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Lo stiletto

Di Maio (per fortuna) non è Lenin

Giudizio positivo sulle dimissioni del ministro Fioramonti. Sono il segno del fallimento del governo in materia di interventi sociali sul drammatico stato della scuola della Repubblica.

I mancati investimenti richiesti dal ministro, come clausola minimale di ripartenza per una timida riforma del sistema scolastico e universitario, sono sufficienti per dare le dimissioni e dimostrare tutta l’inadeguatezza dell’esecutivo nell’affrontare tematiche dirimenti per il Paese?

L’istruzione non va sottovalutata; semmai va messa accanto a lavoro, pensioni e sanità in quanto a colonna portante del Paese. Quindi le dimissioni del ministro potrebbero anche avere questa valenza.

C’è chi le interpreta come una forma più o meno esplicita di dissenso ulteriore: verso i Cinquestelle. E davanti ad una probabile scissione, Di Maio fa spallucce: “Meglio che se ne vadano, avranno meno visibilità“.

Nulla a che vedere con Lenin, ben si intende, quando disse: “Epurandosi, il Partito si rafforza!“.

Qui epurandosi, il movimento scompare.

(m.s.)

Foto di PicLily da Pixabay

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