Stellantis, il governo attacca l’ad Tavares senza avere in tasca una soluzione. Ieri il ministro del Made in Italy Urso ha continuato a fare la voce grossa ma tra lavoratori e sindacati si avverte la tempesta in arrivo. «Dobbiamo intenderci – ha dichiarato il ministro – se a dicembre la Volkswagen ha superato nelle vendita in Italia Stellantis, se i cittadini italiani hanno preferito acquistare un’auto prodotta all’estero piuttosto che una fatta in Italia, il problema non è del governo ma dell’azienda».

Per concludere: «L’Italia dei sussidi è finita. Questo governo ha una chiara politica industriale condivisa con il sistema industriale e i sindacati per sostenere chi vuole produrre nel nostro paese. Dirci “dateci più soldi” non funziona più. Semmai, ci possono dire “fate come in Francia ed entrate nel capitale”».

Nell’immediato, però, il governo ha dato gli incentivi (950 milioni per il 2024) mentre l’ingresso da azionista in Stellantis sembra più un modo per buttare la palla in tribuna.

Urso, soprattutto, punta ad allontanare il cerino dall’esecutivo: «Gli incentivi dati negli scorsi anni sono finiti per l’80% a macchine prodotte all’estero. Ancora di più, gli incentivi sono finiti per il 40% a Stellantis ma la metà di questi sono andati a macchine Stellantis prodotte all’estero».

Quindi il ministro torna indietro fino agli anni Ottanta e Romano Prodi: «Solo in Italia abbiamo una sola casa automobilistica e solo in Italia abbiamo un delta così ampio tra produzione e immatricolazione pari a circa il 30% di produzione a fronte di un milione e 400mila auto immatricolate. Qualcuno che presiedeva l’Iri preferì cedere l’Alfa Romeo alla Fiat invece di realizzare un investimento che avrebbe creato un concorrente interno».

Quello che accadrà quindi non dipenderà da Urso che, invece, vorrebbe entrare in Stellantis ma questo vorrebbe dire acquisire il 6,1% pari a 4,1 miliardi ma anche così non avrebbe lo stesso peso del governo francese, salito al 9,6. Peccato che il collega di governo e titolare del ministero dell’Economia, Giorgetti, a precisa domanda risponde sul filo dell’ironia: «Lo Stato entrerà in Stellantis? Io entrerei in Ferrari».

Dal lato del Mef, però, lo scarico delle colpe si effettua verso l’Europa: «Non riesco a chiudere la vendita di Ita a Lufthansa perché l’Ue mi ha bloccato. Il mondo è cambiato e anche l’Europa deve mutare. Oggi il dibattito è su dove produrre le auto Stellantis. Se non cambiamo approccio, tra 10 anni ci saranno soltanto auto cinesi e indiane elettriche».

Il leader della Cgil Landini: «La capacità produttiva dell’azienda in Italia è di oltre 1,5 milioni di auto ma la produzione è ferma a 500mila. Chiediamo a Meloni di scendere in campo convocando un incontro con Stellantis e i sindacati: gli incentivi di per sé non risolvono e c’è bisogno di una logica di intervento più forte. In Francia è presente lo Stato. Torniamo a chiedere che anche lo Stato italiano entri nel capitale. Lo chiediamo da tempo».

La Fiom fa i conti: negli ultimi anni si sono persi 11.500 posti di lavoro in Stellantis. Tavares ha minacciato il ridimensionamento di Pomigliano d’Arco e Mirafiori (dove 2.800 lavoratori sono in cassa integrazione). Nel sito partenopeo ci sono 4.150 dipendenti, di cui 1.200 in trasferta in altri fabbriche del gruppo, l’ad ha fatto rientrare a gennaio 2024 tutti i dipendenti in cig dopo oltre dieci anni e invece adesso fa balenare il ridimensionamento dopo che, su tre modelli prodotti (Panda, Tonale e Hornet) nessuno è elettrico, cioè volto al futuro del settore.

Uilm Campania: «A Pomigliano sono state seguite tutte le indicazioni di Stellantis: per la prima volta ci sono stati 20 turni di lavoro, poi i turni di notte, orario anticipato la domenica. La manodopera ha dato disponibilità per arrivare alle 215 mila vetture prodotte nel 2023».

Le parole di Tavares, secondo alcuni, nascondono l’intento di far sollevare i lavoratori per mettere pressione al governo e ottenere più fondi. Mauro Cristiani (segretario generale Fiom Napoli): «Gli incentivi spostano solo il problema un po’ più in là. Dal governo vogliamo sapere quali sono i piani e gli investimenti per ricerca e sviluppo».

Il responsabile settore automotive della Fiom di Napoli, Mario Di Costanzo: «Occorre che il ministero del Made in Italy incentivi l’implementazione di centri per la ricerca del motore elettrico, che supporti gli investimenti per la conversione di tutti gli stabilimenti italiani, affinché nessun posto di lavoro vada perso».

Il segretario generale della Uil, PierPaolo Bombardieri: «Il governo ha poche idee e confuse. Come si fa a sostenere di vendere un pezzo di Poste e di Eni per comprare un pezzo di Stellantis? Si parla di incentivi, ma a chi? In Francia vengono dati a chi percorre oltre 16 km per prendere in leasing un auto elettrica a 100 euro al mese, se l’auto è francese. In Germania gli incentivi per l’acquisto delle auto non ci sono più, solo per la produzione».

ADRIANA POLLICE

da il manifesto.it

foto: screenshot ed elaborazione propria