Scompensi studenteschi

Un rapporto sulla DAD, la didattica a distanza adottata nel corso del biennio pandemico in cui ancora siamo immersi, redatto dai responsabili di INVALSI (l’Istituto Nazionale per la Valutazione...

Un rapporto sulla DAD, la didattica a distanza adottata nel corso del biennio pandemico in cui ancora siamo immersi, redatto dai responsabili di INVALSI (l’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema educativo di Istruzione e formazione) parla chiaro: i nostri giovani, soprattutto quelli che hanno scavalcato la terza media, hanno una preparazione abbondantemente insufficiente.

Mentre quelli delle superiori, un terzo circa dei maturandi, avrebbe una conoscenza dell’italiano e della matematica pari ad uno studente proprio di terza media. Un disastro che viene attribuito alla pandemia. Ha tutte le colpe ormai: anche se vi si buca un calzino, mica è per l’unghia troppo lunga che l’ha forato… No. E’ il Covid-19.

Veniamo da decenni di destrutturazione organica del sistema scolastico pubblico e la colpa di tutto sarebbe l’ultimo pesantissimo anno e mezzo in cui le ragazze e i ragazzi sono stati sballottati da casa a scuola, e viceversa, creando una discontinuità logistica, temporale e quindi psico-somatica, mentale e corporale?

Ma certo che la pandemia ha delle colpe. Ma le colpe maggiori le hanno tutti coloro che hanno reso la scuola una variabile dipendente dal mercato: più che l’alternanza casa – scuola / DAD – in presenza, è quella “scuola – lavoro” che ha penalizzato molto il vero ruolo dell’istruzione pubblica e democratica. Quale sarebbe? La formazione di libere menti, capaci di avere quel tanto di spirito critico per poter discernere ciò che è giusto tanto per loro stesse quanto per la comunità in cui si trovano a vivere.

La pandemia ha accelerato l’aggravamento di una situazione sociale e culturale che è endemica in larghe fasce della popolazione e del Paese. Soprattutto al Sud.

Ritornare alla funzione individuale e sociale al contempo della trasmissione del sapere è qualcosa di ben più complesso – e per questo stimolante – del semplice nozionismo, del concepire la scuola come un luogo dove imparare solo ciò che serve per arrivare ad una determinata posizione, ad un determinato lavoro (e magari fosse almeno così…).

Il degrado in cui è piombata la scuola della Repubblica lo si vede anche da queste valutazioni che pretenderebbero di essere accurate, precise fotografie di un Paese in declino economico, sociale, politico e culturale per colpa del Covid-19. Siamo giusti: ammettiamo il fallimento della logica imprenditoriale associata alla scuola. Ne faremo più bella figura con i nostri giovani oggi e magari pure con i posteri domani…

(m.s.)

Foto di ambermb da Pixabay

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