Non sembra l’8 marzo. Ma lo è

Non sembra nemmeno l’8 marzo. Come è naturale che sia, l’inverno ci permea ancora con le sue temperature, anche se in Riviera pare di essere quasi a maggio… non...

Non sembra nemmeno l’8 marzo. Come è naturale che sia, l’inverno ci permea ancora con le sue temperature, anche se in Riviera pare di essere quasi a maggio… non mi spingo oltre con paragoni meteorologici.

Sembra, ma domina l’incertezza, un senso di precarietà che non riguarda soltanto il futuro lavorativo e pensionistico di tutte e tutti noi. Concerne la salute, bene primario, bene imprescindibile depredato dalla logica capitalistica delle privatizzazioni per decenni.

Il sistema sanitario nazionale è stato federalizzato, mentre questioni fondamentali per il mantenimento dei più elementari diritti dei cittadini devono essere centralizzate e rimanere nella mani della Repubblica, gestite dallo Stato per uniformare la risposta ai bisogni in modo egualitario su tutto il territorio nazionale.

E’ una questione veramente di uguaglianza che oggi riemerge con prepotenza sotto l’attacco del Coronavirus Covid-19. Ma non si può sempre attendere una epidemia, un disastro sociale, qualunque sciagura ci possa tracimare addosso per renderci conto che la modernità non è l’esaltazione del profitto privato.

Bisogna “non arrivarci per contrarietà” (Guccini docet) ma saper comprendere in tempo i rischi che si corrono se si cede al privato (il cui unico, naturale interesse nel capitalismo è fare profitto) una fetta importante dell’apparato sociale del Paese.

Non è nemmeno utile a qualcosa recriminare col solito fraseggiare parlando saccentemente… “Ve l’avevo detto!“. La spocchia non aiuta a ridurre i contagi, a migliorare il faticosissimo lavoro di medici, infermieri, ricercatori e di tutti coloro che li affiancano disponendosi alla protezione civile del Paese in questo momento così precario e generatore di numerose e giustificate ansie.

Non sembra l’8 marzo, ma lo è. Quindi, un pensiero a tutte le donne che sono riuscite a farsi largo, in questa società ancora tanto maschilista e patriarcale, nel campo per esempio della medicina, della sanità: a tutte le scienziate che oggi possono dire d’esserlo, prendendo ad esempio Marie Curie, Rita Levi Montalcini…

Un pensiero per tutte le donne che sono ogni giorno violentate nell’animo, nella mente, nei loro sentimenti, nei loro corpi. La violenza fa male a tutti i livelli, perché è sempre invasione della propria sfera intima, delle percezioni, delle emozioni, dei sentimenti e della fisicità che li deve poter esprimere liberamente.

Buon 8 marzo. Nonostante tutto. Nonostante il Coronavirus.

(m.s.)

Foto di DanaTentis da Pixabay

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