Un primo passo verso un regime autoritario popolarmente accettato

E’ un primo passo verso un’Italia più poliziesca, dove le pistole laser proliferano, dove i divieti aumentano e dove le garanzie ed i diritti si restringono attraverso modifiche di...

E’ un primo passo verso un’Italia più poliziesca, dove le pistole laser proliferano, dove i divieti aumentano e dove le garanzie ed i diritti si restringono attraverso modifiche di tempistiche per ottenere permessi di soggiorno e persino una “cittadinanza” che si attende regolarmente da oltre dieci anni.

E’ questo il cammino del “decreto sicurezza” che apre le porte anzitutto all’accettazione condivisa e comune di una normalità insita nelle misure approvate: non saremmo pertanto davanti ad una legislazione quasi emergenziale; saremmo innanzi ad una sorta di recupero della “normalità” sociale mediante un atto politico che, nei fatti, comprime tutta una serie di libertà che prima erano tali in quanto mostravano una tolleranza maggiore in quanto a modi e tempi rispetto a quella che rischiamo di vivere nei prossimi mesi.

Diventa dunque “senso comune” una predisposizione al sacrificio dei diritti in nome della sicurezza e vengono mostrate come necessarie misure ciò che il ministro dell’Interno ha esplicitato da Floris a “Di Martedì”: nel decreto non ci sono soltanto misure che riguardano i migranti, ma ci sono misure che aumentano poteri e dotazioni di polizia per contrastare il crimine: ci si guarda bene dall’inserire la repressione del dissenso organizzato, previsto dalla Costituzione della Repubblica, nell’alveo delle emergenze odierne.

Ma resta il fatto che quando si estende l’uso delle pistole elettriche a tutti i corpi di polizia, non si va nella direzione della limitazione della repressione mediante strumenti nuovi. Probabilmente quelle pistole potranno essere usate per reprimere il crimine vero e forse anche per limitare le proteste di piazza, le manifestazioni pacifiche e democratiche contro gli sgomberi di centri sociali dove si aggrega la popolazione per rendere concreto un bisogno di mutuo soccorso che spesso lo Stato non riesce a creare diffusamente.

L’abolizione della “protezione umanitaria”, così come la creazione di una lista dei paesi di origine dei migranti per accelerare le procedure di rimpatrio da parte degli organi competenti dopo i giudizi espressi dalle commissioni che valuteranno i permessi di soggiorno, così pure come la riduzione del sistema degli Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), ridotti all’accoglienza dei soli minori, rischia di far saltare tutta una minima rete di protezione che oggi garantiva al migrante passaggi quanto meno logici in un contesto di “Stato di diritto” peraltro contemplati dalla Costituzione all’articolo 10: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.“.

Le semplificazioni sono facile propaganda e si prendono molti applausi: se un migrante spaccia droga, lo prendi e lo rimandi a casa a calci. Così ha parlato il ministro. Toni muscolari che ottengono consenso a piene mani, ma il meccanicismo non appartiene ai proclami e ai desiderata leghisti, perché il “diritto” ha le sue prerogative che si fondano sul rispetto di quelle che possono anche apparire formalità burocratiche e che, invece, sono la base di un mantenimento di quella che non è una democrazia socialista (inorridiscano pure i leghisti…) bensì una “normale”, anzi normalissima “democrazia liberale”.

Tutto si tiene, purtroppo: il ridimensionamento del ruolo dell’accoglienza mediante gli Sprar rischia di determinare una maggiore illegalità nei processi di acquisizione dei permessi perché il migrante che non vuole entrare nelle maglie della nuova burocrazia stabilita dal “decreto sicurezza”, ceda alle pressioni della rete malavitosa che già da troppo tempo imperversa nel mondo delle migrazioni da continente a continente.

Il decreto crea tanti piccoli ostacoli per i disgraziati della terra, per chi viene qui e riesce magari a garantirsi un minimo di salario e vuole spedirlo a casa, in Africa, in Medio Oriente, in Asia: d’ora in poi su quei soldi in transazione dovrà essere pagato un prelievo fiscale dell’1,5%. Anche in questo caso è molto facile pensare che, in una estrema situazione di povertà e di bisogno, per evitare quel prelievo il migrante si rivolga a circuiti illegali per il trasferimento del denaro.

Invece per il governo si tratta di restrizioni che creeranno più stabilità e, per l’appunto, sicurezza per i cittadini tutti. I dubbi che vengono espressi vengono bollati come “buonismo”, come critica magari anche legittima ma subito dopo etichettati dal “senso comune” che si è creato nell’ansiogena, superficiale e, quindi, xenofoba società italiana come una sorta di disfattismo verso chi vuole mettere al primo posto gli italiani per il solo fatto d’esserlo.

Il “decreto sicurezza”, dunque, è un insieme di norme che restringono gli spazi di agibilità pubblica per creare condizioni di sufficiente armonia tra fenomeni migratori, questioni securitarie e vita sociale nel complesso del Paese.

Il pretesto dell’emergenza “invasione” da parte dei migranti è lì a fare da apripista ad una serie di normative che contraddicono lo spirito della Costituzione e, se si vuole, del semplice liberalismo democratico.

Non occorre essere comunista per accorgersi dell’involuzione antidemocratica messa in essere con decretazioni di questo genere. Basta avere un po’ di buon senso, di umanità e di civismo, quindi un attaccamento ai valori laici della Repubblica, per difenderne la Carta fondamentale, per difendere quindi la libertà singola e collettiva.

Come ha ben scritto il professor Gustavo Zagrebelsky sulle pagine de “la Repubblica”, oggi si discute sempre più di fascismo e sempre meno ci si concentra sui precetti costituzionali. E’, osserva il Presidente emerito della Consulta, uno spostamento del punto di osservazione e del punto di vista generale sulla quotidianità che preoccupa, tanto da fargli dire: “A chi esalta la forza si opponga la mitezza, alla violenza la solidarietà, fino alla disobbedienza che può essere una virtù.

MARCO SFERINI

28 novembre 2018

foto tratta da Pixabay

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