno, presieduto da Sebastian Pinera, si macchia di grandi responsabilità nei confronti del suo stesso popolo.

ROSAMARIA MAGGIO
docente di diritto ed economia

27 dicembre 2019

foto: screenshot

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